LA SCELTA DELLA PIAZZA | 06 Novembre 2015

A Renzi tv e giornaloni, Centrodestra con la gente

Contro il populismo telegenico di Renzi il Centrodestra sceglie la gente comune alle prese con crisi e Stato ladro. A Bologna Berlusconi, Salvini e Meloni sfidano le sinistre. Ma bisogna evolvere verso una proposta ancora più unitaria

di ROBERTO BETTINELLI

Silvio Berlusconi ha rotto gli indugi e domenica 8 novembre sarà a Bologna, accanto a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, per la «giornata di liberazione nazionale» contro il governo Renzi. 

Diciamo subito che non si tratta di una decisione scontata. L’iniziativa, per quanto Salvini non abbia voluto etichettarla come leghista, è partita da un’intuizione del leader del Carroccio che ama la piazza, sa usarla come strumento di battaglia politica e ne conosce i notevoli effetti di persuasione sul grande pubblico. 

Berlusconi, come gli hanno suggerito alcuni dei suoi più stretti collaboratori, avrebbe potuto dare troppa importanza alla genesi della manifestazione e cedere alla tentazione di non essere presente. Una scelta che sarebbe stata giustificata dal timore di dare l’impressione di 'inseguire' Salvini. 

Una preoccupazione comprensibile. Ma bene ha fatto il leader di Forza Italia a superarla e ad accettare l’invito del segretario ferderale del Carroccio. Nel farlo è stato coerente con la formula che l’ha portato al successo e che discende dalla volontà di dare vita a una coalizione capace di riunire azzurri, leghisti e la destra post missina. I quadro non ha bisogno di altre spiegazioni: Berlusconi padre nobile, Salvini bravo a raccogliere il consenso in mezzo alla gente e al loro fianco l’ottima Giorgia Meloni che dopo aver fondato Fratelli d’Italia ha saputo trasformarsi in un leader credibile, combattivo e molto apprezzato dall’opinione pubblica. Una squadra collaudata e vincente.

Veniamo ora al terreno di scontro. Bologna, dopo Firenze, è diventata la città simbolo del renzismo. Il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, fra i governatori in quota Pd è certamente quello che più gioca di sponda con il governo. Un lavoro prezioso e insostituibile in un momento in cui il premier sta sottoponendo le regioni ai sacrifici di una spending review che è tutta a carico della periferia mentre sui ministeri e sulle fonti di spesa vicine all’esecutivo regna il più rigoroso 'protezionismo'.

L’obbiettivo della protesta è bene individuato: il renzismo. Anche la strategia è corretta: la piazza. Un luogo che il segretario del Pd frequenta sempre di meno, consapevole di avere dalla sua parte le televisioni di Stato e i grandi organi di informazione. E’ ormai diventato impossibile guardare un tg o leggere i titoli delle 'corazzate' senza imbattersi nei clamorosi successi del premier. Renzi è ovunque e lo è nel modo che dovrebbe garantirgli il punto di caduta migliore e più convincente. E’ giusto allora non affrontarlo nei salotti dei talk show per colpirlo dove è più debole. In mezzo alla gente comune che almeno in nove casi su dieci è ancora alle prese con la durezza implacabile della crisi e con uno Stato che seguita a spolpare i cittadini e le famiglie. 

La decisione di Berlusconi è saggia. «Gli elettori vogliono un centrodestra unito e compatto» ha detto ai giornalisti. E’ vero. Gli italiani pretendono chiarezza dal mondo politico e sono stanchi di chi, come il ministro dell’Interno Angelino Alfano, non si rassegna alla necessità di un quadro dove sia facile individuare chi sta al governo e chi invece sta all’opposizione. Insomma, l’abc della democrazia. Una critica che può essere rivolta anche ai ‘fittiani’ che si illudono di poter confezionare un’opposizione a Renzi al di fuori del centrodestra. Un atteggiamento che non può essere compreso per una ragione molto semplice: non c’è spazio per un altro polo avversario alle sinistre che non sia quello che si è dato appuntamento a Bologna. Alfano e Fitto non possono che essere percepiti come ‘amici’ di Renzi o come soggetti inaffidabili per il loro collocamento oscuro e irrazionale. La qualifica degli ‘outsider’, che tanto piace ai neocentristi o ai neoconservatori, può essere rivendicata unicamente dal Movimento 5 Stelle che però, se si analizzano a fondo i programmi, rientrano nel campo della nuova sinistra che accomuna esperienze come Podemos in Spagna e Syriza in Grecia. 

La coalizione Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia ha l’esclusiva e, nella mente dei votanti, coincide con il centrodestra che ha la sua ragione d'essere nella sfida a Pd, Sel e Rifondazione. Un fronte che copre bene la penisola anche dal punto di vista della geografia del consenso: Salvini è sempre stato forte al Nord, continua ad esserlo, ma dopo le ultime regionali è cresciuto molto anche al Centro; la Meloni è radicata nel Sud mentre Berlusconi ha uno zoccolo duro di elettori sparsi un po’ ovunque e che staziona intorno al 15%. Una percentuale tutt’altro che irrisoria e che, in vista delle urne, può solo salire. 

C’è un solo elemento che sfugge alla profonda coerenza ‘dell’operazione Bologna’. L’esistenza di tre partiti e di tre leader al posto di un solo partito e di un solo leader. Potrebbe essere il primo passo per una proposta unitaria alle prossime elezioni nazionali. In tal caso sarebbe obbligatorio indire le primarie per individuare democraticamente il candidato. La piazza di domenica ha senso solo se sarà questo il punto di arrivo. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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