SPRECHI DI STATO | 11 Novembre 2015

Addio commissario, vince il 'carrozzone'

La spesa pubblica fa un’altra vittima. Se ne va il quarto commissario alla spending review: l’economista Perotti lascia in diretta tv. Mentre i costi improduttivi rimangono. Col dubbio: Renzi non combatte gli sprechi perché non taglierà (davvero) le tasse

di LUCA PIACENTINI

Passano i governi. Lasciano i presidenti del Consiglio. E a Palazzo Chigi cambiano i commissari. Ma il ‘carrozzone’, la spesa pubblica improduttiva d’Italia, è sempre lì, parcheggiato al sicuro. La spesa dello stato è un flusso miliardario di denaro che scorre in mille rivoli spesso introvabili nel marasma della pubblica amministrazione. Se così non fosse, a nessuno sarebbe mai venuto in mente di nominare un commissario alla spending review. Un incaricato, meglio se esterno, che analizzi accuratamente i bilanci, le entrate e le uscite dei singoli ministeri, valuti le procedure e studi le alternative. Forse è uno dei modi più efficaci per scovare dove si annidano gli sprechi, e progettare tagli mirati e sostenibili. Forse, come suggeriscono i maligni, il deus ex machina della spending review serve solo ai politici per fare annunci e raccogliere consenso. 

LASCIANO IN QUATTRO
Il fatto è che da Roma se ne sono andati in quattro. Dal ‘pioniere’ Piero Giarda nel 2012 a Carlo Corratelli nel 2014, passando per Enrico Bondi nel 2013 per finire, pochi giorni fa, con Roberto Perotti. Che ha lasciato tutti basiti andandosene pubblicamente in diretta tv. A Beppe Servegnini ha detto: «In questa fase non mi sentivo molto utile», facendo intendere che dalla legge di stabilità non dovremo aspettarci gran che. 

I MALUMORI DELL’OPINIONE PUBBLICA 
Perotti insegna Economia politica alla Bocconi. Ha un dottorato al Mit ed è stato docente alla Columbia di New York. E’ uno degli economisti italiani più stimati del mondo. E’ anche per questo (non solo perché l’ennesimo a lasciare), che il sasso lanciato con grande compostezza dagli studi di Raitre ha provocato una sorta di tsunami, scatenando le ire dell’opposizione. Proteste dei parlamentari a parte, quel che resta è solo carta: un’azione mai davvero avviata. Ora ci aspetta la ‘solita’ task force annunciata dal premier. E il malumore dell’opinione pubblica, che di fronte ai ripetuti fallimenti della politica, rischia di essere sempre più attratta nell’orbita della protesta a Cinquestelle.

SPESA NECESSARIA: «E’ COSI’ OVVIO?»
Il debito italiano supera i 2mila miliardi euro. La spesa corrente tocca il tetto degli 800 miliardi. Quasi un terzo è destinato alla previdenza. Ma gli sprechi non mancano. Come ha indicato lo stesso Perotti in un articolo pubblicato alcuni mesi fa su lavoce.info confrontando Italia e Germania: i nostri ambasciatori intascano dallo stato, togliendo le tasse, circa due volte e mezzo degli omologhi tedeschi. E’ necessario? L’impressione è che i burocrati della Farnesina non siano poi così preoccupati dalla sproporzione. Anzi, scrive l’economista, al ministero dicono che «le risorse della Farnesina, anche sulla base dei citati confronti internazionali, non paiono ulteriormente comprimibili se non a prezzo di un drastico ridimensionamento della proiezione internazionale del Paese». Il succo del discorso è nella domanda di Perotti: «È proprio così ovvio?». 

NON VALE IL CONFRONTO CON LA GERMANIA
Per Cottarelli i confronti internazionali non sono il riferimento quando si parla di tagli alla spesa. L’Italia ha un debito che supera il 130% del Pil e deve fare i conti con quanto si può permettere. Alcuni mesi fa, riflettendo sui conti della sanità, rilevava ad esempio che non vale dire che a livello pro-capite spendiamo quanto la Germania, perché vi sono differenze rilevanti tra regioni. Ancora: Cottarelli pensava di tagliare le partecipate portandole da 8mila a un migliaio. La sforbiciata avrebbe prodotto risparmi fino a 4 miliardi di euro. Razionalizzazione e via i cda. Tra i problemi rilevati dal dirigente Fmi la presenza di «misteriosi e non accessibili (..) flussi finanziari che rappresentano forme diverse di finanziamento del sistema della politica». 

AGIRE SUBITO: BASTA VOLERLO
Tagliamo corto: si può agire. E’ questo il messaggio di tutti (gli ex) commissari alla spesa: occorre farlo in modo mirato e accurato. E, soprattutto, basta volerlo. Se Renzi ha promesso tagli per 20 miliardi l’anno mentre oggi scende a meno di un quarto, qualcosa significa. L’impressione è che non voglia scontentare l’opinione pubblica? Cosa vuol dire allora il binomio meno spesa-meno tasse richiamato dal ministro all’Economia Piercarlo Padoan? E’ fumo negli occhi? Il dubbio fondato è che questo governo non taglierà la spesa perché probabilmente non taglierà le tasse. Come invece vuole far credere.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.