RENZI & IL DIBBA | 25 Novembre 2017

Le due facce della cattiva politica

Il Dibba lascia la politica senza aver prodotto nulla di modestamente rivoluzionario, Renzi resta nonostante le bugie e i ripetuti errori che hanno sfinito la sinistra e il Paese. Due facce della cattiva politica

di ROBERTO BETTINELLI

Il mattatore grillino Alessandro Di Battista e il plenipotenziario del Pd Matteo Renzi rappresentano due facce della stessa medaglia. Sono il giano bifronte della politica intrisa di narcisismo e demagogia. 

Il Dibba, è notizia di questi giorni, ha deciso di lasciare la politica. Renzi, al contrario, della politica non si sbarazzerebbe mai. Nemmeno sotto tortura. E nemmeno dopo aver annunciato solennemente agli italiani che l’avrebbe fatto.

Un dettaglio di cui l’ex premier sembra, però, scordarsi del tutto. Una strana amnesia che ha contagiato l'intero ceto dirigente dem. Ma gli italiani, fortunatamente, hanno bene in mente quello che andava dicendo Renzi in giro per l’Italia durante la campagna referendaria. Un addio eroico alla politica attiva che è stato liquidato in fretta e furia come una boutade dopo la sconfitta del 4 dicembre quando il leader del Pd si è riproposto alla guida del partito. Solo un contenitore povero di idee e di uomini poteva riconfermarlo autorizzando un'’operazione che ha mostrato fin dall'inizio gravi debolezze sul fronte della credibilità. Da allora tutte le prove elettorali si sono tradotte in un bagno di sangue. Fino al crollo nelle regionali siciliane.

Una serie ininterrotta e imbarazzante che finora non ha spinto l'artefice a cimentarsi in una seria autocritica. E così da parte di colui che dopo il varo del Jobs Act si rivolgeva spavaldamente agli imprenditori, dicendo «non avete più alibi», è emerso un comportamento tutto rivolto a reperire scusanti e pretesti. L’attaccamento alla parola data è stato esecrabile. Almeno quanto quello alla poltrona è stato encomiabile.

Attaccamento che Di Battista non sembra subire più di tanto al punto da dire bellamente che oltre la politica c’è altro. I viaggi, i libri, le riflessioni libere dalle pesanti responsabilità del governo che il Dibba peraltro non ha mai vissuto. Ma da parte di chi ha sempre descritto l’impegno politico come una missione rivoluzionaria, liberatrice e totalizzante le recenti affermazioni appaiono strane. Intanto si potrebbe chiedere al diretto interessato che cosa ha realizzato di così importante grazie al seggio parlamentare. Eccetto i consueti episodi di caciara ai quali ci hanno abituato i 5 Stelle. Di concreto, ai cittadini e al Paese, pare non sia proprio rimasto nulla.

Di Battista non è mai venuto meno alla dottrina Casaleggio che ha relegato il Movimento 5 Stelle nel ruolo del terzo escluso della politica italiana congelando oltre 8 milioni di voti. La strategia né con il Pd né con Berlusconi ha estromesso i grillini dal gioco vero. Quello che, per usare le parole di Renzi contro Di Battista, vuole giocare chi si pone l'obbiettivo di «governare e cambiare le cose».

Di Battista se ne va senza aver prodotto nulla di modestamente rivoluzionario, Renzi resta nonostante le bugie e i ripetuti errori che hanno spaccato la sinistra e non hano modificato in meglio le sorti del Paese. Rappresentano entrambi due facce della medesima cattiva politica. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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