L'ENNESIMA BEFFA | 02 Febbraio 2016

All’Italia i summit, alla Turchia i miliardi

A Roma il vertice dei ministri degli Esteri su terrorismo ed emergenza libica, alla Turchia i tre miliardi dell’accoglienza che la Merkel ha imposto all’Europa per bloccare la rotta balcanica. L'Italia di Renzi paga e sta zitta

di ROBERTO BETTINELLI

Mentre a Roma va in scena il vertice dei ministri degli Esteri sul terrorismo e sull’emergenza migranti, i veri soldi, oltre tre miliardi di euro, se ne vanno in Turchia. 

E’ questo il punto fermo di una vicenda che ha scosso profondamente le radici dell’Unione Europea e che stenta a trovare una soluzione. Almeno per l’Italia di Renzi che, sbeffeggiato dai partner che hanno via via rifiutato di mantenere la promessa di accogliere i richiedenti asilo scaricando su Roma e Atene il peso insostenibile dell’accoglienza, ora è costretto a mettere mano al portafoglio.

Ben 280 milioni di euro che saranno sì scomputati dal calcolo del deficit, ma che non serviranno a risolvere i problemi in patria. Tutt’altro. L’obbiettivo è soccorrere la Merkel, alle prese con le conseguenze nefaste della rotta balcanica che ha origine proprio in Turchia e che nel 2015 ha spinto più di mezzo milione di persone oltre i confini tedeschi. Troppo anche per la locomotiva del vecchio continente. 

E’ inutile dire che all’Italia servirebbe sul suolo libico un’operazione analoga a quella di Ankara. Il governo di unità nazionale che si appresta a nascere sotto l’egida delle Nazioni Unite potrebbe essere rafforzato da un ingente piano di aiuti. Ma al momento gli unici soldi disponibili sono ad uso e consumo di Berlino. La richiesta italiana di ottenere la clausola migranti, che vale lo 0,2% del Pil, pare proprio che sia stata respinta da Bruxelles. 

E così mentre a Roma il nostro ministro degli Esteri Gentiloni riceve soddisfatto pacche sulle spalle e ringraziamenti da parte dei colleghi europei e internazionali, la Turchia di Erdogan ha fatto bingo. Un risultato reso possibile unicamente grazie alla Germania che ha dovuto rivedere, e anche in fretta, la strategia delle porte aperte. La Merkel, visti i sondaggi che la stanno punendo per l’eccesso di benevolenza verso i rifugiati e che si sono aggravati ulteriormente dopo l’esplosione dell’allarme sicurezza con gli stupri di massa di Capodanno, ha fatto il diavolo a quattro a Bruxelles. Una fermezza che ha vinto ogni resistenza, compresa quella, debole, del premier italiano Renzi.

Il cancelliere tedesco è consapevole che i cittadini dei lander non sopporteranno a lungo quella che si sta qualificando come un’autentica invasione. Ha già dichiarato che, una volta terminata la guerra in Siria, la gran parte dei richiedenti asilo che hanno finora trovato rifugio in Germania saranno rimandati nel loro Paese di origine. 

L’Italia, nel frattempo, è nel guado, fiera di ospitare in continuazione summit e vertici che le assegnano responsabilità enormi ma non risorse, non fanno giustizia del pregresso drammatico che il Paese ha affrontato in completa solitudine e valgono come impegni pericolosi per il futuro quando la Libia richiederà sforzi ingenti anche sul piano militare. 

E se il ministro degli Esteri francesi Laurent Fabius, a Roma per il vertice della coalizione anti Isis, ha dichiarato che è l’Italia ad avere «un ruolo di leadership» nell'affaire libico, c’è tutto tranne che stare allegri. Si tratta di un primato che in realtà nessuno ci invidia e che ha determinato costi eccezionali. Di ogni genere: umanitari, materiali e politici. Non solo i partner europei non vorrebbero essere al nostro posto, ma il fatto che ci facciano pure i compimenti suona come una fastidiosa presa in giro.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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