LIGURIA | 18 Giugno 2015

«Al lavoro con Toti, ma sul governo apriamo riflessione»

Liguria: Andrea Costa (Ap), il sindaco di Ap entrato nella squadra di Giovanni Toti: «Battuto il Pd, ma ora mettiamoci subito al lavoro». Il governo con Renzi: «Più visibilità o apriamo una riflessione, la nostra gente non capisce l'alleanza»

di ROBERTO BETTINELLI

Libero professionista, 44 anni, sindaco da 12 anni di Beverino, un Comune di quasi 2.500 abitanti in provincia di La Spezia, è stato segretario provinciale di Forza Italia e del Popolo della Libertà, Andrea Costa è entrato a far parte del nuovo consiglio regionale. Il suo nome è stato inserito nel listino di Giovanni Toti, ma i voti è andato a cercarseli uno a uno. E li ha trovati, grazie alla fiducia che ha saputo conquistarsi in tanti anni di lavoro sul territorio. E’ lui il consigliere regionale di Area Popolare. Il partito di Alfano non ha raggiunto il 2% e non ha superato il quorum. Ma nell’accordo che ha portato all’alleanza per sostenere il consulente politico di Silvio Berlusconi, Ap ha strappato un posto nella squadra di Toti. Andrea Costa ha raccolto la sfida. E l'ha vinta. D'altronde, chiunque lo conosca sa che il temperamento dello sportivo non gli manca. Ama correre a piedi. La passione per la competizione e l'istinto di 'tagliare' il traguardo non lo abbandonano mai. Anche quando si dedica alla politica. 

A che punto siete adesso?
«Sono soddisfatto. Ma ora va fatta una riflessione sul nostro progetto politico. L'obbiettivo è dare vita a un partito che possa accogliere i moderanti tutelandone gli interessi e i valori. Oggi non c’è. Al suo posto c’è solo una politica fatta di slogan gridati». 

E Area Popolare non può competere ad armi pari…
«Sono tempi duri per chi tenta di fare e raccontare buona politica. Chi ha proposte responsabili è in difficoltà. Oggi spopola il sentimento dell’antipolitica».

Qual è il segreto del successo di Toti?
«In Liguria c’era voglia di cambiare e Toti ha saputo interpretare questo desiderio. E’ stato un ottimo candidato che ha saputo aggregare il centrodestra. L’unione produce la vittoria anche in presenza di un Pd che, divisioni a parte, resta molto forte».

Che cosa significa per lei fare politica?
«Sono un sindaco al terzo mandato. Per me la politica è una grande passione che ho sempre interpretato con spirito di servizio. Il mio metodo è semplice: non perdere mai di vista il rapporto con i cittadini che mi chiamano ‘Andrea’…».

Lei è un amministratore locale ma ha avuto ruoli di responsabilità anche in Forza Italia e nel Pdl…
«Da 21 anni faccio politica a livello locale. Per 10 anni sono stato all’opposizione. Sono stato consigliere provinciale, segretario di Forza Italia e del Pdl. Ho sempre voluto avere rapporti diretti e personali con i miei elettori». 

Come valuta la partecipazione al governo Renzi?
«L’alleanza di governo con il Pd mi ha creato difficoltà durante la campagna elettorale. La gente non capisce la diversità fra il posizionamento tenuto a livello locale, con Forza Italia e la Lega, e a livello nazionale, con il Partito Democratico. La situazione è complessa. Se si fa un’analisi oggettiva si risale immediatamente al governo di larghe intese voluto da Berlusconi. Poi Forza Italia ha staccato la spina». 

Ma voi no…
«Dobbiamo avere l’ambizione di costruire un’alternativa a Renzi. I cittadini si aspettano questo da Area Popolare. La partecipazione al governo con il Pd non può non diventare oggetto di discussione. Il grande problema è che pur avendo i ministri, grazie soprattutto all’abilità di Renzi, non riusciamo a far passare il messaggio su ciò che facciamo. Non abbiamo visibilità».  

E voi non raccogliete quanto avete seminato…
«Non incassiamo a livello elettorale perché non esistiamo nei media. Alfano viene presentato in modo negativo. Tutto ciò che ha a che fare con l’immigrazione e gli sbarchi è colpa sua. Qualcosa deve cambiare. Se continuiamo così il nostro futuro non è certo roseo».

Insomma, fra l’incudine e il martello.
«Non è facile dialogare con chi, come Salvini, ti prende a pesci in faccia tutti i giorni. La nostra è la posizione più scomoda». 

Non sembra il tipo d’uomo che si lascia abbattere…
«In queste elezioni il 50% degli aventi dritto non ha votato. In gran parte si tratta di moderati. E così che ho impostato la mia campagna elettorale. Dicevo alla gente di andare a votare». 

Berlusconi ha promesso che lancerà un movimento per unire i moderati. Che cosa ne pensa?
«Se nasce un nuovo soggetto politico che vuole unire i moderati con l’ambizione di costruire un’alternativa a sinistra a Renzi, Area Popolare deve interpretarlo come un’opportunità». 

Area Popolare deve rimanere nel governo Renzi?
«E' giusto pretendere maggiore visibilità. Altrimenti non riusciremo a rivendicare i meriti della nostra azione. Se non dovesse essere possibile dobbiamo farci una grossa domanda». 

Come immagina la Liguria a guida centrodestra?
«C’è stato un momento in cui questa regione era all’avanguardia nello sviluppo del Paese. Mettiamoci subito al lavoro con una mentalità vincente e spirito di sacrificio».


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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