DESTRA | 15 Giugno 2018

Almirante, un amico della repubblica

La Raggi nega la via in memoria di Giorgio Almirante. Fascista di ferro, il leader del Msi è stato anche un democratico di ferro. Elogiato da Napolitano, Violante e Montanelli. Una guida per la destra contemporanea

di ROBERTO BETTINELLI

Giorgio Almirante, fondatore del Movimento Sociale Italiano e per decenni ispiratore indiscusso della destra postfascista italiana, merita l’intitolazione di una via della capitale. Non solo. Merita iniziative analoghe in tutte le città italiane. 

Il sindaco Raggi, dopo il sì del gruppo dei 5 Stelle, ha bloccato la procedura avviata con una mozione di Fratelli d’Italia. A capo di un’amministrazione che al pari delle precedenti non finisce mai di attraversare bufere giudiziarie come dimostra l’indagine sul nuovo stadio della Roma, la Raggi si è detta stupita della decisione dei 'propri' consiglieri che siedono in Campidoglio. E così ha preso in mano la situazione ribaltando completamente la linea di azione. Nessuna strada sarà intitolata al leader missino che aveva iniziato al sua carriera politica e giornalistica ai tempi del ventennio fascista. 

Le indecisioni dei grillini sul ‘caso Almirante’ mettono in luce una evidente e grave non padronanza dei fatti storici. Almirante è stato un fascista di ferro, questo è innegabile, ma è stato anche un democratico di ferro. Nel corso della lunga vita in seno alle istituzioni della repubblica italiana, il segretario del Msi a detta dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha avuto «il merito di contrastare impulsi e comportamenti anti-parlamentari che tendevano periodicamente a emergere, dimostrando un convinto rispetto per le istituzioni repubblicane che in Parlamento si esprimeva attraverso uno stile oratorio efficace e privo di eccessi anche se spesso aspro nei toni. È stato espressione di una generazione di leader che hanno saputo confrontarsi mantenendo un reciproco rispetto a dimostrazione di un superiore senso dello Stato». Un pensiero che converge con quanto sostenuto da Luciano Violante in merito al ruolo svolto da Giorgio Almirante al termine della guerra: «Seppe condurre nell'alveo della democrazia quegli italiani che, dopo la caduta del fascismo e la sconfitta della Repubblica sociale, non si riconoscevano nella Repubblica italiana del 1948». A ciò si può aggiungere, per diritto di cronaca, il giudizio di Indro Montanelli: «Il solo uomo politico cui potevi stringere la mano senza timore di sporcartela».

Almirante, agli inizi degli anni ’70, aveva giudicato un errore il varo delle leggi fasciste contro gli ebrei condannando apertamente il declino della politica mussoliniana avviata a subire con esiti fatali la supremazia della Germania nazista. Almirante ha stigmatizzato il conflitto destra-sinistra inaugurato con la stagione della contestazione dalla fine degli anni 60’, cercando in ogni modo di fare argine davanti alla crescente violenza giovanile che si era impadronita del Paese e che era fondata su una drammatica polarizzazione politica. Alla morte di Berlinguer ha reso omaggio alla salma presso la sede del Pci in via Botteghe Oscure dimostrandosi coerente con il riconoscimento dei partigiani come non nemici, convinto come era che i valori della Resistenza fossero contributi insostituibili per la costruzione dell’Italia repubblicana. Ha manifestato una fiera opposizione contro il divorzio e l’aborto nel rispetto di un conservatorismo che costituisce ancora oggi una valida alternativa alle malandate revisioni del dogma materialista e ha sostenuto il primato dell’italianità che proprio di recente è tornato in auge nel lessico della politica nazionale.

Strade e parchi intitolati ad Almirante, per questi motivi, esistono in varie città italiane anche se il sindaco milanese Sala ha opposto un rifiuto, guadagnandosi gli applausi osannanti dell’Anpi, mentre ora tocca alla Raggi negare la trasformazione di via Roma in via Giorgio Almirante. Ritorsioni faziose e propagandistiche, finalizzate alla bottega del consenso, irrispettose della verità storica di una figura che, da buon italiano, è stato fascista fin quando lo è stata l’Italia ma che ha saputo accogliere sinceramente prassi e principi della democrazia quando l’Italia ha cambiato il suo destino.

Almirante merita di avere una via o una piazza intitolata a suo nome in ogni città italiana come l’hanno avuta Berlinguer o Togliatti. Sposando con onestà la causa della repubblica parlamentare, ha dimostrato di poter sopravvivere oltre la morte del fascismo. Alla fasulla ingenuità del sindaco Raggi bisogna ricordare che i 5 Stelle stanno governando il Paese con una forza politica, la Lega nazionale di Salvini, che deve molto all’eredità ideale e culturale del fondatore del Msi. Intitoli quella benedetta via e la smetta di prendere in giro gli elettori. (Roberto Bettinelli)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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