INCUBO TASSE/ 2 | 22 Dicembre 2014

Altra beffa per le piccole aziende

Il governo Renzi introduce il ''reverse charge'' nella Grande distribuzione. Un'azione che danneggerà le piccole iimprese

di EMANUELE SERINA

Viene introdotto il "reverse charge" per i fornitori della GDO (Grande distribuzione organizzata). Polemiche. Chi è a favore, chi si dimostra contrario. Ma, in fondo... di cosa stiamo parlando? Da qualche anno basta una parola, anzi due in tal caso, per creare paure, allarmismi, cattivi pensieri nell'opinione pubblica e in particolare negli operatori economici dei settori coinvolti.

Ebbene, il meccanismo del ''reverse charge'' viene sempre maggiormente utilizzato dall'amministrazione finanziaria, il Nemico Fisco sostanzialmente, come contrasto all'evasione. Quali gli effetti? Molteplici a dire la verità. Non sempre negativi, non del tutto positivi. Ebbene, notizia degli ultimi giorni è che nel maxiemendamento che in questi giorni viene discusso e - con ogni probabilità - approvato dalla Camera, vi è l'inserimento di un nuovo caso di "reverse charge". Introdotto - come contrasto all'evasione - per la prima volta nel settore dell'edilizia, tale meccanismo Iva sta anno dopo anno andando a "coprire" più settori, dal fotovoltaico all'informatica.

Come dicevamo, è giunto il momento della grande distribuzione. In particolare, se tutto dovesse andare come il Governo Renzi ha previsto, i fornitori della GDO, spessissimo piccoli commercianti, dovranno emettere la fattura senza applicare l'Iva, il cui assolvimento sarà sostenuto direttamente da supermercati, ipermercati, annessi e connessi. Il motivo? Semplice. Il Fisco si sarebbe reso conto che spesso capita che i piccoli o piccolissimi fornitori nel settore edile, nel fotovoltaico, nell'informatica e ora anche quelli nella grande distribuzione, alimentare e non, una volta incassata da parte del cliente l'Iva, avrebbero la tendenza, più o meno spiccata, a non versarla, ritardandone l'adempimento o - addirittura - a sparire con il metodo delle cosiddette imprese "apri e chiudi". Questo importante danno all'erario, conteggiato dal Fisco in poco più di 700milioni di euro annui, dovrebbe venire contrastato appunto con il già citato meccanismo del ''reverse charge''. Di fatto i piccoli fornitori delle GDO non incasseranno più l'Iva.

E fin qui - penseranno i lettori - dove sta il problema? Essendo l'Iva una partita di giro finanziario - ovvero l'Iva che incasso sono poi tenuto a riversarla allo Stato - nulla potrebbe far pensare a un danno importante per i piccoli fornitori. In realtà queste manovre hanno la principale conseguenza di peggiorare la situazione finanziaria nel breve periodo delle piccole o piccolissime imprese che, proprio grazie all'incasso dell'Iva, riescono - versando la stessa con tempistica trimestrale - a sfruttarne la capacità finanziaria come volano per le attività future.

Altra conseguenza negativa risiede di fatto nella creazione - attraverso questo strumento - di soggetti fiscali strutturalmente a credito che si troveranno nella necessità di richiedere il rimborso dell'Iva pagata sugli acquisti (con le tempistiche bibliche del caso) oppure a compensarla, attraverso nuove comunicazioni e adempimenti, con altri tributi (se questi fossero presenti). Una forte limitazione in sostanza delle disponibilità finanziarie di quei piccolissimi fornitori della GDO che, visto il perdurare dello stato di crisi, si troveranno ad affrontare un ulteriore impoverimento delle proprie disponibilità. Non stiamo parlando, ad ogni modo, di una norma che potrebbe mettere in crisi un intero settore, intendiamoci. Per così dire, siamo abituati a ben di peggio in questo strano, meraviglioso Paese. Di certo non un'iniezione di fiducia per chi sarà coinvolto in questo "reverse charge".

Un'ultima considerazione: si tenga presente che ogni normativa Iva deve passare poi le forche caudine dell'Unione Europea. Se la Commissione dovesse respingere tale previsione normativa, come clausola di salvaguardia è stato inserito un ulteriore innalzamento delle accise sui carburanti così da coprire questo "buco" di poco più di 700 milioni di Euro. Come dire, dalla padella alla brace.

Non ci resta che una domanda: quando si deciderà di mettere mano a una vera riforma del fisco in grado di impedire che ogni piccolo o grande cambiamento penalizzi piccoli, medi o interi settori dell'economia, a scapito di tutti o a favore di qualcuno?


EMANUELE SERINA

Dottore commercialista e revisore contabile. Partner dello Studio Lexis Dottori Commercialisti Associati in Milano, Crema e Mantova. Svolge dal 2006 attività professionale di consulenza civilistica e fiscale per le aziende e di assistenza in materia di contenzioso tributario. Ricopre incarichi di sindaco effettivo in società industriali e di servizi e di revisore dei conti in Fondazioni e Associazioni. Pubblicista dal 2004.

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