TEGOLA SULL’ESECUTIVO | 09 Settembre 2016

Altra grana: crollano i contratti stabili

Economia e mercato del lavoro talloni d’Achille del governo. Nuova tegola sull’esecutivo: crollano i contratti a tempo indeterminato, - 29,4% nel secondo trimestre del 2016. Restiamo ancora in attesa di vedere il ‘potere taumaturgico’ del Jobs act

di LUCA PIACENTINI

Altri numeri, altra grana per il governo. E sono proprio i report diffusi dall’esecutivo a riaccendere i riflettori e moltiplicare i dubbi sull’efficacia delle politiche in atto. Sono trascorsi solo pochi giorni dal balletto delle cifre messo in piedi da Matteo Renzi nella polemica a distanza con l’Istat su ’crescita zero sì’- ’crescita zero no’, ed ecco che il ministero del Lavoro pubblica dati che rischiano di aprire un nuovo fronte, destinato ad indebolire ulteriormente Palazzo Chigi.

Finora l’oggetto del contendere era il Pil: sale o non sale? Per l’Istituto nazionale di statistica la risposta era un sostanziale «no», leggibile nella conferma delle previsioni sul prodotto interno lordo diffuse a suo tempo. Secondo il ministero dell’Economia, invece, era un «sì». Non torneremmo a scriverne se non fossero in molti a sospettare un possibile collegamento tra la crescita zero e il nuovo fronte caldo di discussione, l’andamento del mercato del lavoro.

Oggi tocca infatti alle assunzioni a tempo indeterminato finire sotto la lente, una tipologia di contratto che resta sorvegliata speciale da quando il cavallo di battaglia del premier Matteo Renzi è diventato il Jobs act. A parte il peccato originale di avere escluso dalla pseudo riforma il settore pubblico, vero nodo da sciogliere nella battaglia all’inefficienza della macchina statale. 

La svolta tanto sbandierata nella lotta alla disoccupazione si scontra con le evidenti difficoltà messe in luce dal numero di attivazioni dei contratti a tempo indeterminato registrate nel secondo trimestre dell’anno. Non si parla di una leggera flessione, ma di un vero e proprio crollo. Secondo le rilevazioni del ministero del Lavoro sulle comunicazioni obbligatorie, infatti, i contratti che sanciscono la nascita dell’ambìto posto fisso sono scesi di quasi un terzo, il 29,4% in meno. In cifre si è passati dalle oltre 555mila dello stesso periodo del 2015 alle poco più di 392mila del 2016 (precisamente -163.099). Sui dati pesano i tagli agli incentivi. Anche se il saldo generale rimane positivo (2,45 milioni di attivazioni a fronte di 2,19 milioni di cessazioni), aumentano i rapporti di lavoro sciolti su iniziativa del datore di lavoro (+ 8,1%), in particolare i licenziamenti (+ 7,4%). 

Dopo le notizie sull’immobilismo dell’economia e la crescita della disoccupazione giovanile, questi dati tornano ad alimentare la preoccupazione. E tra esperti e osservatori moltiplicano gli interrogativi sull’efficacia delle misure di Palazzo Chigi, dando l’impressione di una sostanziale assenza di visione d’insieme, di un piano strategico che aggredisca in modo deciso e con un approccio organico i problemi più gravi, che impediscono una vera svolta nell’economia.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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