EUROPA TRA DUE FUOCHI | 15 Luglio 2015

Anche la Germania cambi rotta

L’altra faccia della medaglia europea. L’Ue “nella stretta” di Grecia e Germania. La crisi del debito pubblico ellenico e il surplus commerciale tedesco sono due poli estremi che frenano il protagonismo dell’unione

di LUCA PIACENTINI

L'accordo sulla Grecia è stato raggiunto. La famigerata Troika è tornata in campo. Il leader greco Tsipras è il grande sconfitto. Ha dimostrato una cosa sola: con i populismi non si governa, ma si fa solo cattiva politica a spese dei cittadini. Che ora saranno costretti a pagare. Subendo le condizioni necessarie per ottenere l’enorme prestito ponte di 86 miliardi di euro e dovendo sottostare ad un accordo ancora più rigido rispetto a quello su cui il capo del governo greco aveva chiamato in modo sciagurato gli elettori al referendum. Ma oltre alla constatazione dell'impossibilità di un 'populismo di governo', accanto a quello 'di lotta', c'è un altro elemento che emerge quasi per contrasto riflettendo sul caos greco, e che in qualche modo è l’altra faccia della medaglia europea: la situazione della bilancia commerciale tedesca, che ormai da anni registra un surplus eccessivo, un fatto che negli ultimi anni ha spinto più volte le autorità europee ad accendere i riflettori sul governo di Berlino. A quanto pare senza grandi risultati, visto che la bilancia commerciale della Germania a maggio ha registrato un surplus di 22,8 miliardi, aumentato rispetto ai 21,8 miliardi indicati per il mese di aprile (dato di Radiocor).

Sono anni che la politica tedesca guida un approccio risoluto che mette il rigore di bilancio in cima alle priorità. A discapito dello sviluppo. In questo modo la Germania agisce come se l'Ue dovesse tenere conto anzitutto delle sue esigenze e solo in seconda battuta delle istanze degli altri paesi membri. Quel che non sembra finire al centro del dibattito pubblico è il palese sbilanciamento commerciale. Gli accordi che fondano l'unione monetaria lasciano pochi dubbi. Non c’è solo il famigerato trattato di Maastricht con il vincolo del disavanzo che non deve sforare il 3% del rapporto tra deficit e pil. C'è un parametro altrettanto importante, imposto dal cosiddetto 'six-pack' alla bilancia dei pagamenti degli stati, dove il surplus non può superare il 6%. Entrambi sono importanti per il destino dell'Europa: indebitarsi come la Grecia oltre le proprie possibilità (e in più agitare la minaccia di non restituire il denaro) è pericoloso tanto quanto accumulare surplus senza cambiare rotta, cogliendone i benefici immediati senza pagarne i costi, scaricati sugli altri paesi membri. 

Se è quindi giusto che i leader europei bacchettino l'Italia, tenendola sotto controllo per gli oltre due triliardi di debito pubblico che ha ingigantito in anni di spesa statale irresponsabile, è almeno altrettanto legittimo porsi interrogativi sulla timidezza delle istituzioni europee nei confronti del governo tedesco. 

La questione non è di secondaria importanza: se avviasse un deciso cambio di rotta, aumentando i consumi interni e l’import acquistando beni dagli altri paesi, e non solo scommettendo sull’export dei propri prodotti, fino a pochi anni fa vero vanto della 'locomotiva tedesca', l’economia di Berlino potrebbe trainare l’intera eurozona, generando benefici all’indotto dei paesi partner. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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