SCUOLA | 06 Ottobre 2014

Anomalia italiana

Scuole paritarie: mancano all'appello 220 milioni. Risorse che gli istituti avevano già previsto nei loro bilanci

di ROSSANO SALINI

Vivere nell'incertezza è ormai una costante delle scuole paritarie italiane. All'ultimo posto in Europa, insieme alla Grecia, in materia di sostegno alla libertà di educazione, l'Italia riesce anche a far penare ogni anno alle scuole paritarie quelle briciole che vengono loro destinate dai bilanci dello Stato.

Anche quest'anno si ripresenta lo stesso problema, e l'attuale stesura del decreto ''Sblocca Italia'' desta non poche preoccupazioni. Mancano 220 milioni per saldare i contributi che lo Stato italiano deve erogare nel 2014 alle scuole paritarie.

La cifra totale si aggira ogni anno intorno ai 500 milioni; una cifra irrisoria, se si pensa alla quantità di risorse (oltre 6 miliardi di euro) che lo Stato risparmia ogni anno grazie al numero di studenti il cui diritto allo studio viene garantito dalle paritarie stesse.

Ora, l'articolo 49 ''Sblocca Italia'' recepisce l’accordo del 29 maggio tra il ministero dell’Economia e la Conferenza Stato-Regioni che fa rientrare nei bilanci regionali i 220 milioni, sospendendo, per 100 milioni, l’esonero dal patto di stabilità interno. Per girare questi contributi alle scuole le Regioni, dovendo rispettare i vincoli imposti dal patto, si troveranno in grave difficoltà. E c'è inoltre il rischio che il trattamento cambi da regione a regione. Insomma, una situazione di stallo, particolarmente grave se si considera che tutto ciò avviene a bilanci già fatti. E, come si può ben capire, le scuole hanno fatto i bilanci mettendo in conto che quelle risorse, come da accordi, sarebbero arrivate.

Le organizzazioni delle scuole paritarie hanno lanciato il loro grido d'allarme, in una nota sottoscritta da Agesc, Cdo Opere educative, Fidae e Fism. E nel mondo politico c'è chi già si è fatto carico di trovare una soluzione al problema, in primis il sottosegretario all'Istruzione Gabriele Toccafondi. Un problema, per altro, che non riguarda solo le scuole paritarie, ma anche le borse di studio universitarie (150 milioni), i libri di testo (80 milioni) e il sostegno ai disabili (15 milioni).

Il problema contingente, però, è ancora una volta segno di un problema più grande. L'Italia, come si diceva, sostiene in maniera del tutto minimale l'attività delle scuole paritarie, non riconoscendo di fatto il contributo imprescindibile che esse danno al sistema scolastico nazionale. Francia, Germania e Spagna hanno sistemi che, con modalità differenti, prevedono cospicui incentivi alle scuole paritarie. E negli ultimi anni ormai anche i paesi nordici (si pensi in particolare alla Svezia) hanno fatto enormi passi avanti in questa direzione. L'Italia, vincolata dai suoi dibattiti di carattere pesantemente ideologici in questo campo, è fanalino di coda in Europa.

Europa che, è bene ricordarlo, con una Risoluzione del Parlamento europeo data 14 marzo 1984 ha messo chiaramente nero su bianco qual è la linea da seguire in materia. Un testo che, rifacendosi alla Dichiarazione universale dell'Onu, risulta inequivocabile: «il sistema scolastico deve rispondere alle relative disposizioni della Convenzione europea sui diritti dell'uomo e la liberà» (art. 4), e «la liberà di insegnamento e di istruzione deve essere garantita; (...) spetta ai genitori decidere in merito alla scelta della scuola per i loro figli» (art.7). E poi, all'articolo 9, il punto più interessante: «Il diritto alla libertà di insegnamento implica per sua natura l'obbligo degli Stati membri di rendere possibile l'esercizio di tale diritto anche sotto il profilo finanziario e di accordare alle scuole le sovvenzioni pubbliche necessarie allo svolgimento del loro compito e all'adempimento dei loro obblighi, in condizioni uguali a quelle di cui beneficiano gli istituti corrispondenti, senza discriminazioni nei confronti dei gestori, dei genitori, degli alunni e del personale».

L'Italia è con tutta evidenza fuori dal contesto europeo, in questo campo molto più che in quello finanziario. Nonostante ciò, le scuole paritarie si trovano anche quest'anno a pietire i pochi spiccioli che lo Stato dà, nell'indifferenza generale di fronte al problema.

 


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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