POLEMICHE | 12 Luglio 2017

Apologia del fascismo, nuovo tormentone estivo

Nell'estate del 2017, dopo mesi in cui la minaccia del terrorismo ha seminato il panico nelle capitali europee, in Italia si discute su come dettagliare con una nuova legge il reato di apologia del fascismo

di ROSSANO SALINI

L'afa, il meteo, le zanzare, i consigli degli esperti, il traffico, despacito, l'aria condizionata, le partenze intelligenti. Tutti argomenti interessanti, da riempirci un trimestre intero: ma vuoi mettere una bella discussione sull'apologia del fascismo?

Estate 2017. L'Europa cerca con fatica di lasciarsi alle spalle mesi e mesi di attacchi terroristici nel cuore delle sue capitali, e accoglie con un certo sollievo le notizie relative al'indebolimento dell'Isis, cacciata da Mosul e con il capo Al Baghdadi ormai ufficialmente dato per morto.

Ma l'Italia no. L'Italia, si sa, è stata fino ad oggi o brava o fortunata, e di attacchi terroristici ne ha solo sentito parlare in notizie catalogate sotto la categoria «esteri». Quindi perché preoccuparsi del terrorismo di matrice islamista? Ci sono cose ben più importanti e attuali, stringenti e preoccupanti, minacciose e incombenti.

Tipo? Tipo l'apologia del fascismo, quel reato che – in attuazione a una delle norme 'transitorie' della nostra Carta costituzionale – è stato messo nero su bianco niente meno che dalla legge Scelba del 1952. Piccolo tagliando nel 1993 con la Legga Mancino, e poi si arriva al 2017, alla calda estate del 2017 per un nuovo aggiornamento su un argomento che certo non tramonta mai, e che il buon Emanuele Fiano, deputato del Pd, vuole rimettere a nuovo e dettagliare a puntino.

Non è che uno può pensare di essere condannabile solo se si riunisce con altri e insieme a loro vuole istituire un partito o una realtà politica che si rifaccia al fascismo. La cosa va fermata prima: te vai in galera anche se vendi una bottiglia di vino con sopra stampigliato il busto del Duce. E già che ci siamo, visto che è estate e che sta sempre bene accostare argomenti diversi un po' come nelle ricerchine interdisciplinari dei tempo del liceo, mettiamoci dentro anche quella brutta spiaggia fascista con propaganda da ventennio e bagnini-balilla sulle sponde del mare Adriatico, che si merita un bell'intervento dell'autorità giudiziaria. Sai che bello mettere insieme nei tiggì le spiagge e il fascismo?

Chiariamolo bene: il fascismo è una gran brutta cosa, su questo non ci piove. E l'apologia dello stesso è da condannare, da isolare, da additare come indegna. Nella stragrande maggioranza dei casi, poi, è attuata con forme talmente ridicole e grottesche che si commentano da sole.

Detto questo: nell'estate del 2017 avevamo forse bisogno di una legge sull'apologia del fascismo? Avevamo bisogno di una discussione sul fatto che «il fascismo no» e «il comunismo forse»? Eravamo proprio così a corto di argomenti da doverci subire le reprimende della Boldrini-super-star che ci racconta del disagio che si prova di fronte ai monumenti che rimandano al fascismo, da abbattere tutti in nome di una rediviva damnatio memoriae? Sono queste le minacce che opprimono il nostro presente e su cui è necessario un intervento legislativo?

Non prendiamoci in giro: di leggi utili a individuare e condannare coloro che veramente rappresentano un pericolo ce ne sono già. Di altre leggi per mettere in galera chi vende i portachiavi del Duce non ne abbiamo alcun bisogno. O ne abbiamo bisogno tanto quanto nel Seicento si necessitava dell'autorevole grida del Marchese de la Hynojosa, il quale intimava che chi porterà i capelli di tal lunghezza che coprano il fronte fino alli cigli esclusivamente, ovvero porterà la trezza, o avanti o dopo le orecchie, incorra la pena di trecento scudi, et in caso d'inhabilità, di tre anni di galera, al tempo in cui «le leggi diluviavano» e «i delitti erano enumerati, e particolareggiati, con minuta prolissità».

Il Manzoni avrebbe dunque ancora assai da scrivere e da ironizzare anche sulle nostre leggi, che proprio in questi anni vanno sempre più dettagliando e particolareggiando le tipologie di delitti (si pensi alle tante declinazioni del concetto di omicidio che, chissà perché, ha così tanto bisogno di essere catalogato in forme diverse). Ora ci mancava solo di scacciare la noia degli ozi estivi con un aggiornamento legislativo sull'apologia del fascismo.

Tanto per dar ragione a coloro ai quali, con amaro sarcasmo, pare di poter dire che a volte l'Isis ce lo meritiamo proprio.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.