GOVERNO | 23 Luglio 2015

«Appoggio esterno o non si è più credibili»

Ncd e l'illusione di poter ricostruire il Centrodestra stando al governo ‘sotto’ Renzi e il Pd. L'analisi: «Non è credibile né realistico dichiarare in chiave elettorale che siamo alternativi alla sinistra»

di MARCO MAZARINO DE PETRO

In una riunione post-elettorale di dirigenti dell’NCD ligure, commentando il fallimentare risultato del partito nel nord Italia, Liguria compresa nonostante la vittoria del centrodestra, di fronte alle critiche per il comportamento ondivago del partito a livello regionale e per una gestione nazionale priva di progettualità, un ex consigliere regionale ha affermato che in questo momento nessuno ha la soluzione in tasca ed è quindi giustificabile l’andare di qua o di là a seconda delle convenienze.

Ma il tempo che stiamo vivendo a livello interno ed internazionale pone grandi domande e fa emergere sempre più l’esigenza di una politica di progetto, autorevole, forte nei contenuti, capace di affrontare i problemi in modo adeguato e rispondente alle vere attese della gente. Non bastano furbizia, bravi comunicatori e facili populismi: occorre ripartire da qualcosa che viene prima della politica, da una cultura, da una visione dell’uomo e della vita, dall’appartenenza ad una esperienza di popolo, da un nuovo e non strumentale rapporto con ciò che è vivo e attivo nella base della società, da una rinata idealità e da un rinnovato desiderio di bene. In altre parole, proprio nelle difficoltà è il tempo di non smarrire la bussola e mantenere quell’orientamento che ci viene dalle ragioni stesse del nostro stare in politica, sapendo che ci possono essere momenti in cui si è costretti ad una non facile traversata del deserto.

Proviamo a leggere e giudicare da questo punto di vista il nostro percorso. Quando il PDL, di fronte alla decadenza di Berlusconi da senatore per effetto della legge Severino, decise di uscire dal governo, noi abbiamo deciso di rimanere e di assicurare la necessaria maggioranza a quel “governo dell’emergenza” a suo tempo fortemente voluto dallo stesso Berlusconi, per non lasciare il Paese alla deriva nel pieno di una grave crisi economica ed istituzionale.

E’ stata una scelta forte, per la quale abbiamo consumato lo strappo con il PDL e abbiamo deciso di dar vita ad un centrodestra “nuovo”, libero da condizionamenti personali, democratico: non un tradimento del centrodestra, ma un atto di responsabilità, il tentativo di restare nel cuore della vicenda politica e sociale in un momento di grande difficoltà per il Paese.

Dopo quasi un anno e mezzo di questo percorso occorre prendere atto che veniamo sempre più implicati in una azione di governo che ha ormai la pretesa di essere globale e di portare all’approvazione provvedimenti che nulla hanno a che vedere con l’emergenza, ma sono espressione di una visione e di un programma politico. E’ il caso della riforma della scuola, del divorzio breve, dei matrimoni omosessuali …. sono provvedimenti che implicano scelte politiche che vanno oltre la “mission” di questa maggioranza e di questo governo.

E’ giunto il tempo di un’altra scelta forte, quella di uscire dal governo e sostenerne dall’esterno le iniziative che riguardano la gestione dell’emergenza, senza lasciarci coinvolgere in un programma politico che non è nostro, che certamente non determiniamo né nelle priorità, né nei contenuti e rispetto al quale non basta dissentire su alcuni temi. L’attuazione di quel programma richiede una maggioranza ed un governo politico che non può che essere il frutto di regolari elezioni.

E’ un passo ormai indispensabile per dar seguito al progetto iniziale di costruire un nuovo centrodestra. Non è credibile né realistico restare al governo fino all’ultimo e poi dichiarare in chiave elettorale che siamo alternativi alla sinistra: chi lo sostiene guarda in prospettiva non al centrodestra, ma ad una forma di integrazione con il PD che andrebbe quanto meno dichiarata, proposta e giudicata nell’ambito di una strategia politica non di pura sopravvivenza. Non ci possiamo ugualmente sorprendere per le difficoltà ad intessere il confronto con le componenti di centrodestra che sono oggi all’opposizione, se continuiamo a restare in maggioranza con il PD. Sappiamo che il centrodestra oggi non è solo da rimettere insieme, ma anche da riscostruire come proposta politica: gli aspetti populistici della Lega nazionale votata alla ricerca del consenso senza l’ambizione di una vera responsabilità di governo, la deriva di Forza Italia su molti temi della nostra cultura politica, l’illusione berlusconiana di ricostruire una coalizione riproponendo la rivoluzione liberale del ‘94, la crescente distanza con il mondo cattolico e con la Chiesa con posizioni strumentali e a volte oltraggiose verso il Papa, tutto ciò ci provoca nella nostra responsabilità di costruire un nuovo centrodestra e ci obbliga ad un confronto serrato.

La scelta forte di uscire dal governo guarda anche ad un diverso e più incisivo confronto politico con Renzi. Non ritengo scontato che Renzi e il “suo” PD siano necessariamente e sempre il nemico. A parte la sua personale formazione di matrice cattolica, che mi sembra diversa dai cosiddetti “cattolici adulti” alla Prodi, vi sono aspetti della sua politica e del suo programma che non vanno sottovalutati, così come la sua azione di sfida alla sinistra storica e a certo sindacato. Non può sfuggirci comunque l’approssimazione di molte sue osservazioni e proposte, la fretta di gestire in un’ottica propagandistica temi che invece richiedono pazienza e approfondimento; non ci può sfuggire la pericolosa tendenza ad ignorare i corpi intermedi attraverso cui la società liberamente si organizza; non ci sfugge neppure che la determinazione e la forza della sua azione poggia fondamentalmente su un anticostituzionale premio di maggioranza alla Camera senza il quale la sua spinta riformatrice sarebbe stata messa a ben più dura prova. Non possiamo poi chiudere gli occhi di fronte alla vicenda relativa alle unioni omosessuali in cui Renzi punta dichiaratamente ad una maggioranza trasversale che include Sel e i Cinque Stelle: un atto che mina alla radice le ragioni della nostra partecipazione a questo governo.

Con Renzi è bene confrontarsi e non è detto che, in dipendenza della situazione politica ed economica del Paese, non possa esserci anche in futuro, prima o dopo le elezioni, una nuova forma di intesa e di collaborazione su alcuni temi strategici, un patto possibilmente partecipato anche da una Forza Italia oggi non del tutto aliena dal considerare tale ipotesi, soprattutto dopo lo strappo di Verdini. E’ una sfida importante, nella piena consapevolezza che non è venuta e non viene meno la differenza tra centrodestra e centrosinistra, in un progetto ben diverso dal fare l’occhiolino al PD con lo scopo di salvare qualche poltrona. Anche per questo confronto, come già per quello con il centrodestra, è richiesta una posizione di autonomia e di libertà anche psicologica che mal si concilia con il continuare a stare dentro il suo governo.

 


MARCO MAZARINO DE PETRO

Deputato al Parlamento per la Democrazia Cristiana nella VI legislatura. Membro della Commissioni Lavoro e Pubblica Istruzione della Camera dei Deputati. Sindaco di Chiavari dal 1983 al 1989. Negli anni ha fatto parte di organismi direttivi nazionali e regionali della DC, del PPI, del CDU, di Forza Italia e del PDL. Attualmente è presidente del circolo 'Liberapolitica' aderente a NCD.

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