NUOVI MARTIRI | 07 Aprile 2016

Asia Bibi non sia condannata anche al silenzio

Si è aggravata in queste ultime settimane la situazione di Asia Bibi, la donna cattolica condannata a morte in Pakistan con la fasulla accusa di blasfemia. Il rischio che venga uccisa è altissimo. L'occidente non può rimanere in silenzio

di ROSSANO SALINI

In Pakistan c'è una donna in carcere dal 2009, condannata a morte con l'accusa di aver arrecato offesa al profeta Maometto. Vive in isolamento nella prigione di Sheikhupura, in una cella senza finestre, talmente piccola che con le braccia tocca da parte a parte. Il suo cibo viene controllato ogni giorno, perché in tanti vogliono la sua morte e sarebbero pronti ad avvelenarla. La sua famiglia è in pericolo, costretta a vivere in segreto perché sotto continua minaccia di morte. La donna ha addirittura pensato più volte al suicidio, per uscire da questa condizione e per salvaguardare il marito e i suoi cinque figli.

Quella donna si chiama Asia Noreen Bibi. È cattolica, ma non ha arrecato nessuna offesa a Maometto. Il processo da cui è sortita la sua condanna a morte è stata una farsa, cinque minuti di camera di consiglio e nemmeno lo straccio di una prova a sostegno delle accuse. Nel paese dove i cristiani, bambini compresi, possono essere uccisi in un attentato all'uscita dalla messa di Pasqua, come accaduto a Lahore pochi giorni fa, la sorte di Asia Bibi è diventata emblematica di una condizione di violenza e di intolleranza senza pari.

In una toccante lettera aperta del 2012, in cui ringraziava il Santo Padre Benedetto XVI per aver pubblicamente parlato in sua difesa, Asia Bibi pronunciava queste parole: «Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nella mia cella e, dopo avermi condannata a una morte orribile, mi ha offerto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam. Io l’ho ringraziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta onestà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musulmana. ''Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto –. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui''».

Ora la situazione si è ulteriormente aggravata, e il destino di Asia Bibi è realmente appeso a un filo. Il rischio che la sua condanna a morte venga eseguita, o che la donna venga uccisa da qualche fanatico è sempre più imminente. Il 29 febbraio di quest'anno è stato infatti giustiziato l'estremista islamico Mumtaz Qadri, la guardia del corpo che nel 2011 uccise il governatore del Punjab Salmaan Naseer, musulmano, reo di aver preso le difese di Asia Bibi. L'esecuzione di Qadri ha generato in tutto il paese reazioni violente, manifestazioni di massa di estremisti islamici che invocano Qadri come un eroe e chiedono al più presto l'esecuzione della condanna a morte di Asia Bibi.

Le uniche notizie certe che abbiamo riguardano i disordini successivi all'esecuzione di Qadri. L'avvocato difensore di Asia Bibi, Sardar Mushtaq Gill, in attesa del pronunciamento definitivo della Corte suprema, continua a dirsi fiducioso sull'esito del procedimento giudiziario, perché non c'è nessuna prova contro Asia. Ma anche un'eventuale assoluzione potrebbe non essere abbastanza: «Asia rischia di morire in cella. E anche se fosse assolta, una volta liberata qualche estremista potrebbe farsi giustizia da solo», ha detto Gill, lui stesso minacciato di morte.

Questi sono i fatti che riguardano una donna cattolica, rea di aver affermato liberamente la propria fede in Cristo in un paese dove per questo si rischia la morte. Asia Bibi è nel cuore di tutti i cristiani che conoscono la sua storia, e che hanno letto con commozione la sua decisione di andare incontro al martirio piuttosto che rinnegare la propria fede.

Ma Asia Bibi dovrebbe essere nel cuore di tutti coloro che, cristiani e no, amano la libertà. È giusto non fomentare lo scontro di civiltà con i paesi islamici; e forse è anche giusto essere molto cauti quando si parla di attentati come quello accaduto a Lahore, come ha fatto Papa Francesco, parlando di gesto «insensato» e senza fare alcun riferimento all'Islam.

Sono tutti atteggiamenti prudenti che certamente hanno le loro ragioni. Resta però il fatto che Asia Bibi deve oggi essere un punto di riferimento, per i cristiani che già la ammirano per l'eroicità nel professare la propria fede, e per i laici che non possono non guardare con stima profondissima alla sua testimonianza di amore per la libertà. Il silenzio, di fronte a un caso come questo, non è un'opzione percorribile. Sarebbe un'ulteriore condanna, tanto immeritata da Asia Bibi quanto la prima.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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