LA BATTAGLIA DI SAVIOLA | 23 Ottobre 2014

Assurdità di Stato

Il Gruppo Saviola è il colosso mondiale del riciclo del legno. E oggi combatte contro i paradossi del sistema pubblico: gli incentivi alla combustione fanno mancare gli scarti a chi invece li riutilizza, costringendolo alla cassa integrazione

di LUCA PIACENTINI

Oltre 1400 dipendenti, 14 stabilimenti nel mondo. Un fatturato che supera i 500 milioni di euro. Il Gruppo Saviola è il più grande riciclatore globale di legno. Industria regina dell'economia ‘green’: con la quantità di legno che ricicla, ogni giorno evita il taglio di 10mila nuovi alberi. 

E' tra prime 300 realtà industriali italiane. A ottobre l’europarlamentare del Partito popolare europeo Massimiliano Salini ha visitato la base operativa di Viadana. Impianti super moderni, processi avanzati. L’integrazione verticale più spinta che ci sia, che consente al gruppo di unire in sinergia tre diverse aziende: legno, chimica e mobili. In parole povere riutilizza il legno di scarto trasformandolo in pannelli truciolari e arredi. 

 “Saviola dimostra come il motore dell'Italia sia l’industria - sottolinea Salini - Le regole delle istituzioni nazionali e dell'Europa devono favorire l'azione delle grandi imprese che producono posti di lavoro e creano ricchezza per le comunità”. 

Il genio del fondatore Mauro Saviola e la tenacia degli eredi hanno condotto a performance eccezionali. Su tutto la difesa dell’ambiente, punto di forza ed elemento propulsivo del business. 

Oggi il gruppo è impegnato anche nella ricerca scientifica e nel confronto con attori istituzionali italiani ed europei. In particolare fronteggia i problemi causati da un’applicazione sbagliata delle norme da parte dello Stato, un errore che dà luogo a situazioni paradossali, come spiega nella video intervista il presidente Alessandro Saviola.

In tempi di crisi economica e occupazionale l'azienda è costretta a fermare temporaneamente un importante stabilimento e a mettere in cassa integrazione gli operai non perché mancano i clienti, ma a causa degli incentivi pubblici alla combustione degli scarti. 

I rifiuti di legno vengono a mancare perché bruciati nella filiera della termovalorizzazione, mentre l'industria del riciclo si trova senza materia prima e nell'impossibilità di portare avanti nel migliore dei modi un business virtuoso, che tutela l'ambiente e garantisce posti di lavoro. 

Saviola ha tutte le ragioni, normative e di opportunità. Da un lato, infatti, nella gerarchia dei rifiuti il dettato europeo dà la precedenza al riciclo, dall'altro un'indagine commissionata dallo stesso gruppo e condotta secondo requisiti condivisi a livello europeo, rileva con chiarezza che il riutilizzo ha una capacità superiore di generare occupazione: a parità di rifiuto ligneo, bruciandolo si creano due ore lavoro, riciclandolo invece oltre 50. Fate un po' voi. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.