SANGUE OCCIDENTALE | 18 Novembre 2014

Mondo libero sotto assedio

Il torpore dell'opinione pubblica davanti alla minaccia del terrorismo. La strage di Gerusalemme rivendicata da Hamas, gli ostaggi sgozzati dall’Isis, la conquista di Roma annunciata dal Califfo: è l'Occidente che continua a sanguinare

di LUCA PIACENTINI

Sdegno e indignazione. Discussioni culturali, manifestazioni pubbliche, dibattiti sulla sicurezza. Sono reazioni che ci aspettiamo dall’opinione pubblica occidentale di fronte alle sfide del terrorismo al mondo libero. Gli episodi più recenti: le teste mozzate dai tagliagole dell’Isis, gli annunci del Califfo sulla conquista di Roma e, ultimo ma solo in ordine temporale, l’attentato che martedì mattina ha svegliato Gerusalemme con l'odore del sangue. Qui non si tratta solo di un attacco a Israele: lo ha rivendicato Hamas, inserita da Stati Uniti e Unione Europea tra le organizzazioni terroristiche. E il terrorismo, se serve ricordarlo, è una minaccia globale. 

Due terroristi arabi hanno preso d’assalto la sinagoga Kehilat Yaakov nel quartiere ortodosso di Gerusalemme Ovest. Hanno fatto strage armati di coltelli e pistole. Il bilancio provvisorio: quattro morti e otto feriti, cinque gravi. Gli estremisti hanno gridato "Allah hu-Akbar”, le guardie li hanno uccisi. L’azione violenta è stata rivendicata da Hamas come “vendetta per l’uccisione del guidatore di autobus palestinese”. Si tratta di un 32enne trovato impiccato domenica sera, ma l’autopsia ha escluso che abbia subito violenza. 

Non possiamo tacere. Israele è un pezzo di mondo libero, l’unica democrazia in Medio Oriente. Accerchiato dai nemici, costantemente sotto assedio. Militare e culturale. Da un lato Hamas e gli estremisti che lo vogliono annientare; dall'altro gli intellettuali blasonati che ne diffondono l'immagine di Stato ‘razzista’ e ‘violento', alimentando il clima di ostilità che lo circonda dalla nascita nel 1948. La colpa di Israele? Non si capisce. Probabilmente quella di esistere.

"Delle due l’una - scrive provocatoriamente parlando di 'nuovo semitismo' Christian Rocca, direttore di IL, magazine de Il Sole 24 ore - o dietro questa fanatica e ingiustificata ossessione anti israeliana ci sono le ultime scorie ideologiche delle dottrine comuniste, antimperialiste e antiliberali oppure, appunto, è una critica radicata nell'antisemitismo. In entrambi i casi siamo in zona spazzatura della storia, e senza necessità di raccolta differenziata”. 

I pochi decenni di storia tra XX e XXI secolo dovrebbero far riflettere. Non esiste Stato al mondo bombardato come quello ebraico, dove gli abitanti (in particolare nelle aree vicine alla Striscia di Gaza) vivono con l’orecchio teso al suono delle sirene, pronti a scendere nei rifugi, a sdraiarsi per terra nei parchi allo scopo di sfuggire ai razzi della brigate Al-Qassam, il braccio armato di Hamas. Come si difende Israele? L’esercito ha il codice etico più severo del mondo, ricorda Giulio Meotti, giornalista de Il Foglio, dove “i militari israeliani telefonano alle famiglie dei palestinesi vicine di casa di terroristi poco prima di lanciare un raid”. 

Evidentemente, però, se i sentimenti antisraeliani sono così diffusi nella società occidentale, putroppo tutto questo non conta. Lo dimostra il modo con cui il circo mediatico ha raccontato la reazione di difesa di Tsahal (l’esercito israliano) la scorsa estate, descritta con il vocabolario dell’attacco militare d’iniziativa (nei titoli le parole "occupazione" e “invasione”), a prescindere dalle gravi responsabilità di Hamas, accusata da Israele di nascondere le armi nelle case dei civili. 

Israele è una fortezza che difende la democrazia. Combatte per il diritto e la libertà. Quella di esistere, anzitutto, e quella religiosa. Di cui, è bene sottolinearlo, non beneficiano solo gli ebrei israeliani, bensì tutti gli abitanti dello Stato.

Ho visitato il Paese, un paio di anni fa sono stato a Gerusalemme. Ho toccato con mano la convivenza fra le tre grandi religioni monoteiste. Per garantire la vita civile a ebrei, cristiani e musulmani ci sono regole non scritte ma precise, abitudini consolidate da rispettare, attenzioni da seguire in determinate zone per non offendere le diverse sensibilità. A riguardo si potrebbero riempire libri di aneddoti.

Mi soffermo su un aspetto che mi ha impressionato, e che si presta a simboleggiare l'eccezionalità di questa società multi religiosa. Parlo dei giorni del riposo sacro. Tutti diversi: il venerdì per i musulmani, il sabato per gli ebrei e la domenica per i cristiani. Diversità palpabili: il sabato negli alberghi funzionano solo gli ascensori automatici dello shabbat (perché gli ebrei osservano il riposo e non premono i pulsanti), la zona del "Western wall” (il “Muro del pianto”), è affollata di ebrei ortodossi in abiti di festa; la domenica i cristiani vanno a Messa e riempiono i luoghi sacri; il venerdì il canto del muezzin richiama i musulmani alla preghiera congregazionale nelle moschee. E' un 'ritmo' sociale possibile, reale, col quale qui tutti convivono. Perché? Semplice: c’è la libertà religiosa. E uno Stato di diritto che la garantisce. 

È per questo che chi attacca Israele è come se colpisse l’Occidente stesso, che si fonda sull’esercizio e sulla difesa della libertà. E’ per questo che l’opinione pubblica dovrebbe indignarsi di fronte ai ripetuti attentati sanguinari delle ultime settimane. L'attacco alla sinagoga con pistole e coltelli è solo la più recente espressione dell'odio terrorista.

Ci sono anche le bestiali esecuzioni compiute dall’Isis, la decapitazione dell'ostaggio americano Peter Kassig. E c’è l’annuncio della prossima conquista di Roma da parte del Califfo. A riguardo, sul Corriere della sera il politologo Angelo Panebianco parla di “blocco cognitivo” di gran parte dell’Italia pubblica, in preda a "wishful thinking”. Il riferimento non è solo alla crisi ucraina ma anche agli annunci del Califfo. "Chi fa spallucce, chi pensa che si tratti solo di una sbruffonata - scrive Panebianco - ha capito ben poco. Mai come in questo caso è lecito dire che l’ignoranza uccide. Già, perché il Califfo non sta facendo una sbruffonata a caso: sta citando, nientemeno, il Profeta, sta citando il detto attribuito a Maometto secondo cui arriverà un giorno in cui Roma, il centro della cristianità occidentale, cadrà in mani islamiche”.

Il monito: "C’è uno scollamento preoccupante fra la realtà e le «narrazioni» pubbliche su di essa - conclude lo studioso - Ridurre il divario fra il mondo come è e la nostra rappresentazione del mondo è essenziale per la nostra sicurezza”.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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