IDEOLOGIA GENDER | 15 Ottobre 2014

Attacco alla famiglia

No ai matrimoni gay contratti all'estero: stop alla trascrizione nei registri comunali. Il ministro Alfano fa rispettare la legge e scatena la rivolta. Ecco come l’ideologia gender calpesta il diritto

di LUCA PIACENTINI

Le reazioni scandalizzate alla circolare del ministro Angelino Alfano tradiscono il furore ideologico nascosto dietro la battaglia per il matrimonio omosessuale. Il titolare dell’Interno ha stigmatizzato la “violenza inaudita” contro di lui: ha ragione, ecco perché. Alfano ha semplicemente fatto rispettare la legge. Che è molto chiara: in Italia le coppie gay non possono sposarsi. 

La levata di scudi contro il doveroso intervento del ministro a garanzia delle norme è ingiustificabile. Di più: è paradossale. Almeno quanto l'intransigenza che alcuni giorni prima ha portato alcuni sedicenti ‘difensori dei diritti’ a sfogare la propria violenza contro le Sentinelle in piedi che manifestavano pacificamente in difesa della libertà di opinione. 

La posizione del ministro é ineccepibile sotto il profilo giuridico e politico. Con la circolare ai prefetti, infatti, esercita un diritto di vigilanza che é prerogativa e obbligo del responsabile del dicastero, ricordando che il registro civile non prevede la registrazione di matrimoni tra persone dello stesso, sia pure contratti all’estero. In secondo luogo l'intervento si mostra rispettoso delle prerogative del Parlamento e impedisce pericolose fughe in avanti su un tema fondamentale oggi all’attenzione della Camera.  

Si tratta di una materia estremamente delicata che tocca un pilastro della società: il matrimonio tra un uomo e una donna che decidono di stare insieme e mettere al mondo dei figli. La stessa unione a cui pensavano i padri costituenti, di destra e di sinistra, quando parlavano di famiglia nella Carta fondamentale. 

Difendendo il Parlamento come luogo di confronto non intendiamo certo condividere il disegno di legge Scalfarotto, da cui anzi non ci potremmo sentire più lontani e del quale auspichiamo una sonora bocciatura. Oltretutto, in questa fase di crisi economica, gli italiani vorrebbero sentire discutere di ben altro che dei matrimoni gay. 

Entrando nel merito, ricordiamo che secondo i promotori il ddl sarebbe necessario per impedire discriminazioni. In realtà esso calpesta le libertà civili dando una pericolosa discrezionalità al giudice, che avrebbe il compito di stabilire che cosa è omofobia e che cosa invece manifestazione di opinione garantita dall’articolo 2 della Costituzione.  

La pretesa di registrare presso l’anagrafe comunale i matrimoni gay contratti al fuori del nostro Paese ignorando il dibattito in Parlamento è una scorciatoia anti democratica. 

Fa venire in mente quanto accaduto negli Usa, dove di fronte ai ricorsi in tribunale delle coppie gay molti Stati sono stati costretti a riconoscere la legittimità dei matrimoni omosessuali, esclusa invece dai rappresentanti del popolo. 

In Italia c’è un insidioso precedente, la sentenza del Tribunale dei minori di Roma che ha concesso l’adozione di una bimba che vive con due donne omosessuali che si sono sposate all’estero. La piccola è figlia biologica di una delle due ed è nata grazie alla fecondazione eterologa. Molti hanno sottolineato il carattere choc della decisione. Il senatore del Nuovo Centrodestra Carlo Giovanardi ha criticato la sentenza definendola “eversiva”, in quanto "scardina i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico scolpiti nella Costituzione e dalle Leggi votate dal Parlamento”.

Una cosa è certa: la famiglia naturale è sotto attacco. E’ la base storica della società. Se vogliamo costruire un futuro, dobbiamo difenderla. Con tutte le forze. 

 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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