MORTE IN TEXAS | 04 Maggio 2015

L'attacco sanguinario alla libertà

L’assalto in Texas alla mostra di vignette su Maometto finisce con la morte degli attentatori. Guardia ferita, l'Fbi indaga sull’Isis. La tentazione politicamente corretta di incolpare le provocazioni islamofobe. L’Occidente non deve cedere al terrore

di LUCA PIACENTINI

Vignette su Maometto. Di nuovo. E ancora sangue versato su disegni e parole, vergati per un concorso che assegna diecimila dollari all’autore della vignetta più efficace sul profeta. 

La mostra presa di mira domenica sera da due uomini armati a Garland, alla periferia di Dallas, nel Texas, è finita con la morte degli assalitori e il ferimento di una guardia privata. L'oggetto dell'esposizione era forse discutibile. Ma è inaccettabile che qualcuno abbia ritenuto giusto, e probabilmente anche doveroso, metterla nel mirino di un’arma e aprire il fuoco. 

Che si tratti di Parigi o del Texas, è sempre questo il punto: come per la mattanza nella redazione di Charlie Hebdo, in pericolo è il cuore dell'Occidente, la libertà che ne struttura la spina dorsale e ne costituisce la tragica grandezza. Non ci sono mezze misure: non si può rispondere alle parole con le pallottole. Se il contenuto di un'iniziativa culturale è considerato offensivo e lesivo dei diritti, si porta davanti al giudice chi l'ha promossa, si chiedono i danni, si agisce nell'ambito delle istituzioni. Non si imbraccia il fucile cercando, come probabilmente avrebbero fatto i due attentatori senza l’intervento tempestivo della polizia, di fare una strage. 

Il messaggio è indirizzato ai vari commentatori “politically correct”, che in queste ore sono presi dalla tentazione di puntare il dito contro l’associazione promotrice della mostra, l’American Freedom Defense Initiative, denunciandone l’islamofobia. Ripeto: si può anche vedere un concorso di vignette su Maometto come una provocazione inutile, criticabile o di cattivo gusto, ma di fronte all’ennesimo bagno di sangue, in discussione non dev’essere mai, dico mai, anzitutto l'opportunità di consentire o meno l'esercizio della libertà di espressione. 

Il nemico da combattere è il fanatismo che degenera in terrore e violenza, un odio anti occidentale per cui è evidentemente impossibile pensare, parlare, scrivere e disegnare liberamente. 

La mostra era stata allestita in difesa della libertà di espressione dall’associazione guidata da Pamela Geller, blogger che da anni fa parlare di sé per le controverse iniziative anti Islam, come la protesta contro la costruzione della moschea al World Trade Center o l’affissione di manifesti a New York contro la religione islamica. Tra gli ospiti dell’evento c’era anche Geert Wilders, politico olandese ultraconservatore, finito nella lista degli obiettivi di Al Qaeda. La polizia era pronta a reagire ad un’eventuale azione violenta. Gli agenti erano schierati in forze, e in pochi secondi hanno ucciso gli incursori. 

Un attentatore abitava a Phoenix e sarebbe stato noto al bureau per avere tentato in passato di entrare in un’organizzazione terroristica africana. A poche ore dall'assalto, gli investigatori puntano all'Isis: gli uomini dell’Fbi stanno infatti valutando l’attendibilità di una rivendicazione diffusa via Twitter da un account legato al Califfato. 

Staremo a vedere. Se i due assalitori fossero lupi solitari, propaggine di una cellula organizzata o fanatici semplicemente ispirati dagli estremisti islamici, attivatisi all'ultimo minuto senza un filo un diretto col Califfato, saranno gli investigatori stabilirlo, chiarendo nel dettaglio ragioni e modi dell’azione. Al momento, però, rimane la carica simbolica dell'accaduto: oggi il sangue è tornato a scorrere davanti all’esercizio della libertà di espressione, due uomini armati hanno colpito nel luogo in cui si esercitava una delle prerogative più preziose dell’Occidente e degli Stati Uniti, nazione in prima linea nella lotta al terrore. Per questo dobbiamo resistere alla violenza, affinché la libertà prevalga sulla paura.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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