MIRACOLO A VENEZIA | 16 Giugno 2015

Ballottaggi, un’altra scoppola per Renzi

Ballottaggi: Venezia al Centrodestra ricompattato da un candidato credibile con il profilo dell’outsider, l’en plein dei 5 Stelle e la ‘valanga astensionista’. La fotografia di un voto che punisce Renzi e il Pd

di ROBERTO BETTINELLI

E con i ballottaggi è arrivata un’altra scoppola per il Pd di Renzi. Brucia parecchio dover lasciare dopo oltre 20 anni la roccaforte veneziana nelle mani di un centrodestra che ha trovato in Luigi Brugnaro un candidato finalmente credibile. «La città ha dimostrato che vuole cambiare strada. Ma ora subìto al lavoro» ha detto il neosindaco pochi istanti dopo l’incoronazione. Un uomo della società civile, un imprenditore noto in città per aver riportato in A1 la società di basket Reyer Venezia Mestre e con esperienze importanti in Confindustria, che ha saputo legare a sé tutte le forze alternative alla sinistra: dalla Lega salviniana ai centristi di Area Popolare. E’ lui l’artefice di un’operazione magistrale che ha strappato la città della laguna al Pd.

Forte di una lista civica che gli consente di rivendicare piena autonomia dai partiti che l’hanno sostenuto, ha battuto il giudice Felice Casson, tutto tranne che renziano anche se ha goduto del totale appoggio del segretario durante la campagna elettorale. 

Un duello simbolico quello che è andato in scena a Venezia, dove un ‘uomo del fare’ come Brignaro ha sfidato il senatore democratico, espressione di una categoria, i magistrati, notoriamente vicina al mondo della sinistra. Casson, in testa al primo turno, al ballottaggio è stato staccato di quasi otto punti. I dem hanno accusato il colpo anche in altre città meno importanti ma ugualmente strategiche: Arezzo, Fermo, Rovigo, Matera, Nuoro. Esemplare la ‘rasoiata’ in Toscana con tre amministrazioni su tre passate dal centrosinistra al centrodestra. 

L’affluenza non ha superato la soglia psicologica del 50%, facendo segnare il 47,12% e indietreggiando ulteriormente rispetto a due settimane fa quando la presenza ai seggi aveva sfiorato il 65%. La fuga dalle urne è certamente il segnale di una grave disaffezione verso la politica che è giunta ormai al livello della quasi totale repulsione da parte dei cittadini. Si tratta di un dato che punisce ancora di più Renzi che dopo il deludente 5-2 delle elezioni regionali non è riuscito a rilanciare l’immagine di una segreteria fortemente contestata all’interno del partito spezzando la proverdibiale lealtà degli elettori del Pd. Un legame che è venuto meno proprio per l’incapacità del premier di coalizzare le anime della sinistra.  

Intanto il centrodestra esulta, ma non dovrebbe esagerare. Brugnaro è un sindaco ma non può dirsi organico a nessun partito della coalizione. Non è equiparabile, per intenderci, a Toti. Resta il fatto che la conquista di una città apparentemente imprendibile come Venezia la dice lunga sulle potenzialità di uno schieramento che, quando riesce a individuare una personalità affidabile e supera i rancori, sembra poter tornare ai fasti berlusconiani. Soddisfatti anche i 5 Stelle che hanno fatto l’en plein in cinque comuni su cinque.

I ballottaggi, al pari dell’esito del voto regionale, confermano la fatibilità e l’urgenza di avviare un percorso di ricostruzione del centrodestra. Se uomini come Brugnaro riescono ad emergere in periferia, dovrebbero poter trovare al centro la possibilità di un grande partito in grado di accogliere le loro istanze. Gli elettori ci sono. E hanno dimostrato chiaramente di non farsi troppi problemi a dare la loro fiducia a chi sfida la corazzata del Pd. I territori sono la prova plastica che, sul fronte della collaborazione, le destre hanno ancora qualcosa da dire. Ma anche molto da costruire. 

Resta da chiedersi per quale motivo, due settimane dopo aver perso due regioni chiave del Nord Italia, Renzi non sia riuscito a recuperare nonostante tutte le assicurazioni che ha dato sulla necessità di rilanciare il cammino delle riforme. A fronte di una serie di Comuni lombardi di piccola taglia che il centrosinistra è riuscito ad aggiudicarsi, e fra i quali è doveroso riconoscere episodi non trascurabili per il loro significato simbolico come Segrate, è arrivata la ‘sberla’ di Venezia. 

Al netto del dramma dell’immigrazione, ormai appannaggio della Lega Nord che resta la forza politica in grado di poterla capitalizzare in termini elettorali e che rappresenta una spina nel fianco per l’esecutivo, nelle regioni della pianura padana è sicuramente il ‘fisco canaglia’ ad imporsi come il tema più sentito e odiato. Una questione irriducibilmente ostile al governo Renzi che fin dall’inizio ha preferito imboccare la strada delle riforme politiche, Italicum e Senato, rinunciando a sondare la possibilità dell’unico e indispensabile cambiamento che serve al Paese: l’abbattimento delle tasse. 

E’ questa la ragione che ha decretato il secco rifiuto del Nord. Fa onore a Renzi la franchezza con la quale ha commentato l’esito delle urne: «Siamo andati male». Niente scuse, quindi. D’altronde la realtà può essere mistificata solo se le condizioni lo permettono. C’è un limite anche per la propaganda. Non bastano gli annunci trionfali del Jobs Act o le entusiastiche previsioni della ripresa fantasma a convincere gli italiani che siamo all’alba di un'età dell’oro.  

Sono finiti i tempi in cui bastava indossare un giubbotto di pelle per incantare i telespettatori. Le battute non fanno più ridere. Annoiano o, peggio, irritano un pubblico che resta in attesa di risposte concrete. Famiglie e cittadini pretendono un taglio netto e deciso delle tasse. Renzi non l'ha fatto. A Venezia i cittadini se ne sono accorti e non hanno votato il Pd per questo motivo. Ma, a quanto pare, non solo a Venezia.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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