SCENARI | 18 Luglio 2017

Basta con la Repubblica dei veti

Limitarsi a solleticare la pancia del Paese reagendo ai disastri dell'Europa con un banale ‘stop all'UE’ è inutile e dannoso. L’unica via per l’Italia è fare le riforme e ridiventare il Paese delle opportunità. Così conteremo di più anche a Bruxelles

di LUCA PIACENTINI

Va bene in politica andare a muso duro contro l'Unione Europea. Che, in questa fase delicatissima dove si incrociano l'emergenza migranti, l'allerta terrorismo, la crisi economica e l'avvicinarsi di elezioni nazionali importantissime in due stati fondatori come Germania e Italia, sta dicendo solo dei 'no' al nostro Paese: 'stop' ai visti provvisori, una misura che giustamente il governatore Roberto Maroni definisce sbagliata in quanto si trasformerebbe in un boomerang data l'assenza di un blocco delle partenze; 'stop' all'approdo delle navi delle Ong nei porti dei Paesi membri; levata di scudi austriaca alla notizia dei possibilli visti provvisori, con la minaccia di sospendere il trattato di Schengen. 

Ok, dicevamo, è giusto alzare i toni e strigliare l'UE, poiché a Bruxelles sembra che ce la stiano mettendo tutta per rendersi assolutamente impopolari. 

Ma proprio per questo, per l'incapacità di questa entità sovranazionale, lenta delle decisioni, incerta nelle valutazioni e facilmente strumentalizzabile in chiave nazionale dagli Stati più potenti, chi fa politica ha l'obbligo di proporre critiche fondate e costruttive. 

In questa logica, dunque, non basta dire che Unione Europea ha fallito. Occorre prendere atto dell'oggettiva utilità in termini di pacificazione e benefici economici legati al mercato unico, constatarne la tendenza ad organizzarsi attorno allo Stato più potente, la Germania, e muovere critiche pubbliche che, se non risolvono alla radice i problemi, perlomeno propongono una modalità percorribile per controbilanciarli. 

La strada giusta è quella di rafforzare il nostro Paese e, con noi, gli interlocutori europei che si affacciano al Mediterraneo. 

Chi si candiderà alle prossime elezioni politiche non dovrà limitarsi a solleticare la pancia degli italiani con un banale 'stop all'Europa', ma dovrà lanciare un appello credibile alle 'riforme in Italia per contare di più in Europa'. 

Riduciamo le tasse, rilanciamo la crescita in modo duraturo per ridurre deficit e debito pubblico, attuiamo seriamente una riforma della giustizia civile, il taglio delle leggi inutili e della burocrazia, mettiamo in cantiere una politica economica che incentivi le imprese ad investire sul territorio invece che chiudere i cordoni della borsa guardando altrove perché preda della sfiducia, di un futuro a tinte fosche nella convinzione che le cose, a livello nazionale, non possano cambiare. Insomma: poniamo fine alla Repubblica dei veti e valorizziamola per quello che è davvero nella sua parte migliore e profonda, quella geniale e creativa: il Paese delle opportunità. 

I benefici arriverebbero con effetto domino. L'Europa del Sud avrebbe realmente pari dignità rispetto a quella del Nord, la manifattura verrebbe valorizzata tanto quanto gli scambi commerciali, l'approvvigionamento energetico sul fronte meridionale del continente avrebbe un occhio di riguardo come quello che ha sempre vigilato sulla necessità degli attori settentrionali. 

Se non vogliamo buttare a mare tutto, distruggendo anche quel poco di buono che è stato costruito in sessant'anni d'Europa, in politica occorre agire in modo responsabile. Solo così eviteremo che affondando, Bruxelles rischi di trascinare con sé anche i membri dai conti pubblici più fragili, come l'Italia. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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