CATTIVO GIORNALISMO | 09 Settembre 2016

Basta Raggi, per favore

Giorni e giorni di martellamento mediatico sulla questione Raggi. Come se non esistesse nient'altro al mondo. I moralisti pentastellati se lo meritano. Ma siamo di fronte all'ennesima dimostrazione che il giornalismo italiano è a pezzi

di ROSSANO SALINI

Premetto che alla Raggi si avrebbe una gran voglia di dire «ben ti sta». E insieme a lei anche a tutto l'establishment pentastellato. Anni e anni a sventolare la bandiera floscia dell'onestà, autoproclamandosi i puri in grado di spazzare via la repubblica dei corrotti e il parlamento degli inquisiti; ora si trovano per la prima volta a gestire uno dei poteri più importanti e delicati del paese, quello della capitale, e in poche settimane vengono travolti da un polverone che al centro ha proprio continui problemi di indagini, di indagati, di inquisiti. Viene da riproporre il vecchio detto, che a forza di fare i puri si trova sempre uno più puro pronto a epurarti. E ora, al momento del rischio epurazione, pure in casa 5 Stelle si scoprono garantisti. Meglio tardi che mai.

Questo comprensibile e gustoso spirito di rivalsa nei confronti del moralista scoperto con le braghe calate non basta però a giustificare l'indecente putiferio scatenato in questa settimana dai giornali italiani. Per chi è costretto per lavoro a fare la rassegna stampa quotidiana o comunque a leggere tutte le principali testate, difficile trovare una settimana più noiosa e allucinante di questa. Forse bisogna tornare a Ruby e le olgettine, al giornalismo pruriginoso e voyeuristico nei tempi orribili dell'antiberlusconismo militante, quando c'eran giornalisti di prim'ordine che, andando a caccia della testimonianza di una fellazione praticata al sultano di Arcore, si sentivano Bob Woodward e Carl Bernstein messi insieme, e invece altro non erano che la brutta copia dell'ultimo fotoreporter di Novella 2000.

La situazione italiana continua ad essere drammatica. Dal punto di vista economico non c'è nessun segno di reale ripresa, e quei pochi che si erano visti nei trimestri scorsi (ma solo nei numeri e nelle analisi, poco nella realtà) ora sono del tutto spariti. L'Istat ci ha appena informato, proprio in questi giorni, che siamo tornati alla crescita zero. Notizia che in altri momenti si sarebbe guadagnata, e giustamente, tutte le prime pagine dei giornali, ma che in questa settimana bizzarra è finita, e per un giorno solo, intorno alla pagina 10.

Perché? Perché questa settimana c'era lo spettacolino romano da vendere a dispense. Giorni e giorni in cui su tutte le principali testate (Corriere in primis, ma anche Repubblica, Stampa, Messaggero ecc.) dalla prima pagina alla pagina 8 almeno campeggiava l'orecchio marziano della Raggi e tutte le spataffiate su direttòri, mail, messaggini, indagati, inquisiti, avvisati e non avvisati. Per carità, la notizia c'è, nessuno lo nega. Ma non c'è assolutamente nulla, in termini di peso reale delle notizie, che giustifichi il fatto che per noi italiani in questi giorni non esista null'altro che il pasticcio romano. Niente Istat e crescita zero; niente G20 e tragico fallimento delle trattative Usa-Russia sulla Siria; niente Isis. Solo Raggi.

Inutile chiedersi il perché di un tale atteggiamento da parte della stampa. Più volte abbiamo ribadito che, come disse genialmente Ferrara, il giornalista collettivo non capisce una mazza. C'è un vero e proprio pecoronismo nelle redazioni di casa nostra. Quando si decide che quella è la notizia, tutti dietro. Chi l'ha deciso? Quali interessi politici ci stanno dietro? I giornali sono asserviti a Renzi che vuole affossare i 5 Stelle? Boh. Chissenefrega. Fatto sta che non ne possiamo più, che veramente la grande stampa cartacea italiana si merita di fallire, di non vendere più una copia e di essere definitivamente spazzata via dal web e dalla stampa specializzata. E anche in questo caso dire «ben ti sta».

Solo una nota a margine. Negli stessi giorni in cui la Giunta Raggi prendeva fuoco come paglia, a Milano succedeva che la questione della menzognera autodichiarazione patrimoniale del sindaco Sala si risolveva con una richiesta di archiviazione. Il Corriere ha dedicato alla vicenda una remota pagina interna, facendo uno scivolone clamoroso – come ha notato Nicola Porro nella sua rassegna stampa quotidiana – col dire che la Procura ha archiviato il caso. La Procura non archivia nulla, bensì chiede di archiviare; ad archiviare è il giudice. Ma quel che più stupisce è che la situazione in cui si trova la Muraro adesso a Roma è la stessa in cui si trovava Sala prima. Anche per la Muraro ci potrà essere una richiesta di archiviazione. E allora perché tutta questa differenza di trattamento? Soprattutto visto che nel caso romano la questione riguarda assessori, e a Milano si tratta invece del sindaco in persona?

Anche su questo nessuna risposta azzardata, per evitare di fare i complottisti, che già ce ne sono abbastanza. Ma ancora una volta è chiaro quanto sia inaffidabile il circo mediatico, sempre indirizzato da logiche che nulla hanno a che fare con la realtà dei fatti e la loro comprensione.

La Raggi provi a lavorare e a fare qualcosa, e non si dimetta perché i giornali la attaccano. L'hanno votata, vediamo cosa sa fare. E magari da oggi, tutti voi moralisti, di prima linea o di rimbalzo, di sinistra o di destra o di grillo o di chissà chi, ricordatevi di questa bella lezione, e piantatela di pensare che ci sia una fondatezza dietro a tutte queste paginate di giornali su inchieste e indagati e giri di affari e via dicendo. Il mondo e la realtà sono da un'altra parte.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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