LIBERO PENSIERO | 20 Marzo 2015

Battista: “Da House of Cards una lezione di democrazia”

Secondo l’editorialista del Corriere le reazioni suscitate in seguito a una scena blasfema nel telefilm sono un esempio di libertà e tolleranza

di RICCARDO CHIARI

Con la sua lunga collaborazione al Corriere della Sera, di cui è stato vicedirettore dal 2005 al 2009 e di cui oggi è uno dei principali editorialisti, Pierluigi Battista ci ha spesso aiutato a leggere la realtà attraverso il proprio sguardo introspettivo e mai scontato.

Segno, fra i tanti, della sua onestà e libertà intellettuale è uno dei suoi ultimi articoli dedicato all’ultimo episodio, trasmesso negli USA, della nota serie televisiva americana “House of Cards” in cui è rappresentata una scena dai toni forti che ha scatenato le ire di diverse associazioni cristiane (cattoliche e non) d’oltreoceano. Un’occasione per parlare di libertà d’espressione e stigmatizzare da un lato chi invoca la censura e dall’altro coloro che, vigliaccamente, se la prendono con i soliti innocui bersagli.

Lei parla di libertà di espressione prendendo a esempio una scena del noto telefilm “House of Cards”. Che cosa l’ha colpita?

«Si tratta di una scena molto dura perché il protagonista, che impersona il Presidente degli Stati Uniti salito al potere con mezzi non proprio commendevoli, dopo essersi confessato e non aver ricevuto l’assoluzione, sputa sul Crocifisso della chiesa centrando l’occhio di Cristo. Dopodichè tenta di riparare al proprio gesto asciugando la propria saliva. Lo fa non perché pentito, ma per opportunità, per non essere scoperto, e goffamente fa cadere il Crocifisso frantumandolo. Raccoglie allora un orecchio staccatosi dalla statua, lo infila in tasca, e commenta in modo beffardo: “in questo modo il Signore mi darà ascolto”. Si tratta di una scena molto forte. Non può lasciare indifferenti. È una scena che può offendere e far sì che più di un cristiano si senta oltraggiato».

E per quale motivo ha scelto di commentarla?

«Perché a pochi mesi di distanza dai fatti di Parigi mi viene da chiedere che cosa sarebbe successo se anziché col crocifisso il protagonista se la fosse presa con un simbolo dell’Islam. Questo mi dà lo spunto per due considerazioni. In primo luogo che non è detto che un prodotto televisivo non debba suscitare proteste e che queste sono legittime tanto quanto la libertà di girare scene di questo tipo. In secondo luogo colpisce la differenza fra i diversi modi di reagire cui ho assistito. Le vignette di Charlie Hebdo hanno causato la morte di 12 persone. La scena di “House of Cards” ha dato una lezione di democrazia da entrambe le parti. Ossia se da un lato non si deve censurare un’opera per i suoi contenuti, dall’altro è legittimo che vi sia anche la libertà di protestare contro quest’opera se ritenuta offensiva. Si è trattato di proteste civili, molti han dichiarato che non seguiteranno a vedere quel telefilm, altri hanno telefonato e scritto email indignate. Ma non è morto nessuno». 

I confini di questa libertà di pensiero però non sembrano riguardare solo questioni religiose. La protesta contro le dichiarazioni di Dolce e Gabbana contrarie all’adozione per le coppie omo lo sta dimostrando.

«Sì, anche se non metterei i due episodi sullo stesso piano. Perché Dolce e Gabbana hanno liberamente espresso la loro opinione e tutti sono stati liberi di applaudirla o di contestarla. È vero, il boicottaggio può sembrare, e talvolta lo è, una forma di contestazione un po’ troppo intimidatoria. Tuttavia è sempre una pratica legittima e in un certo senso liberale. A ben vedere però nessuna delle due parti, quella a favore o contro le dichiarazioni di Dolce e Gabbana, è stata ostacolata nella libertà di esprimere la propria opinione né si sono verificati gravi incidenti a seguito della loro intervista». 

Esattamente come non ci sono stati incidenti dopo la puntata di House of Cards

«È questo il punto. Offendere la religione cristiana non “costa” niente. Nessuno paga il prezzo. Allora si fa più interessante capire dove esiste un vero potere di censura oggi. E questo potere oggi ci impone una maggior soggezione e sudditanza psicologica nei confronti dell’Islam, o meglio dei suoi esponenti fanatici. La maggioranza dei vignettisti di qualsiasi giornale europeo, soprattutto i vignettisti “progressisti”, ha una paura folle di recare offesa alla religione islamica, mentre le ingiurie alla religione cristiana abbondano. Per cui per un giorno sono tutti Charlie e poi tornano a prendersela con chi non farà loro del male». 

Crede che questa maggiore tolleranza dei cristiani derivi da una capacità di critica che si trova nella stessa religione cristiana?

«È molto difficile dare una risposta netta a questa domanda. Certamente il Cristianesimo è stato un grande movimento di liberazione della persona. Ma sappiamo bene che anche la storia della Chiesa è piena di momenti bui, basti pensare al processo a Giordano Bruno, e che la libertà di espressione ha dovuto faticare per trovare. L’Indice dei Libri Proibiti è un altro triste esempio di censura che non dà un ritratto idilliaco della storia della Chiesa. La Chiesa purtroppo ha spesso interpretato il triste ruolo di un apparato repressivo. Però sicuramente concetti nati dall’annuncio cristiano come la dignità della persona e l’amore per la verità  sono alla base di tante rivoluzioni culturali, Illuminismo compreso, che hanno posto le basi di una cultura della libertà che oggi rappresenta la più grande ricchezza di cui l’Occidente dispone». 

 


RICCARDO CHIARI

Si occupa di comunicazione. Dal 2004 ha collaborato con diverse testate giornalistiche in ambito culturale, scientifico ed educativo. 

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