FORZA ITALIA | 10 Gennaio 2017

Berlusconi dica no all'alleanza con Renzi

Il futuro di Forza Italia e del centrodestra. Berlusconi dica no a Renzi, al sistema elettorale proporzionale e alla svolta a sinistra. Bisogna costruire un’alternativa credibile nel campo liberale e conservatore

di ROBERTO BETTINELLI

Il destino di Forza Italia non può nè deve essere incarnato da Matteo Renzi. Affermazione che può sembrare scontata dopo l’esito disastroso, per l’ex premier, del referendum sulla riforma costituzionale e, ancor prima, dell’esito ugualmente disastroso che ha generato il Patto del Nazareno sul partito azzurro, condannato ad una irrefrenabile caduta libera del consenso.

Ma sostenere che l’abbraccio mortale del segretario del Pd non debba rappresentare l’ineluttabile punto di arrivo per un partito che rivendica un legame privilegiato con la tradizione liberale e popolare ma che oggi sconta un grave problema di leadership a causa del ‘problema anagrafico’ di Silvio Berlusconi, viste le vicende in corso è tutto tranne che una banalità.

La violenta aggressione subita dal gruppo Mediaset ad opera dei francesi di Vivendi e la conseguente promessa di tutela del premier Gentiloni in sostegno del gruppo italiano; l’imprevedibilità dei 5 Stelle che nonostante le figuracce a Roma e in Europa seguitano a mantenere intatto il tesoretto elettorale; il duello con la Lega di Salvini che sta dimostrando abilità non comuni nella guida della segreteria del Carroccio mentre non rivela una pari efficacia nel cementare le basi di una vittoria del centrodestra contro i rivali del Pd e del Movimento 5 Stelle; il ritorno del centrista Stefano Parisi nelle grazie di Silvio Berlusconi che tutto fa intravedere tranne che una solida alleanza con i leghisti accusati di ‘lepenismo’ dal fondatore di Chili; un ceto parlamentare debole e poco rappresentativo a causa della ‘nomina’ con le liste bloccate che non hanno mai contribuito a stabilire relazioni durature con i territori e i collegi di provenienza.

Le criticità sono numerose e non facili da superare per Berlusconi che, in uno scenario ormai tripolare dove i grillini possiedono un terzo del consenso al pari del fronte delle destre e della corazzata dem, deve vedersela con la scelta complessa della legge elettorale.

Una scelta dalla quale dipende, inevitabilmente, il futuro sistema delle alleanze. Da una parte c’è il proporzionale del Consultellum che riporterebbe indietro le lancette ai tempi della prima repubblica quando i partiti, incassati i voti, facevano e disfacevano le maggioranze in parlamento. Una soluzione, questa, che consentirebbe a Berlusconi di tenersi le mani libere e trattare a chiusura delle urne con chiunque. Compreso Matteo Renzi.

L’alternativa è il Mattarellum, un sistema maggioritario corretto da una quota proporzionale, che ha caratterizzato la seconda repubblica e che varrebbe come una ratifica del ‘centrodestra storico’ con Forza Italia schierata saldamente al fianco di Lega Nord e Fratelli d’Italia. Un approdo che ha il merito indiscusso di dichiarare prima del voto i leader e le alleanze fornendo ai cittadini un elemento di chiarezza che oggi, con il montare dell’antipolitica sempre pronta a stigmatizzare con successo inciuci e trasformismi, appare francamente ineludibile.

Già dalle indicazioni in merito alle regole del voto è facile comprendere che è questa la partita cruciale per fare previsioni sul futuro di Forza Italia fermo restando che, invertire il corso dell’ultimo ventennio spostando l’asse del partito a sinistra per agevolare l’incontro col renzismo in chiave anti grillina, si qualifica già all'origine come un’operazione molto rischiosa.

Chi ha battuto questa strada convinto di diventare l’ago della bilancia del panorama politico, ossia Angelino Alfano che ha tenuto a battesimo il Nuovo Centrodestra, ha ottenuto il premio di partecipare al bottino governativo senza però radicarsi nel Paese, osteggiato dai ben noti sospetti di un eccesso di furberia e opportunismo. Berlusconi ha qualità imparagonabilmente superiori a quelle possedute dall'ex delfino ma Renzi si è dimostrato un padre padrone che non ha mai esitato, al momento opportuno, a prendersi tutto lasciando le briciole agli alleati. E, molto spesso, neppure quelle.

La richiesta nel Pd di interventi che hanno il compito di provvedere ad una maggiore giustizia sociale, tralasciata erroneamente da Renzi, rispondendo ad una rinnovata e più efficace offensiva della sinistra del partito rende, di fatto, alquanto incerta l’ipotesi di un incontro virtuoso tra Forza Italia e il mondo dem. Il pericolo di rivedere i peggiori e atavici difetti della prima repubblica, diventata celebre per la cronica instabilità degli esecutivi, si staglia nitidamente all’orizzonte.

Del resto un’alleanza a due che vedrebbe Berlusconi in posizione subalterna rispetto a Renzi appare fin da subito controproducente per una fetta di elettorato conservatore come è quello di Forza Italia che, pur non potendo ambire al consenso del Pd, è distante anni luce dall’immaginare il proprio leader nelle vesti di un umile e fidato sottoposto del leader della fazione consuetudinariamente nemica.

In politica le identità culturali sono decisive anche in una fase in cui dell’ideologia nessuno sa più che farsene. Dopo vent’anni di fedeltà alla causa del centrodestra una svolta permanente a sinistra, per quanto venduta come un tentativo neocentrista in opposizione ad una destra dai toni sguaiati e populisti, sarebbe assai stentatamente digeribile da un elettorato che, nel caso del partito azzurro, appartiene ad una fascia d’età avanzata e, come tale, non disposta a rivedere radicalmente posizioni ormai certe e familiari.

Chi ha provato a forzare identità e tradizioni di partito, come ha fatto ingenuamente Renzi ubriacato da una concezione solipsistica del potere, si è dovuto rendere conto in fretta che esistono limiti oggettivi che non possono essere valicati. Pena la disaffezione dell’elettorato di riferimento e, conseguentemente, la sconfitta sicura. Berlusconi, nonostante le forti tentazioni e il contesto ostile, deve stare attento a non commettere lo stesso fatale errore.  


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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