I DUE PREMIER | 26 Febbraio 2018

Berlusconi e Salvini, l'alleanza che funziona

Vangelo e Flat tax, tradizione e rinnovamento. Il centrodestra esprime una 'unità nella diffrerenza' che rassicura l'elettorato davanti alle divisioni inesauribili delle sinistre e alla macchina fuori controllo del Movimento 5 Stelle

di ROBERTO BETTINELLI

La corsa del centrodestra in vista delle elezioni politiche non sembra arrestarsi. Finora le cose hanno funzionato a dovere. Qualche fibrillazione, naturalmente, c’è stata. Silvio Berlusconi e Matteo Salvini ambiscono entrambi alla leadership del centrodestra ed è evidente che, in un contesto in cui la competizione si fa davvero dura e quale può essere soltanto una campagna elettorale che ha come posta in palio il governo del Paese, la modalità ‘calma piatta’ non può sussistere.

Ma tutto sommato il campo delle destre sta mostrando una coesione e una sintonia valoriale decisamente migliori rispetto a quanto è possibile riscontrare in casa Pd e 5 Stelle. I motivi ci sono e sono sintetizzabili nei due simboli che si sono imposti nei messaggi del fondatore di Forza Italia e del segretario della Lega: la flat tax e il vangelo. La prima è stata riportata in auge ottimamente da Salvini ma è riconducibile alle origini del partito azzurro quando un Berlusconi appena sceso in campo aveva assunto come principali consulenti in ambito economico gli intellettuali della scuola liberista italiana a partire da Antonio Martino. Il secondo, un simbolo espressamente religioso, appartiene più alla storia personale di un Silvio Berlusconi educato dai salesiani che non a Matteo Salvini. Ma è stato quest’ultimo a mostrarlo orgogliosamente in piazza Duomo nell’evento trionfale di chiusura della campagna elettorale della Lega Nord insieme al simbolo, laico, della Costituzione italiana.

In realtà la flat tax e il vangelo sono simboli che accomunano i due leader. Sono, per così dire, associabili ad entrambi. Tanto è vero che nessuno li ha rivendicati in esclusiva o si è lanciato in polemiche per un eventuale 'uso improprio', a testimonianza del fatto che nel centrodestra esiste una sostanziale unità che va di pari passo con la competizione in atto per ottenere più voti all’interno dello schieramento. Prova ne è che, al massimo, la discrepanza sulla flat tax non riguarda lo strumento in sé ma la quota di applicazione con Salvini che inizialmente puntava al 15% mentre Berlusconi ha innalzato l’asticella ad un più cauto 23%. In merito al vangelo, e all’idea di società che ne deriva, Berlusconi non ha mai fatto mistero di proporre un modello assolutamente conservatore e tradizionale. Lo stesso che viene sostenuto dal leader del Carroccio che, presentandosi in piazza Duomo armato di vangelo e rosario, ha voluto dare un segnale di pace e moderazione in un momento in cui viene bollato come fascista dagli avversari.

La soglia del 40% del consenso è a portata di mano, come dicono i sondaggi, proprio perché l’elettorato sta avvertendo una 'differenza nell’unità' che viene percepita come una garanzia di equilibrio e di solidità. Il centrodestra, anche in virtù della sua forma coalizionale che si distacca dalla forma del partito maggioritario del Pd e del Movimento 5 Stelle, riesce a riflettere meglio le turbolenze e le aspirazioni di un Paese in cui si miscelano equamente le dosi della politica responsabile e dell’antipolitica, della riflessione e della rabbia, della volontà di speranza e della convinzione di aver subito un torto da parte dei governanti.

Berlusconi viene apprezzato per la sua esperienza e perché in fondo, quando è stato al governo, qualche problema l’ha risolto. Il tema cruciale dell’immigrazione che ha rappresentato una vera sciagura per i governi della sinistra Letta-Renzi-Gentiloni, per esempio, venne affrontato da un Berlusconi premier in modo più efficace e pragmatico rispetto a chi gli è succedutro a Palazzo Chigi. Allo stesso tempo Salvini risulta ‘invitante’ per la sua novità oltre che per la nettezza dei contenuti e di certo, davanti agli italiani, a differenza di Renzi che è stato già sperimentato come presidente del consiglio e che ha deluso per le troppe promesse gode ancora del beneficio del dubbio.

Se sarà lui il prossimo premier o un uomo voluto da Berlusconi non è possibile saperlo ora, ma la via che entrambi i leader hanno scelto e comunicato alla nazione per dirimere la questione è di una semplicità geniale. Chi prende anche un solo voto in più avrà l’ultima parola. Un messaggio che riporta in auge, attualizzandola, una parola che spesso ritorna in politica senza mai tradursi nella realtà. La parola è ‘merito’. Se a ciò si aggiunge la semplicità di iniziative come la flat tax ed il riferimento immediato alle tradizioni del nostro Paese ben iscritte nei simboli del vangelo e del rosario, non risulta del tutto peregrina l’ipotesi di superare la soglia di maggioranza del 40% del consenso. E risulta di facile comprensione l’enorme difficoltà in cui versano un Matteo Renzi che a sinistra sopportano ormai in pochi e un Luigi Di Maio che vive la contraddizione di essere il plenipotenziario di un movimento che non riesce minimamente a controllare come rivelano i sempre più numerosi episodi di ‘impresenbtabili’ candidati nelle liste grilline. Ergo, l'alleanza tra Berlusconi e Salvini funziona. E molto bene anche. 

 

 

 

 

 

 

 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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