IL CASO | 11 Maggio 2018

Bimbi con due padri? Ipocrisia e disumanità

Anche a Crema, come in altre città, si è proceduto alla registrazione di bimbi con “due padri”. Il tutto facendo appello in modo strumentale e ipocrita al rispetto per l’amore. Ma così si giustifica solo la pratica disumana dell’utero in affitto

di MASSIMILIANO SALINI

«La vita appartiene a tutti, non solo a chi vorrebbe normarne le strade di accesso»: con queste parole il sindaco di Crema ha voluto giustificare la decisione di firmare l’atto di registrazione di “due padri” per una coppia di gemelli venuti al mondo con la pratica dell’utero in affitto. Una frase confusa che mette in luce il grado di approssimazione con cui la decisione è stata presa. La vita di un essere umano, infatti, non viene messa in discussione da nessuno: il problema è tutto ciò che sta intorno a questa vicenda.

Con questo atto si commettono due gravi errori: si giustifica la maternità surrogata, una pratica disumana e degradante per la donna, e si crea confusione nello stato di diritto.

Il primo aspetto, quello della maternità surrogata, viene spesso volutamente taciuto. Si tratta di una vera e propria mercificazione della vita, dove la donna, ridotta nella sua dignità, viene trattata come un “contenitore” per portare avanti una gravidanza a pagamento, e dove il legame naturale tra gestante e nascituro viene spezzato nel momento in cui l’acquirente fa valere un falso diritto acquistato col danaro. Tutto questo, come detto, viene taciuto. Si usa in modo strumentale, e ipocrita, la parola amore per giustificare qualsiasi cosa e guadagnarsi con facilità il consenso dell’uditorio, e non si ricorda mai che nessuno ha il diritto, in nome dell’amore, di comprare la vita e di ridurre la dignità delle persone altrui trattandole come oggetti. E non c’entra nulla in questo caso il discorso relativo alle coppie dello stesso sesso: in 7 casi su 10 la maternità surrogata è richiesta da coppie eterosessuali. Non si fa nessun tipo di discriminazione: qui si afferma semplicemente che una pratica è disumana, ed è disumana (e quindi da vietare) per tutti.

Il secondo errore riguarda la confusione che si crea nello stato di diritto. Come recita la nostra Costituzione, la Repubblica «riconosce e garantisce i diritti inalienabili dell’uomo». Li riconosce: non li inventa, non li crea in base a un arbitrio. Riconosce quelli che sono diritti, e li distingue da quelli che diritti non sono. Questo è ciò che uno Stato liberale, e non totalitario, deve fare: piegarsi di fronte alla realtà, senza prendere decisioni arbitrarie e non sostanziate da quel lavoro culturale che porta al «riconoscimento» di ciò che è diritto. Una concezione di Stato liberale che troppi fatti recenti stanno mettendo in dubbio, come ad esempio accaduto in Inghilterra dove si è deciso arbitrariamente che il «best interest» di un bambino fosse quello di morire, e di farlo alla svelta.

Anche su questo secondo punto si è soliti spostare il discorso, e dire che le categorie “tradizionali” non bastano più. Qui la tradizione non c’entra nulla: qui si parla di realtà, di oggettività. Un figlio nasce da un padre e una madre non per tradizione, ma per natura. Lo faceva diecimila anni fa e lo farà ancora tra diecimila anni. Non vi sono alternative. Lo Stato e le leggi devono partire da questi dati di evidenza, piegarsi di fronte ad essi, se appunto non si vuole scadere nell’arbitrio. Perché quando si apre la porta all’arbitrio, muore la legge e con essa lo stato di diritto.

Per tutti questi motivi, la decisione presa dal sindaco Bonaldi deve essere additata come un grave errore. Come giustamente è stato detto, l’aggravante è anche che il sindaco ha voluto fare una forzatura, andando anche contro la propria struttura comunale, per quella che a tutti gli effetti non è una priorità. Ma se il gesto del sindaco non era dettato da esigenze stringenti, al contrario per tutti coloro che fondano la propria azione politica su una posizione culturale liberale e cristiana, è assolutamente prioritario intervenire per stoppare la deriva che tali decisioni scriteriate possono aprire. Quella per la vita è la regina delle battaglie culturali, e di conseguenza anche politiche. È la priorità per eccellenza.

E se il sindaco Bonaldi parla di vita e si scaglia contro chi «vorrebbe normarne l’accesso», bisogna risponderle chiaramente che le norme di accesso alla vita le ha stabilite la natura: non le ha stabilite né lei, né nessun altro. Quelle norme sono le leggi “non scritte” di cui parla l’Antigone di Sofocle, che vengono prima dello Stato, e che tutti noi abbiamo il preciso dovere di rispettare.


MASSIMILIANO SALINI

Massimiliano Salini è un politico italiano, ex-presidente della Provincia di Cremona e attualmente deputato al Parlamento europeo per Forza Italia - Partito Popolare Europeo.

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