AUTUNNO “CALDO” | 26 Agosto 2015

«Bloccate la legge sulle unioni civili»

L’autunno “caldo” del Parlamento: l’esame del ddl Cirinnà sulle unioni civili e la battaglia tra laici e cattolici. Tutte le incognite per il governo Renzi

di LUCA PIACENTINI

Il governo «tira dritto», come ama ripetere Matteo Renzi con il suo linguaggio punteggiato di slogan rigorosamente mutuati dal vocabolario dell’antipolitica. Ed entro l'anno approverà la legge sulle unioni civili. Nonostante quello che ha detto il cardinale Angelo Bagnasco nell'intervista rilasciata al Corriere della sera. E ignorando l'allarme dei Parlamentari per la famiglia, che da mesi sottolineano «l'ipocrisia dei fan del ddl Cirinnà». Obiettivo della legge, infatti, come sottolinea il deputato di AP Paola Binetti, è quello di equiparare unioni civili e matrimonio. Punto. È bene ricordarlo senza tanti giri di parole: nei passaggi chiave il testo è un copia incolla della normativa sull'istituto fondamentale che caratterizza la famiglia descritta dalla Costituzione italiana. Di fronte al primo ricorso in tribunale da parte di una coppia omosessuale, come ripetono fino alla nausea esperti e studiosi del calibro di Massimo Introvigne, i giudici non potranno far altro che applicare la legge. E' così che i cattolici corrono il rischio di collezionare due fallimenti in un colpo solo, perdendo su tutta la linea: approvando il ddl Cirinnà concorreranno ad istituzionalizzare quello che di fatto diventerà un matrimonio gay sotto mentite spoglie, aperto alla possibilità delle adozioni per via giudiziaria. 

A nulla valgono i timidi tentativi di addolcire la pillola compiuti da alcuni esponenti del PD, che hanno proposto un emendamento al disegno di legge precisando che si tratta di un «istituto giuridico originario», dunque non di matrimonio. Il sociologo Introvigne ha parlato di una «presa in giro»: «Se rimangono la cerimonia nuziale in municipio, in riferimento alla disciplina del matrimonio, le adozioni introdotte dall'articolo cinque, possiamo chiamare quello che la cena introduce nell'ordinamento «istituto originario», o con qualunque altro nome ma nella sostanza resta sempre un matrimonio». 

Non ci sono scorciatoie. La cosa da fare in Parlamento è una sola: affossare il disegno di legge. E fare quello che propongono i parlamentari Alessandro Pagano e Maurizio sacconi, redigendo e votando un testo unico per rendere coerenti normative esistenti, che tutelano ampiamente i diritti dei conviventi. D’altronde è la posizione espressa dal presidente della Cei nell'intervista al Corriere che abbiamo già richiamato: «I diritti individuali dei singoli conviventi sono già riconosciuti in larga misura a livello normativo e giurisprudenziale». 

Se è chiaro lo scopo reale della legge, quello che nessuno sa con certezza è invece pesare le conseguenze che l’iter avrà sul governo. Nessuno infatti è in grado di prevedere le ricadute dell'eventuale mancato appoggio dei parlamentari di Area Popolare, né ha elementi certi per valutare l'effettiva realizzabilità del piano “B” richiamato da Renzi nei retroscena giornalistici, secondo i quali il premier sarebbe pronto a cercare il sostegno, tolto dai cattolici, tra nei pezzi laici di Forza Italia e tra i grillini. 

C'è un'ultima cosa da precisare. Nei giorni del meeting di Rimini si moltiplicano le riflessioni sui rapporti tra politica e Chiesa. Accanto a riflessioni fondate, si leggono affermazioni opinabili come quella del ministro Gianluca Galletti, che parlando con i giornalisti ha distinto il ruolo della Chiesa, che «parla alle coscienze della gente», dal ruolo della politica, che deve «adottare regole per fare delle leggi» prendendo atto della «situazione che in Italia esiste». Vogliamo ricordare al ministro che anche il cardinale Angelo Bagnasco prende atto, come dice lui, della «situazione che in Italia esiste», e appunto partendo dal realismo ricorda come i diritti delle coppie di fatto siano già ampiamente garantiti, e che la famiglia «riconosciuta dalla nostra Costituzione e come corrisponde all’esperienza universale dei singoli e dei popoli» è composta da «papà, mamma, bambini, con diritti e doveri che conseguono il patto matrimoniale», mentre trattare allo stesso modo, attribuendo gli stessi diritti, a realtà diverse sarebbe «un’omologazione impropria». 

Lo stesso papa Francesco non smette di richiamare l’unicità della famiglia identificandola univocamente, come ha fatto nell’udienza di mercoledì 26 agosto parlando dello Spirito di Dio: «E' in famiglia che si impara a chiederlo e apprezzarlo”, ha detto, “se lo impari con la stessa spontaneità con la quale impari a dire ‘papà’ e ‘mamma’», «l’hai imparato per sempre». 

E' bene ricordare che la Chiesa parla a tutte le coscienze, comprese quelle dei politici. Che se sono ovviamemente liberi di ignorarne le riflessioni, agendo come credono, non possono fare finta che valgano solo per un fantomatico mondo virtuale delle coscienze, privo di legami con la realtà.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.