REFERENDUM | 26 Ottobre 2016

Boccia e l'errore di schierare Confindustria

Vincenzo Boccia è l'alleato di Renzi per il sì al referendum. Ma se Confindustria diventa la cassa di risonanza del Pd, come si evince dal penoso fuori onda col ministro Delrio, non serve a nessuno. Alle imprese, ai lavoratori e a tutto il Paese

di ROBERTO BETTINELLI

Confindustria non è mai stata così collaterale rispetto all’azione del governo. E, proprio perché tale, non è mai stata così inutile ed isolata nel Paese. 

La decisione del successore di Giorgio Squinzi, Vincenzo Boccia, di sostenere apertamente Renzi nella battaglia referendaria appare incoerente rispetto alla neutralità che dovrebbe caratterizzare il comportamento della confederazione che rappresenta quasi 150mila imprese per un totale di cinque milioni e mezzo di addetti. 

Una simmetria che Boccia ha voluto mettere da parte, attuando uno sconfinamento dall’economico al politico che è destinato a produrre due risultati inevitabili: una minore autorevolezza e un'immagine faziosa gli occhi dell’opinione pubblica. 

Nell’ultima kermesse dei giovani industriali a Capri, sabato 22 ottobre, Boccia ha dichiarato in merito al referendum del 4 dicembre che «se vince il ‘sì’ si cambia in termini economici il Paese, lo si rende più moderno, e aiuterà le imprese a crescere nel modo migliore».

Opinione allineata alla 'rappresentaizone' del Pd e di Renzi ma che risulta quanto mai discutibile dal momento che il governo sta legiferando su materie molto contestate, a partire dalla riforma Renzi-Boschi, con una velocità e una continuità sorprendenti. Nè si comprende il legame che ci sarebbe tra il referendum e la situazione economica come se, qualora vincesse il no, l’Italia dovesse cadere in un baratro senza fine. 

Il fuori onda tra Boccia e il ministro delle Infrastrutture Delrio, rubato ad insaputa dei protagonisti durante l’assemblea annuale degli armatori a Roma, non fa di certo onore al presidente di un’istituzione che dovrebbe qualificarsi come un soggetto super partes nel dibattito pubblico. 

La frase pronunciata sottovoce al ministro «c’avete contro tutti i governatori», assimilati dal presidente di Confindustria a «capolavori» per il fatto di «lavorare per la concorrenza», insieme al il commento poco elegante sul «pippotto di Emiliano contro il governo», non possono che essere fonte di critica e di imbarazzo. 

A detta di tutti, infatti, sono insignificanti gli effetti della riforma costituzionale sull’economia considerato che la spending review è stata ridotta a poca cosa e, in ogni caso, sarà ampiamente compensata da una impostazione che riporta competenze e fonti di spesa dalle regioni allo stato centrale. E' invece acclarato che il pasticcio delle procedure legislative, passate da due a sette, non garantirà né efficienza nè stabilità segnando un evidente peggioramento rispetto alla situazione attuale. Nè può essere assicurato un esercizio più equo ed esteso della democrazia in presenza di una pericolosa contrazione della rappresentanza. Un fenomeno che si verrà a determinare necessariamente nel momento in cui i seggi elettivi su base nazionale subiranno un taglio netto a vantaggio di quelli regionali di secondo livello, imposti dalle segreterie di partito e avulsi dal voto popolare, spostando per di più l'intero potere decisionale dalla periferia al centro. 

Il collateralismo di Confindustria appare come il segnale di uno smarrimento della missione universale, indirizzata al bene comune, che viene ora sostituita da uno spirito di parte che fa coincidere la posizione degli industriali con quella del Pd di Renzi. Nemmeno di tutto il partito, quindi, ma solo della componente fedele al presidente del consiglio.

Mentre il Paese si sta letteralmente spaccando a causa di una riforma imposta con metodi brutali, e che non riesce a fare breccia nell’opinione pubblica nonostante i potenti mezzi di propaganda impiegati da Renzi, Boccia ha buttato nella bagarre della mischia politica la prestigiosa organizzazione che è chiamato a presiedere. 

Un errore di prospettiva che si associa ad una serie di risultati tutt’altro che brillanti come testimonia in modo esemplare lo stallo nella trattativa per il contratto metalmeccanico, che da solo vale 1,6 milioni di lavoratori, e che si qualifica come una tappa cruciale per lo sviluppo del Paese. Esistono altre sigle sindacali, quali Sistema Impresa per la parte datoriale e Confsal per quella dei lavoratori, che hanno già garantito la firma consentendo copertura legale ad un settore strategico per il rilancio della competitività del Paese, del Pil e del mercato del lavoro. 

Il contratto dei metalmeccanici è il contratto per eccellenza. Un test che misura realmente la capacità d’innovazione e il senso di responsabilità dei rappresentanti delle imprese e dei lavoratori. Il fatto che Confindustria si sia fatta superare appare come un evidente segno di debolezza e di ‘resistenza’ rispetto alla capacità di aderire alla fisionomia dell’economia reale. 

I cinque mesi di impasse del contratto rappresentano un lasso di tempo eccessivo a maggior ragione in presenza di una coda straordinariamente lunga della crisi economica. 

Una Confindustria che rinuncia a fare il proprio mestiere, accettando di trasformarsi in mera cassa di risonanza degli slogan del partito di maggioranza relativa, non serve a nessuno. Alle imprese, ai lavoratori e a tutto il Paese. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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