“IMPRESA” AD OSTACOLI | 10 Febbraio 2015

«Burocrazia soffocante e distruttiva»

«Pregiudizi enormi sulle aziende manifatturiere». La testimonianza del presidente dei Giovani Industriali di Cremona Stefano Allegri: in Italia «burocrazia distruttiva», quasi impossibile aprire nuove attività

di LUCA PIACENTINI

«Pregiudizi enormi sulle aziende manifatturiere», «una burocrazia soffocante e distruttiva» che rende praticamente impossibile l’avvio di una nuova attività; la necessità di applicare il principio basilare «chi sbaglia, paga» anche al settore pubblico, dove sembra non valere. Racconta la nascita della sua impresa ma è come se ripercorresse le tappe di una corsa ad ostacoli Stefano Allegri, presidente dei Giovani Industriali di Cremona. 

Il rappresentante di Confindustria è stato intervistato dal direttore de L’Informatore Roberto Bettinelli durante l’incontro che si è tenuto al Teatro San Domenico di Crema con l’europarlamentare Ppe Massimiliano Salini e il giornalista economico Oscar Giannino. Tema della serata “Rivoluzione liberale: qualcuno ci crede ancora?”. 

La testimonianza di Allegri è emblematica. Nessuna ricetta ma un’analisi impietosa che parte dai fatti. Un bagno di realtà per l’opinione pubblica ubriacata dalle promesse e dal vuoto presenzialismo dei politici nei talk show televisivi; pochi ma illuminanti esempi per evidenziare due problemi fondamentali, che in Italia imbrigliano la creatività e, al limite, impediscono di aprire una nuova impresa: anzitutto la burocrazia, in secondo luogo e collegata, la disparità di trattamento tra pubblico e privato. 

«Quali ostacoli ho trovato? - attacca Stefano Allegri incalzato dal direttore Bettinelli - Penso che oggi in Europa ci sia un pregiudizio enorme. Si pensa che le aziende manifatturiere non abbiano diritto di esistere, si ritiene che l’Europa sia quella dei servizi e del digitale». Finanziamenti e sponsorizzazioni si concentrano qui. Non che le imprese di questi settori non siano importanti, precisa Allegri, ma «non è giusto discriminare». La verità è che nel nostro paese aprire un’attività «manifatturiera senza esperienza né passato imprenditoriale, la cosiddetta impresa di prima generazione, è quasi impossibile». 

Allegri è partito nel 2005 con un primo sito produttivo, un panificio che serve la grande distribuzione: pane e pizza, precotti e surgelati. Poi ha deciso di innovare, aprendo un secondo stabilimento dove sforna prodotti senza glutine, destinati a celiaci. E’ qui il primo, clamoroso groviglio burocratico evidenziato da Allegri: «Abbiamo investito tanto per realizzare un sito da mille metri quadrati - racconta - Abbiamo preso e installato i macchinari, ma siamo dovuti rimanere fermi un anno». Perché? «Dal ministero della Salute non arrivava il timbrino con l’autorizzazione. Il funzionario non timbrava». Allegri si è dovuto mobilitare attraverso l’associazione di categoria. Era tutto in regola. E le cose si sono sbloccate. Ma con grave ritardo, perdendo mesi preziosi in cui avrebbe potuto fare assunzioni importanti per il territorio e avviare la produzione. 

«Sono responsabile del gruppo Giovani Industriali - spiega - abbiamo un’associazione di categoria che sostiene realmente lo sviluppo dell’attività di impresa, ma le difficoltà del sistema paese sono moltissime. Sostanzialmente burocratiche». 

Il secondo esempio è forse più drammatico. «Di recente abbiamo fatto un cambiamento nel sito produttivo storico. Consumiamo molta energia e siamo passati dalla bassa alla media tensione». L’iter per realizzare una cabina di media tensione è stata un’esperienza incredibile: «Chiedi un preventivo per un determinato voltaggio - spiega Allegri elencando le tappe - e aspetti un paio di mesi. Resti fermo sessanta giorni solo per capire quello che dovrai pagare, poi ti servono altri trenta/sessanta giorni per l’autorizzazione. A quel punto mandi il progetto e infine realizzi». Il risultato: «per avere una cabina ci ho messo quasi otto mesi». Tempi siderali, inaccettabili per chi fa impresa. Soprattutto in quanto i concorrenti stranieri, a partire dai tedeschi, viaggiano a ritmi ben diversi. 

«L’assurdo è che se sei un privato e ti viene commissionato un compito, lo devi eseguire in tempi certi, tanto più se l’incombenza è per lo stato, altrimenti sei anche sanzionabile (e non hai mai ragione)», se invece ti aspetti qualcosa per la tua attività da «un ente gestito in monopolio pubblico, devi sono sperare che ti venga data. Ecco perché, nell’ottica di chi desidera aprire una nuova impresa, giudico molto più soffocante e distruttiva la burocrazia rispetto ad altri problemi». 

Certo, dice Allegri, c’è la questione delle tasse. Si può discutere su come abbassarle. Ma «la burocrazia è il primo elemento che impedisce alle aziende di nascere e crescere». 

Come cambiare le cose? Secondo il presidente dei Giovani Industriali il punto è culturale: «Si potrebbe partire da un principio molto semplice, “chi sbaglia, paga”». Vale nel privato, ragiona Allegri, perché non deve valere nel pubblico? «Se hai un’azienda privata e non paghi i fornitori, non ti portano più la merce; se truffi i clienti, non acquistano i prodotti; se non restituisci il denaro alle banche, vieni segnalato alla centrale rischi». Il pubblico potrà funzionare, conclude, quando anche chi amministra strutture pubbliche che perdono milioni di euro o, peggio, commette reati, sarà davvero sanzionato come merita. «Se amministro una cosa privata ne rispondo personalmente, con i miei capitali. Tanto più dovrei fare gestendo la cosa pubblica», dove si risponde ai cittadini. Per Allegri è ora di dire basta usare «due pesi e due misure»: in Germania e Inghilterra chi amministra i beni dello stato è consapevole che, sbagliando, avrebbe problemi seri. «In Italia le cose dovrebbero funzionare nello stesso modo». 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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