TRUFFA & BANCHE | 10 Maggio 2016

C'è chi ride e c'è chi ha perso tutto

Banca Etruria, per la Procura è ufficiale. Si tratta di truffa. Renzi, la Boschi e il presidente della Consob Vegas continuano ad autocelebrarsi. Ma nel farlo deridono migliaia di risparmiatori costretti a subire oltre il danno la beffa

di ROBERTO BETTINELLI

In Italia la politica non paga mai i propri errori. Respinge ogni contestazione. E, non di rado, irride le vittime del proprio cattivo operato. Una legge che purtroppo trova l’ennesima e più recente conferma nell’accusa di truffa aggravata in concorso avanzata dalla Procura di Arezzo contro i vertici di Banca Etruria. Migliaia di clienti hanno perso i loro risparmi e più il tempo passa e più sono costretti a subire una beffa amara. Sono stati, per dirla in breve, cornuti e mazziati. 

Il procuratore Luca Rossi, sulla base delle 400 denunce raccolte, ritiene di aver individuato una vera e propria cabina di regia all’interno del management dell’istituto di credito. La missione era vendere obbligazioni rischiosissime che, all’indomani del decreto del governo Renzi, si sono trasformate in carta straccia. Un’operazione che ha fruttato a Banca Etruria oltre 120 milioni di euro. 

Secondo gli inquirenti, dopo l’ordine impartito dai livelli di governance più elevati, è toccato agli uffici territoriali e ai funzionari di rango inferiore agganciare la clientela retail. Una massiccia opera di persuasione che doveva convincere i clienti della sicurezza delle obbligazioni, descritte in tutto e per tutto simili alle obbligazioni ordinarie e ai titolo di stato. 

Una pressione psicologica enorme che, secondo la procura, non ha nemmeno rispettato i normali profili di rischio e che ha fatto ben 12mila vittime. In taluni casi si è giunti al punto di far disinvestire da operazioni a capitale garantito per acquistare le obbligazioni subordinate che, sempre stando gli inquirenti, erano spacciate come occasioni imperdibili e riservate alla clientela migliore. 

Uno scenario da truffa bella e buona. Perpetrata contro i piccoli risparmiatori e a fronte della quale la politica con la A maiuscola non ha saputo far altro che trincerarsi dietro frasi di comodo, tesi assolutorie, omissioni sul piano pratico e morale fino a privare le vittime di quel grado minimo di comprensione che impone di non deridere chi è già stato colpito dalla cattiva sorte. 

Vediamole alcune di queste reazioni. Il ministro Boschi non ha mai smesso di minimizzare con insopportabile nonchalance una situazione che altrove, per esempio nei civilissimi paesi anglosassoni, l’avrebbe portata alle dimissioni immediate a causa del clamoroso coinvolgimento del padre Luigi nello scandalo di Banca Etruria. La 'favorita' di Renzi va in giro a fare la morale sul rapporto fra genitori e figli glorificando la figura del padre, vicepresidente di Banca Etruria e membro dell’ultimo Cda che, insieme al precedente, è finito sotto la lente degli inquirenti non solo per le obbligazioni incriminate ma anche per le buone uscite, i premi di produttività, le maxi consulenze e i prestiti senza garanzia. 

Nessuno si attende che la Boschi faccia harakiri assumendosi le responsabilità vere o presunte dell’amato padre ma nemmeno che lo presenti come un eroe. Un profilo che, visto il contesto in cui lavorava, risulta fuori luogo e decisamente offensivo per chi ha perduto tutti i risparmi di una vita. 

Poi c’è il premier che, più tronfio che mai, si è subito autoscagionato attribuoendo in pieno la responsabiità dell'accaduto ai poveri correntisti che, a suo dire, sarebbero caduti nella tentazione di acquistare «obbligazioni subordinate che davano un rendimento superiore rispetto al conto corrente». Renzi non ha esitato a varare un provvedimento in base al quale solo poco più metà dei clienti coinvolti nel crack finanziario hanno diritto ai rimborsi automatici. Dopo di che se ne è lavato le mani, respingendo come fantascientifiche e passibili di querela le ricostruzioni di tutti coloro che hanno avvicinato il padre Terenzio all’ex numero uno di Banca Etruria Lorenzo Rosi. 

Veniamo infine alla Consob. Il presidente dell’Authority di controllo Giuseppe Vegas non ha perso occasione per dichiarare che il sistema di vigilanza ha funzionato anche nel caso delle quattro banche finite in liquidazione e che i prospetti informativi davano «massima evidenza a tutti i fattori di rischio connessi alla complessità degli strumenti e alla situazione in cui versavano le banche». Un giudizio, però, al quale Vegas ne ha subito aggiunto un altro e che appare del tutto contrario al precedente. Intervenendo sempre in merito ai prospetti, il presidente della Consob ha affermato che sono contenuti in «un documento troppo lungo e complesso per poter essere letto e pienamente compreso dal risparmiatore».

Insomma, prima dice che va tutto bene. Poi, sommessamente ma in modo inequivocabile, ammette che un problema relativo alla corretta informazione sull’operato delle banche c’è stato e continua ad esserci. Intanto però, tra una mezza verità e l'altra, c’è chi ha perso tutto.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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