LO STATO DIVORA IL 70% IN TASSE | 27 Gennaio 2016

Cala il petrolio. Ma alle famiglie restano le briciole

Il prezzo del greggio crolla ma alle famiglie vanno le briciole. Colpa dello stato, che divora il 70% del costo della benzina. I consumatori al governo: «Andamento inaccettabile, abbassare subito le tasse»

di LUCA PIACENTINI

Fare il pieno costa un patrimonio. Le famiglie italiane si dissanguano letteralmente. E’ vero, il prezzo del petrolio è crollato in modo vertiginoso, al punto da allarmare gli analisti. Ma se il calo alla pompa è innegabile, non è comunque abbastanza per tirare il fiato. E, soprattutto, il costo al litro non scende come dovrebbe. 

Di chi è la colpa principale lo sappiamo: dello stato. Che incassa una quantità astronomica di tasse, al di sopra della media europea. Secondo la tabella dell’Unione Petrolifera del 18 gennaio, infatti, l’incidenza fiscale complessiva sul litro di benzina sfiora il 70% (69,7), rispetto al 67,7% dell’area euro e del 68,1% dell’Ue a 28 (fonte: direzione Energia Commissione Ue). Anche l’Iva è ben al di sopra della media: 22% contro il 20,8% e il 21%. 

Limitando sempre l’analisi alla benzina e prendendo in considerazione invece il prezzo totale, secondo il Codacons l’Italia fa peggio solo di Malta e Olanda, facendo segnare un costo del 22% superiore alla media dei paesi europei. Ma sono le accise a lasciare a bocca aperta. Per quantità e qualità, un peso in sé enorme e voci a dir poco incredibili, alcune delle quali hanno ormai superato i confini della cronaca e meriterebbero di finire una volta per tutte nei libri di storia (vedi la guerra di Abissinia 1935 e la crisi di Suez del 1956). 

La scomposizione più recente disponibile è quella fornita dal ministero per lo Sviluppo economico pubblicata lunedì 25 gennaio. La tabella riporta il prezzo medio, da cui è possibile dedurre per differenza quello al netto delle imposte (visibile in verde nel grafico).

Prendiamo la benzina senza piombo e il gasolio: posto un prezzo al consumo di 1,392 euro/l per la prima, se per ipotesi non ci fossero le accise (72 centesimi circa) e l’iva (25 centesimi), pagheremmo un litro 41 centesimi, mentre il gasolio 36 (sottraendo dal prezzo al consumo pari a 1,196 €/l i 61cent di accise e i circa 21centesimi di iva).  

Da un lato i produttori sottolineano che «a livello industriale il prezzo italiano è assolutamente in linea con quello medio dei paesi dell’area euro». L’Unione Petrolifera afferma che «da giugno 2015 ad oggi il prezzo della benzina è diminuito complessivamente di oltre 21 centesimi euro/litro, mentre quello del gasolio di circa 28 centesimi, riflettendo appieno la discesa del greggio e dei prodotti raffinati sui mercati internazionali». 

D’altra parte le associazioni dei consumatori si rivolgono al governo, che secondo il Codacons «deve impegnarsi ad eliminare e subito accise anacronistiche sui carburanti, varate per finanziare guerre e calamità naturali del secolo scorso, e che appaiono ridicole oltre che lesive dei consumatori», mentre secondo la denuncia di Federconsumatori-Adusbef siamo di fronte ad un «andamento del tutto inaccettabile, che richiede un intervento dell’esecutivo affinché le accise siano ritoccate al ribasso immediatamente di almeno 5 cent al litro in una prima fase, per poi intervenire in termini strutturali con ulteriori riduzioni di almeno 10 cent al fine di riportare la tassazione nelle medie europee. In mancanza di ciò - è la conclusione delle associazioni - il Governo lucrerebbe, come se fosse una ottava Compagnia Petrolifera, ingenti risorse dalle tasche dei cittadini già toccati in misura micidiale nel loro potere di acquisto». 

Sempre Federconsumatori calcola che considerando il depotenziamento del cambio euro-dollaro, l’incremento delle accise (tra 2009 e 2016 passate da 56,4 cent/l a 72 cent/l circa) e dell’imposta sul valore aggiunto, «il costo della benzina si trova comunque 6 centesimi oltre il livello a cui si dovrebbe attestare (…) Il totale ammonta a +131 euro annui». 

Insomma: a rimetterci sono sempre i cittadini, che in una delle congiunture energetiche internazionali potenzialmente più favorevoli per i ribassi al dettaglio si devono invece accontentare solo delle briciole. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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