GENDER E DENUNCE | 16 Settembre 2015

«Cambi tono, signor ministro»

Sconcerto e preoccupazione. Dura replica di Manif Pour Tous e del giornalista Adinolfi alle dichiarazioni del ministro Giannini, che parla di ricorso a «vie legali» verso chi sostiene che la Buona scuola introduce la teoria gender

di LUCA PIACENTINI

Parlando a Radio24 il ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini ha difeso la Buona scuola renziana al punto da adombrare il ricorso a vie legali verso chi parla di teoria gender nelle scuole: «In queste ore (il ministero, ndr) sta inviando a tutti i dirigenti una circolare», che sottolinea come la riforma non porti la teoria gender all’interno degli istituti scolastici, «chi ha parlato e continua a parlare di teoria Gender in relazione al progetto educativo del governo Renzi sulla scuola, compie una truffa culturale - ha detto il ministro - Ci tuteleremo con gli strumenti legali».

Parole forti. Che lasciano perplessi. Tutte le volte infatti che l'espressione di un'opinione viene collegata alla sfera della giustizia, per di più in contesti delicati come questo, in cui famiglie e associazioni cattoliche (e non solo) fanno valutazioni su un testo normativo che a loro sembra controverso, occorre drizzare le antenne. E chiedersi: quando, come e chi dovrebbe essere l’oggetto degli strumenti «legali» di cui ha parlato il ministro? E perché? Per avere esercitato il diritto di critica? Per essersi mosso allo scopo di approfondire, interpretare, sviscerare contenuti e limiti di un provvedimento legislativo delicato, che riguarda la sfera educativa? Immaginiamo che non sarebbero queste le ragioni o le basi delle eventuali azioni legali. Quali, dunque?

In attesa di chiarimenti dal ministro, registriamo che oggetto del contendere è l’articolo 16 della legge, che parla di promozione in ogni scuola di ordine e grado, «dell’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni». Secondo il ministro Giannini questo passaggio «introduce un principio sacrosanto che non ha nulla a che fare con la teoria gender».

Le parole del ministro hanno scatenato la reazione dei gruppi anti gender: «Per restare liberi di educare i nostri figli quest'anno ogni scuola sarà una trincea» sono le dichiarazioni del portavoce dell’associazione La Manif Pour Tous Italia (tra gli aderenti alla manifestazione del 20 giugno a Roma) Filippo Savarese riportate dai principali organi di informazione nazionale: «Le minacce del ministro Giannini sono di una gravità inaudita. La riforma della scuola rinforza la presenza di attività ideologiche sull'identità di genere nei Piani dell'Offerta Formativa». E aggiunge: «Un milione di persone non si sono riunite in piazza a Roma in preda ad una psicosi collettiva ma per difendere il diritto di educare i propri figli». Botta e risposta, insomma: il sale della democrazia. Era necessario, per un ministro della Repubblica, parlare di «strumenti legali»? 

Mario Adinolfi, in prima linea nelle battaglie anti gender, ha postato su Facebook una sorta di “autodenuncia”: «Gentile ministro Giannini - scrive il giornalista - se vuole come ha annunciato denunciare chi mette in guardia i genitori dal possibile dilagare delle teorie gender nelle scuole, cominci da me». Il lungo intervento sul social network si chiude con un richiamo all’opportunità di utilizzare simili toni di fronte alla preoccupazione di tante famiglie scese in piazza il 20 giugno a Roma. «Noi però abbiamo una caratteristica - chiude Adinolfi - Abbiamo dimostrato che non ci facciamo facilmente intimidire. E poi siamo tanti. Qualcuno, dopo l'arresto, si occuperà di portarmi le arance. Cambi tono, gentile signor ministro Giannini».  


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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