IL CASO | 18 Giugno 2015

Caro Saviano, il plagio c'è, eccome

L'incredibile caso dello stravolgimento della sentenza con cui lo scrittore napoletano viene condannato per plagio. Corriere e Repubblica parlano di assoluzione; ma la Cassazione ha detto, e scritto, l'esatto opposto

di ROSSANO SALINI

Le sentenze sono testi scritti, nero su bianco, e basta leggerle per capirne il contenuto almeno generale. Non c'è nemmeno bisogno di essere esperti di diritto, dei giurisperiti di vaglia per rendersi conto, dalla lettura della sentenza, se sia chiaro o meno a chi il giudice dà torto e a chi dà ragione. (Clicca sulla foto in fondo all'articolo per leggere il testo della sentenza)

Eppure sulla stampa di casa nostra pare proprio non sia così. Già alcuni giorni fa veniva denunciato da questo giornale l'incredibile ribaltamento comunicativo di una sentenza del Consiglio di Stato sulla legittimità del buono scuola lombardo: un comunicato stampa della Cgil si inventava una bocciatura a fronte di una sentenza che dichiarava in maniera limpida e cristallina non solo la legittimità del buono scuola, ma addirittura l'importanza di un tale istituto al fine del pieno rispetto della Costituzione. Niente da fare: anche a fronte di una sentenza così chiara la Cgil ha parlato di bocciatura, e certa stampa accondiscendente (Il Fatto Quotidiano) ha fatto da cassa risonanza.

La stessa storia si è ripetuta in questi giorni per il caso dell'accusa di plagio rivolta a Roberto Saviano dalla Libra, società editrice dei quotidiani Cronache di Napoli e Corriere di Caserta. Non avevo seguito il caso con particolare interesse, e avevo letto distrattamente i titoli di Corriere e Repubblica, entrambi abbastanza chiari: la Cassazione ha accolto il ricorso di Saviano. Ergo, lo scrittore sarebbe stato assolto dall'accusa di plagio. Questo ingenuamente avevo pensato, e mi ero tenuto per me il personale giudizio negativo su Saviano, che prescindeva e prescinde tuttavia dal suo essere o meno un plagiario. E nemmeno la notizia di un titolo del Giornale che diceva l'opposto aveva destato il mio interesse.

È stato invece un post su Facebook a farmi rendere conto dell'abbaglio, prima che poi altri media se ne accorgessero e incominciassero a sollevare il velo sul caso. A volte anche i post sui social network possono avere il loro valore; soprattutto in casi come questo, dal momento che l'autore del post era Luca Ponzoni, avvocato milanese, penalista, già noto per essersi occupato tra le altre cose delle vicende Expo e dello scandalo di Santa Rita. Già, come dicevo, se si leggono le sentenze non è impossibile capire dove stia la ragione; se poi a dirlo è una persona del mestiere allora proprio non ci si scappa. Ebbene, le parole dell'avvocato non lasciano spazio a dubbi: «Secondo la Cassazione Saviano HA PLAGIATO e la disonestà intellettuale di chi ha sostenuto il contrario è vergognosa. Se non è vero Roberto Saviano mi querelerà per diffamazione». E di seguito anche la citazione di una parte della sentenza, emanata dalla Corte d'appello e confermata dalla Cassazione: «In tre dei sette brani vi era stata una illecita riproduzione plagiaria degli stessi in quanto in questo caso il romanzo riportava quasi integralmente gli articoli in questione». Insomma, il caso è semplice: il plagio c'è, ed è stato dichiarato tale in Cassazione. In Cassazione è stata annullata solo la parte della sentenza d'appello riguardante la questione del risarcimento; ed è bastato questo per far dire ai giornaloni che Saviano era stato assolto. Un po' come il caso della sentenza sul buono scuola: era bastato il respingimento di un appello incidentale su una questione secondaria per far parlare di bocciatura a fronte di una piena e totale promozione.

Abbastanza buffo anche il modo con cui Saviano ha cercato di pararsi e autoassolversi su Twitter: «Scrivere "Secondo un giornale locale" e non "Secondo il Corriere di Caserta" per gruppo Libra è plagio. Fa sorridere». E a noi fa tanto piacere che Saviano trovi da sorridere; ma forse avrebbe fatto meglio a riportare brani della sentenza, e sarebbe stato chiaro – sorrisi a parte – dove stava la ragione e dove il torto.

Il torto più grande, inutile dirlo, ce l'hanno certi giornali. Giornali molto autorevoli, per altro. Il torto, grave, di fare ideologia invece che informazione. L'ideologia vera, profonda, quella cioè che camuffa la realtà, se non addirittura la cancella, e la sostituisce con una propria interpretazione. Non c'era mica bisogno di dire che Saviano è un ladro o un delinquente; e si poteva addirittura dire che la questione del plagio non andava a intaccare il valore dell'opera. Tutto si poteva dire: ma non che la sentenza gli dava ragione. Perché quella sentenza c'è, è scritta, e tutti la possiamo leggere.

Sembrerà incredibile, ma tornare a chiamare semplicemente le cose col loro nome è forse la più grande missione culturale che oggi si possa mettere in atto. Soprattutto nel mondo dell'informazione.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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