LEADERSHIP IN GIOCO | 14 Marzo 2016

Centrodestra, non è il tempo delle divisioni

Dicendo no a Bertolaso Matteo Salvini insegue la leadership nazionale del centrodestra. Ma i tempi non sono ancora maturi e solo Berlusconi può contendere al Pd di Renzi il centro dello spettro politico. Ora più che mai bisogna restare uniti

di ROBERTO BETTINELLI

Per il centrodestra non è il tempo di divisioni. In realtà, visto lo ‘storico’, non lo sarebbe mai dal momento che il tridente più o meno modificato, una volta non c’erano Salvini e Meloni ma Bossi e Fini, ha sempre rappresentato l’unica strategia possibile per battere le sinistre. Ma Berlusconi e gli alleati non devono derogare alla ‘regola della vittoria’ proprio oggi che il Pd di Renzi sembra implodere a causa di una gestione autoritaria del partito che viene contestata ai limiti della scissione dalla minoranza.

Invece la separazione, tutto tranne che consensuale, sta prendendo il sopravvento nella complicata vicenda delle elezioni romane. Bertolaso ha superato la prova delle gazebarie ma seguita a non convincere Matteo Salvini che non ha mai digerito le frasi non abbastanza dure su zingari e campi rom dell’ex responsabile della protezione civile. Salvini ha invitato a farsi da parte il candidato di Berlusconi proponendo al suo posto Giorgia Meloni che, molto responsabilmente, si è detta disponibile a tentare l’impresa qualora non ci fosse l’accordo sul nome di Bertolaso. 

La presa di posizione del segretario del Carroccio è in totale contrapposizione rispetto alla linea del fondatore di Forza Italia che dopo aver scaricato Marchini, giudicato troppo ambiguo per via dei trascorsi con la sinistra romana e proprio per questo motivo inviso ai voti della destra pronti a confluire in massa sulla Meloni, ha puntato su Guido Bertolaso.

Se è vero che il protagonista delle gazebarie ha commesso un errore nel definire «vessati» i rom che a Roma, come in tante altre città italiane, procurano gravissimi problemi sul fronte della sicurezza è anche vero che, ripreso dal leader della Lega, si è corretto immediatamente dandogli su ragione su tutto. 

Se Salvini non avesse un secondo fine, davanti alla pubblica ammenda di Bertolaso, non potrebbe che ritenersi soddisfatto. 

Certo, come ha spiegato più volte, non è il suo candidato. Ma è il modello stesso delle alleanze del centrodestra che non consente di avere sempre l’uomo in corsa fatto a propria immagine e somiglianza. A volte succede e Maroni alla guida di Regione Lombardia ne è la prova. Altre volte no. D’altronde il milanese Stefano Parisi, che deve contendere il Comune al renziano Sala, ha un profilo più da moderato che non da lepenista. 

La verità è che insieme alla candidatura romana si sta giocando la pericolosa partita della leadership nazionale del centrodestra. La Lega ha ormai superato Forza Italia nei sondaggi e fra i colonnelli berlusconiani non c’è nessuno che abbia la stessa visibilità e la libertà di manovra di Matteo Salvini. 

Che gli ‘eterni secondi’ del Carroccio tentino la spallata è naturale ed è il frutto di un ottimo lavoro che è stato fatto nel Paese con la decisione di spingere la lista ‘Noi con Salvini’ anche al Sud. Ma il taglio movimentista e radicale di questa proposta, per quanto cresca nella considerazione degli italiani, esclude la possibilità di contendere il centro a Matteo Renzi. Questa è la missione di di Forza Italia che, altrettanto naturalmente, non può essere spinta al suicidio e ha l’obbligo di difendere il suo posizionamento nel mercato elettorale. 

Berlusconi ha concesso molto alla Lega Nord. A partire dalla regione simbolo, la Lombardia, dopo l’era Formigoni. Salvini ha dimostrato di avere grandi ambizioni e un progetto che vuole disancorare il suo partito d’origine dai territorio che l’hanno visto nascere e prosperare. Ma i tempi non sono ancora maturi. 

La leadership nazionale allo stato non può che essere baricentrica in riferimento allo spettro politico e a Roma, nonostante gli sforzi, i numeri dicono che il fenomeno leghista non può essere trainante. Sondaggi e speranze a parte siamo ancora nella fase in cui Salvini deve accontentarsi di tutelare l’autentico valore aggiunto del centrodestra. Ossia l’unità. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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