POLITICA | 12 Marzo 2015

Centrodestra: «Salvini non può essere il leader»

Luca del Gobbo, capogruppo del Nuovo Centrodestra: «Bene Maroni, ma Salvini sbaglia. Imitare Marine Le Pen è un errore. Non è questa l’alternativa a Renzi e Pisapia»

di ROBERTO BETTINELLI

«Salvini divide e non unisce. Per questo motivo non può essere lui il leader in grado di battere Renzi». Parla Luca del Gobbo, ex sindaco di Magenta con due mandati alle spalle, consigliere regionale e capogruppo del Nuovo Centrodestra. Un profilo da amministratore locale. Ma non solo. Del Gobbo, insieme agli altri esponenti di Ncd, sta tentando di lanciare una nuova forza politica confrontandosi con gli enormi problemi del momento: la crisi economica, la sfiducia dilagante verso le istituzioni, la difficoltà di reggere l’urto dell’antipolitica che dopo l’ondata grillina ha trovato in Matteo Salvini il suo portavoce più efficace. 

Lei dice che Salvini non può essere il leader del centrodestra. Perchè?
«La sua azione è disgregante. Esattamente il contrario di ciò che deve fare chi ha l’obbiettivo di battere un partito come il Pd che oggi, grazie a Renzi, gode di molti consensi. Salvini pone il veto a Ncd e litiga con Forza Italia. La stessa Lega non è compatta. La leadership si misura sulla capacità di unire le forze. Non certo dividerle…». 

In Regione Lombardia governate con Lega e Forza Italia mentre a Roma con il Pd. Non temete l’accusa di opportunismo?
«L’Italia ha bisogno di riforme importanti: superare il bicameralismo, creare lavoro, aiutare le imprese, sostenere le autonomie locali, la buona scuola. Ma serve uno Stato adeguato alla complessità della sfida. L’unica soluzione è stare al governo e promuovere il cambiamento. Sulla partita della sanità pubblica, per esempio, il ministro Lorenzin è riuscito a portare a casa il grande risultato dei costi standard. Sono più di dieci anni che il centrodestra insegue questo obbiettivo. Noi ci siamo finalmente riusciti». 

Lei dice che il governo Renzi è il frutto dell’emergenza. Ma le cose non saranno sempre così…
«Abbiamo offerto un’alternativa all’ingovernabilità. Senza di noi Grillo avrebbe preso il potere. Viviamo una situazione di estrema difficoltà e incertezza per colpa di una crisi economica devastante. L’Italia deve risollevarsi ed è per questo motivo che serve un esecutivo fondato su una coalizione che può apparire strana, inedita rispetto al passato, ma che ha il merito di unire gli sforzi del centrosinistra e del centrodestra in un progetto comune». 

I dati economici sembrano registrare un lieve miglioramento…  
«Chi dice che la crisi è finita, mente sapendo di mentire. Detto questo, la nostra esperienza è simile a quella di altri grandi Paesi europei. Mi riferisco alla Germania dove da parte delle forze politiche c’è stato un sussulto di responsabilità quando le condizioni economiche sono diventate davvero critiche. Tutti hanno fatto la loro parte senza guardare tanto ai brand e agli 'orticelli'...». 

Secondo lei può essere comprensibile la scelta di un partito che si chiama Nuovo Centrodestra e che sta al governo con il Pd?
«So che non può esserlo per tutti. Ma perché la politica torni ad occuparsi delle cose concrete è necessario assumersi la responsabilità di fare scelte impopolari. Se non avessimo corso il rischio di superare gli steccati per dare un governo all’Italia, oggi avremmo Grillo alla guida del governo». 

Ncd e Udc si sono fusi in Area Popolare. Qual è l’obbiettivo?
«E’ un primo passo per dare vita a una grande forza di centrodestra che non sia in balia dell’antipolitica. Crediamo in una politica che si ispiri ai valori del liberalismo e del cattolicesimo. In Spagna l’esperimento di Aznar ha avuto successo perché ha riscoperto queste radici». 

Ma c’è spazio nel mercato elettorale italiano per un partito con queste caratteristiche?
«Fra i due Matteo, Renzi e Salvini, c’è una buona parte di elettorato che attende una proposta moderata. Noi puntiamo a dare rappresentanza a queste persone e lo vogliamo fare attraverso un partito che abbia a cuore la difesa della famiglia e dell’impresa. Queste sono le nostre finalità. Sono il relatore della legge regionale sul quoziente famigliare e posso dire che un'azione forte e credibile è stata fatta su questo fronte. Un’altra iniziativa di Ncd è stata la norma sulle aziende che pone l’imprenditore come un soggetto che costruisce il bene comune al pari delle istituzioni. Nessuno l’ha mai fatto prima». 

Come giudica il lavoro fatto finora in Regione Lombardia con Lega e Forza Italia?
«Abbiamo la migliore sanità, la formazione professionale più efficiente, infrastrutture moderne e realizzate in tempi certi. Maroni sta facendo bene e in continuità rispetto ad un passato che ha consentito alla nostra regione di raggiungere standard di eccellenza a livello europeo».

Sulla leadership di Salvini il suo giudizio è chiaro e negativo…
«La Lega che ha in mente Salvini va al traino del Fronte Nationale di Marine Le Pen. Non può incontrare l’adesione degli elettori moderati. L’approccio che condivido è quello di Maroni. La sua è una Lega responsabile che vive con serietà l'amministrazione dei teritori. Giudico sterili le imposizioni e gli atti ad escludendum di Salvini che non garantiscono la costruzione di una vera alternativa alla sinistra. Nè a Milano contro Pisapia né a Roma contro Renzi». 

Prima consigliere comunale, poi sindaco e ora consigliere regionale. Di gavetta ne ha fatta parecchia…
«Secondo me conta tantissimo. Davanti a una crisi così profonda e duratura non si può fare leva su una classe politica di nominati. Chi decide di fare politica ha l’obbligo di confrontarsi con l’amministrazione della cosa pubblica partendo dal basso». 

Lei, però, ha fatto della politica la sua professione…
«Prima di diventare il sindaco della mia città svolgevo la professione di giornalista e comunicatore. La mia dichiarazione dei redditi di allora evidenzia quanto per me fosse più conveniente proseguire con il mio lavoro. La mia candidatura è stata casuale. Sono stato eletto e la mia vita è cambiata. Poi mi sono ricandidato. E ho vinto. E sa perché? I miei concittadini sapevano che avevano a che fare con una persona che iniziava a lavorare il mattino e finiva la sera, restando in ufficio ben oltre gli addetti delle pulizie quando ormai nel palazzo comunale non c’era più nessuno…». 

Che cosa ne pensa della volontà di Renzi di ridimensionare le Regioni tornando ad assegnare allo Stato competenze strategiche come l’energia, le infrastrutture e i trasporti? 
«In Italia esistono differenze enormi fra le Regioni. Alcune funzionano e sono virtuose mentre altre sprecano i soldi dei cittadini. I tagli lineari non hanno dato i frutti sperati. Chi amministrava male, continua a farlo impunemente. Ciò che serve è un federalismo differenziato: se la Regione si dimostra in grado di fare buon uso delle competenze assegnate, è giusto che continui ad esercitare questo diritto. Se agisce male, deve farsi da parte. Chi sbaglia merita di essere commissariato». 

In Lombardia Ncd può contare su una rete di 10mila circoli. Si tratta di una militanza vera o siamo alle prese con l’ennesimo ‘partito dei notabili’?
«Nelle elezioni europee abbiamo raccolto il sostegno di un elettorato militante mentre altri partiti come Forza Italia e Pd hanno intercettato il voto di opinione. E’ un partito vero, radicato sul territorio, e i dati lo dimostrano». 

Ma in politica i numeri contano e Ncd non ha superato la soglia alle elezioni regionali in Emilia-Romagna e in Piemonte…
«Senza numeri non si vincono le battaglie. Un conto è avere nove consiglieri come abbiamo adesso in Regione e un conto è averne cinque, quattro, tre…E’ evidente che dobbiamo crescere. Dicono che ci manca il leader. La verità è che dobbiamo essere tutti protagonisti. Ognuno deve fare il proprio dovere nel luogo dove vive. Il leader aiuta moltissimo, ma troppo spesso diventa l’alibi per impigrire e deresponsabilizzare chi, come il politico, ha l'obbligo di rispondere alle domande dei cittadini». 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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