AMMINISTRATIVE 2017. L'INTERVISTA | 08 Giugno 2017

«Centrodestra unito per rimettere in moto il Paese»

«Il centrodestra compatto vince le elezioni, governa e cambia in meglio il Paese». L’eurodeputato Massimiliano Salini rilancia la coalizione come forza di governo: «Il modello? Lombardia, Veneto e Liguria»

di REDAZIONE

«Il centrodestra compatto non solo vince le elezioni, ma governa e cambia in meglio il Paese. Come dimostrano le esperienze di Lombardia, Veneto e Liguria. E’ questo modello che intendono replicare sui territori i candidati sindaco che sosteniamo alle prossime elezioni, Marco Bucci a Genova, Dario Allevi a Monza, Roberto Di Stefano a Sesto San Giovanni, Chicco Zucchi a Crema, Pierluigi Peracchini a La Spezia, Guido Malinverno a Desenzano, Stefano Raccagni a Palazzolo, e Claudio Bavutti a Moglia (Mn), per citare solo alcuni comuni che ho visitato nelle ultime settimane». 

Non lascia spazio ad equivoci e resta un convinto sostenitore dell’unità del centrodestra l’eurodeputato di Forza Italia Massimiliano Salini, che in un’ampia intervista analizza lo scenario politico alla chiusura della campagna elettorale per le amministrative, che domenica 11 giugno chiameranno al voto nove milioni di cittadini per eleggere i sindaci in oltre mille Comuni. L’europarlamentare azzurro lo dice con chiarezza: nelle città e nel Paese, il centrodestra è uno schieramento capace di rinnovarsi attuando il cambiamento, proponendosi come «forza di governo credibile e concreta». 

Onorevole Salini, un conto però sono le amministrative, un altro le elezioni politiche. In più sembra che in autunno si andrà a votare col proporzionale. A livello nazionale, più che un rilancio del centrodestra non teme l’ingovernabilità? 
«Credo che, in questa fase politica delicata e complessa, la necessità di fare argine alle forze anti sistema - una minoranza che col meccanismo elettorale maggioritario puro rischierebbe di andare al governo causando danni incalcolabili al Paese - debba trovare un punto di sintesi con l’esigenza di dare un governo stabile all’Italia». 

Attraverso le larghe intese? 
«Tutt’altro: niente inciuci. Parlo per Forza Italia: lo sforzo dev’essere quello di semplificare il sistema dei partiti muovendosi in sintonia con Lega Nord e Fratelli d’Italia, aperti alle forze da sempre fedeli al progetto politico del centrodestra».

Come superare la tendenza alla frammentazione?
«Garantendo un messaggio chiaro agli occhi degli elettori, proprio come avviene sul territorio, dove il centrodestra si muove compatto e difende un progetto condiviso che si sta dimostrando vincente in tre importanti regioni del Nord, che governiamo con ottimi risultati». 

Quindi il bipolarismo non è morto?
«Per niente. Non solo penso che la frattura bipolare sia tutt’ora valida, con un fronte liberale-conservatore da un lato e uno social-progressista dall’altro. Ma resto convinto del fatto che l’attuale tripolarismo sia una condizione più apparente e transitoria che di sostanza, legata cioè alla perdita di peso dei partiti tradizionali e non all’effettiva credibilità di chi, come i Cinquestelle, si limita a cavalcare la protesta». 

Come definirebbe il terzo polo?
«Un vuoto colmato da rabbia senza idee, suggestioni inutili a governare una realtà complessa come la democrazia rappresentativa. Che, ricordo, è l’unica forma di democrazia esistente e funzionante. La gente è delusa perché sente che finora la politica non ha garantito risposte convincenti alla crisi. Ma la richiesta di cambiamento non coincide con la protesta anti sistema».

Cosa cercano gli elettori?
«I cittadini chiedono protezione e sviluppo: da una parte, tutela dalle minacce di oggi in tutte le sue forme, dal terrorismo islamico all’immigrazione fuori controllo, dalla disoccupazione giovanile alla chiusura delle fabbriche massacrate dalle tasse e dalla burocrazia dello Stato; dall’altra parte la gente si aspetta programmi chiari e realizzabili: opere pubbliche in grado di rilanciare davvero il Paese. E poi volti nuovi». 

Quali caratteristiche deve avere un candidato?
«Anzitutto la credibilità. Che si ottiene in un solo modo: dimostrando di saperci fare. Non tanto in politica, quanto nella vita. Famiglia e valori - quelli cattolici e liberali - impresa e lavoro: se mancano i punti di riferimento reali è impossibile fare bene. E la gente se ne accorge. D’altronde le persone vogliono questo: concretezza e solidità. Non puntano a sfasciare tutto, come vorrebbe farci credere qualche comico prestato alla politica».

Come fa a dirlo?
«Perché in queste settimane di campagna elettorale a sostegno dei nostri candidati sindaci, da Crema, la città in cui vivo, fino a Genova, passando per Monza e Sesto San Giovanni, ho incontrato migliaia di persone, da cui sento provenire una richiesta fondamentale: riappropriamoci delle nostre città, rilanciamo i centri storici, diamo fiato all’economia e allo sviluppo delle imprese. In due parole: ripartiamo insieme». 

Quali sono i temi caldi?
«Infrastrutture e lavoro, immigrazione e sicurezza. E’ qui che si vede il buon amministrare. Ed è qui che registro i fallimenti principali del PD e della sinistra italiana, su scala nazionale come a livello locale. A Crema per esempio, la Giunta uscente di centrosinistra ha usato la città mirando a obiettivi di piccolo cabotaggio, scambiando il municipio per la sede del partito. Risultato: si è dimenticata dei cittadini, commettendo errori imperdonabili».

Ad esempio?
«Mostrando completa inettitudine, il PD si è lasciato scappare l’occasione di portare a termine un’opera cruciale come il raddoppio della Paullese, fondi che il Comune si è dimenticato di chiedere alla Regione. Una vicenda non meno grottesca del ritardo nel presentare richiesta a Regione Lombardia delle risorse per il sottopasso ferroviario che migliorerebbe la vita dei cremaschi. Il tutto con una forte dose di ipocrisia: le aperture sulla moschea, l’atteggiamento irresponsabile sull’immigrazione, l’utilizzo delle municipalizzate locali come fossero un bancomat, salvo poi disfarsene dopo averne affossato i bilanci con indebitamenti vergognosi. E’ per questo che dobbiamo mandare a casa il centrosinistra: a Crema come in altre città d’Italia, i cittadini meritano molto di più». 


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