THE FLOATING PIERS | 26 Giugno 2016

Christo e l’ultima frontiera del classico

‘The Floating Piers’, l’opera realizzata dall’artista Christo sul Lago d’Iseo, esalta il rapporto fra uomo e natura. Un'affermazione effimera di civiltà sulla materia del paesaggio che porta al punto di rottura il concetto di classico

di ROBERTO BETTINELLI

‘The Floating Piers’, l’opera realizzata dall’artista Christo che consiste in un passerella galleggiante di cinque chilometri sul Lago d’Iseo, appartiene indubbiamente al genere delle opere che esaltano il dato dell’esperienza. Si inserisce, quindi, nelle prove del contemporaneo più stretto dal momento che la proposta di bellezza supera la superficie del quadro e il confine del rapporto esclusivamente visivo per accompagnare lo spettatore nella completezza di una dimensione sinestetica. L’intera fisicità è stimolata. L’esperienza prevede la possibilità di camminare sulle acque spostandosi da Sulzano a Montisola fino all’isola di San Paolo secondo un percorso inedito, fabbricato appositamente, offrendo una modalità di godimento estetico che non sarebbe stata possibile in assenza dell'intervento dell'artista. 

«Sono una persona molto fisica - ha detto Christo nella conferenza stampa di presentazione dell’opera che sarà smontata il 3 luglio - la passerella non dovete guardarla in fotografia. Dovete camminarci sopra». 

Si tratta dell’ultima provocatoria realizzazione di un artista mosso dal senso di emulazione verso il classico. In ‘The Floating Piers’, infatti, si afferma come decisivo il rapporto fra uomo e natura, stabilendo un intervento di civiltà sul dato grezzo della materia. Christo, nella sua opera, evidenzia l’esigenza di controllo e di dominio che l’arte classica ha sempre esercitato attraverso una poetica di ricostruzione dei fondamentali estetici della realtà. Giotto, Raffeallo, Tiziano fino ai pittori neoclassici del novecento come Salvador Dalì, Pablo Picasso, Alberto Burri hanno espresso una posizione comune che non punta a conservare ma a ridefinire le categorie del mondo naturale e istintivo. La creazione si qualifica come un’attività che è al tempo stesso originaria e artificiale, ma ciò che più importa è l’esigenza di istituire un nuovo ordine laddove non c’era altro che natura. Una priorità costruttiva che afferma una concezione centralizzatrice dell’uomo e dell’umanità. 

La classicità contemporanea si caratterizza per una progettualità e un immaginario che non lasciano intatto e indesiderato il contesto oggettivo e dell’inconscio. L’opera diventa un approdo di sintesi in cui la materia è ricostituita attraverso modalità di correzione che producono un assetto normativo. Imponendo un ordinamento artificiale, però, l’arte non viene mai meno alla necessità di edificare un’armonia fra i poli del convenzionale e del selvaggio, della cooperazione sociale e della libertà egoistica, fornendo un contributo per giustificare un equilibrio instabile ma possibile. L’arte è manifestazione operativa e fattuale di civiltà, continua verifica della coesistenza fra il sé e l’altro. La realtà oggettiva è modellata armoniosamente sulla base di una soggettività creatrice. 

Le costruzioni e le impalcature angolari di Giotto, le vaporose architetture raffaellesche della Scuola di Atene, i tumultuosi sfondi paesaggistici di Tiziano, gli ambienti onirici di Dalì, le frammentazioni analitiche e sintetiche di Picasso, le geometrie arse e carbonizzate di Burri testimoniano il superamento del dualismo uomo-natura che esige l’arte di derivazione classica e che ispira ugualmente le opere di Christo. 

Gli impacchettanti in nylon di edifici, monumenti e paesaggi che l’artista bulgaro-americano, maestro della Land Art, ha compiuto nella sua carriera a partire dalla fine degli anni ’60 sono il frutto di una volontà di riscrivere l’aspetto naturale in una veste rigorosa, sognante, morbida e tanto docile nell’effetto quanto umanistica nell’ambizione di sottomettere l'ambiente esterno. Tutte realizzazioni che sono debitrici dell’onirismo di Man Ray e che dimorano ancora una volta come il surrealismo sia stato, fra le avanguardie novecentesche, il solo difensore dell’utopismo classico come ben dimostra la stagione del ritorno all’ordine che ha avuto personalità di vertice negli italiani De Chirico e Sironi. 

Il nylon impiegato sul lago d’Iseo per rivestire i 220mila cubi bianchi di polietilene è di colore giallo dalia ma è in grado di sfumare secondo l’illuminazione esterna coprendo uno spettro cangiante che va dall’arancione all’oro al rosso fuoco. Una mutevolezza che tempera l’imposizione dell’atto creativo, sfociante non in un dettato categorico ma in una corrispondenza che assorbe le provocazioni dell’ambiente. 

«L'opera d'arte non è il tessuto» ha spiegato l’artista. «Il tessuto è il materiale dell'opera d'arte. L'opera d'arte è anche l'acqua, le case su Monte Isola. Abbiamo usato un tipo di nylon che è molto sensibile all'umidità dell'aria. È come un dipinto astratto».

La flessibilità della struttura galleggiante non inquina né deturpa, non chiude le prospettive se non per unire le sponde aggiustando l’indefinito degli elementi naturali, esercita un’azione formalizzante sullo scenario senza usurpazione. L’opera ‘The Floating Piers’ ha vita breve e sarà riciclata attraverso un processo industriale al termine dei 16 giorni dell’esposizione, non è risolutiva né perenne, bilancia rispetto e invasione, sentimento romantico di fusione con l’esterno di natura e calcolata progettualità architettonica, dichiarando la possibilità di uno sfruttamento ragionevole dei luoghi secondo una modalità effimera che porta al punto di rottura i principi estetici della classicità. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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