VIAGGI DISPERATI | 27 Maggio 2016

Ci siamo. L'incubo è ricominciato

Barconi che affondano, stragi in mare, soccorsi delle forze navali. Nel Mediterraneo tornano le tragedie del mare e le stime sull'esodo sono allarmanti. Si parla di 800mila disperati pronti a partire dalla Libia. Ma dov’è l'Europa?

di LUCA PIACENTINI

L'incubo è ricominciato. Le vittime sono i soliti disperati. Fuggono dall'Africa. Soprattutto da quella sub sahariana. Non dalla Siria o dal Medioriente. E il Mediterraneo torna ad essere un cimitero, mentre vedette e navi militari internazionali fanno il massimo per bloccare l'ecatombe. 

LA 'MULTINAZIONALE DEL CRIMINE'
L'esodo in realtà non si è mai fermato. Ma con l'arrivo della stagione calda, i timori degli osservatori hanno preso corpo. E di ora in ora, barcone dopo barcone, si stanno trasformando nel peggiore degli scenari: un flusso continuo di persone, uomini e donne, spesso bambini piazzati dagli adulti sui gommoni o su oggetti galleggianti che assomigliano più a zattere che a vere imbarcazioni in condizioni di solcare il mare; una serie continua di natanti che affrontano le acque del Mediterraneo non solo perché spinti da malviventi isolati e senza scrupoli, ma perché in qualche modo ‘programmati’ da una vera e propria rete criminale transnazionale. 

LE STIME: 200MILA ARRIVI NEL 2016
A preoccupare non è solo l'ipotesi delineata nel recente rapporto di Europol e Interpol di fronte a quella che sembra una sorta di ‘multinazionale del crimine’, con tutte le complicazioni che questo pone agli stati, che per combatterla devono trovare tra loro sinergie e collaborazioni non sempre facili e immediate. 

Ad allarmare sono anche le stime fornite dagli uffici del ministero dell'Interno sulla portata di questi flussi di migranti nell'arco del 2016. Si parla di qualcosa come 200mila migranti in 12 mesi. In Libia ci sarebbero 800mila persone pronte a partire.

Senza contare il rischio di infiltrazioni terroristiche, come ricorda la Cnn in un servizio-inchiesta sulla possibilità che gruppi di jihadisti dell’Isis usino i barconi per confondersi tra i migranti e raggiungere le coste europee. 

L’ULTIMO MAXI SALVATAGGIO: 4MILA PERSONE
Nell’ultimo intervento la guardia costiera ha salvato oltre 4mila migranti davanti alle coste libiche in 22 distinte operazioni, si legge nel comunicato, «in particolare sono intervenute 7 unità della guardia costiera, un'unità spagnola del dispositivo Eunavformed, un'unità spagnola del dispositivo Frontex, una unità navale della Ong Sea Watch, 3 mercantili, 4 rimorchiatori d'altura». 

Tra le azioni, quella forse più impressionante è «il soccorso ad un barcone capovoltosi, avvistato da un velivolo» sul quale la centrale ha dirottato le motovedette. «L’intervento ha consentito di salvare al vita a 96 persone. Tra queste, un bambino di 5 anni in stato di ipotermia».

MENTRE L’UE DISCUTE DEI BALCANI
Da settimane il dibattito politico guarda soprattutto alla rotta balcanica, al centro dell'accordo tra Unione Europea e Turchia. Il patto mira a diminuire gli arrivi verso la Grecia in cambio di 6 miliardi di euro in tre anni ad Ankara, che dovrebbe tenersi la gran parte dei migranti e, oltre a ricevere i fondi, si vedrà liberalizzare parzialmente i visti e riaprire l’iter di adesione all’UE. 

Le notizie dei barconi rovesciati hanno fatto il giro del mondo e hanno riacceso i riflettori sul Mediterraneo. Ma, dagli appelli che i capi di stato e di governo stanno moltiplicando al G7, l’impressione è che si abbia chiaro (si spera) il problema, meno le soluzioni. 

SERVE UN’AZIONE POLITICA FORTE
La natura internazionale dell’esodo africano, le dimensioni, la frequenza con la quale si presenta, ne rendono complicata la gestione. Di certo non ci si può fermare agli interventi umanitari. Serve un'azione politica vigorosa, che per ora non si vede o comunque non ha dato risultati. La speranza è che non ci si attardi nei soliti litigi sulle quote o negli slogan su muri e barriere, ma si pianifichi un intervento forte coinvolgendo in modo efficace la comunità europea e i paesi da cui hanno origine questi viaggi della disperazione. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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