ALLEANZE | 22 Giugno 2015

«Cittadini stanchi delle “monarchie” di centrosinistra»

«Le prossime elezioni occasione concreta per ripartire: il centrodestra torni unito e mandi a casa Fassino». Parla il vicepresidente del Consiglio comunale di Torino Silvio Magliano: «I nostri elettori non capiscono le alleanze variabili»

di LUCA PIACENTINI

«I consiglieri che raccolgono le preferenze sui territori non possono restare in balia di scelte nazionali incomprensibili. A livello locale la politica dei due forni non premia». Silvio Magliano conosce bene Torino. E’ abituato a parlare con le persone, a cogliere gli umori dei residenti, stanchi di una città grigia circondata da periferie in stato di abbandono, e a tastare il polso degli elettori del centrodestra. «Ho un volto solo - dice l’esponente di Ncd-Area Polare e vicepresidente del Consiglio comunale - la gente non capisce le alleanze variabili». Il giudizio di Magliano sulla situazione del partito è netto: occorre costruire subito una rete sui territori, oggi praticamente inesistente. Le elezioni comunali 2016 si avvicinano. Anche il capoluogo piemontese andrà al voto. Appuntamenti cruciali, in vista dei quali solo un centrodestra forte potrà battere la sinistra, che a Torino ha profondamente deluso i cittadini. Negli anni i problemi si sono ingigantiti fino a incancrenirsi. I fronti caldi sono sicurezza e immigrazione. 

«Recentemente una ragazza disabile è stata violentata da persone che vivono nelle ex palazzine Moi - spiega Magliano - Sono occupate da centinaia di immigrati, extracomunitari, profughi e richiedenti asilo che provengono della prima emergenza Africa. Sono qui ormai da anni. Per consentirgli l’accesso ai servizi sociali e sanitari il Comune ha assegnato loro una residenza fittizia. Accanto al problema sicurezza, c’è quello del degrado. Gli edifici erano stati inizialmente costruiti per ospitare gli atleti durante le olimpiadi invernali. Oggi sono completamente distrutti. E gli occupanti utilizzano anche l'acqua della città: oltre il danno, la beffa. Per Torino è un’occasione persa. In queste palazzine potevano essere ricavati alloggi destinati agli universitari. Andavano comunque utilizzate per altri scopi. Invece dovranno essere demolite». 

Temete che con i nuovi arrivi di immigrati questa situazione di degrado si ripeta in altre zone di Torino?
«È un rischio concreto. La politica dello sgombero e del ripristino della legalità non si addice agli ultimi vent'anni di amministrazione torinese: alcuni centri sociali occupano edifici da decenni, in città questi fenomeni non vengono gestiti in modo tempestivo» 

Come si stanno muovendo il sindaco Piero Fassino e la maggioranza di centrosinistra?
«Continuano a ripetere che la città non può gestire l’emergenza profughi e che il problema va affrontato a Roma. In realtà da parte della giunta manca la volontà politica di trovare soluzioni. A dimostrarlo non c'è solo l'occupazione stabile delle palazzine ex Moi, ma anche i sette campi nomadi alla periferia della città».

Come agire?
«Anzitutto dobbiamo alleggerire la presenza di rifugiati e richiedenti asilo. La città non è più in grado di sopportarne il numero. E poi vanno riviste le quote: dico sempre che se la solidarietà non è sostenibile dai cittadini, cambia nome e si trasforma in scontro sociale». 

Come può il centrodestra dare un segnale forte? Le ultime elezioni regioni testimoniano la difficoltà, soprattutto al nord, dove Area Popolare ha ottenuto percentuali bassissime. 
«Su Area Popolare l’eurodeputato Massimiliano Salini ha fatto la riflessione più lucida. Mi auguro che Venezia diventi un modello per ritrovare la credibilità nei territori. Area popolare-Nuovo Centrodestra è molto in ritardo nella realizzazione delle rete. Esiste solo dove le persone lavorano seriamente. Ma anche questo non avviene in modo organico, né sui territori né a livello nazionale. Sono molto preoccupato per come si sta evolvendo la situazione: rischiamo che NCD esista a livello parlamentare fino al 2018, ma che scompaia dai territori. Qui è impossibile applicare la politica dei due forni, che non ha mai pagato e anzi ha sempre portato alla dissoluzione della realtà politiche».

I cittadini non capiscono l’alleanza con il centrosinistra?
«Come potrebbe essere diversamente? Io passo il mio tempo a fare opposizione alla giunta Fassino. Sono uno dei consiglieri comunali che presenta più interpellanze, nel tentativo di scalfire la cappa che da vent'anni blocca la città. E quando il problema da discutere diventano gli immigrati, ci viene fatto notare che il mio partito è al governo, che non è più un esecutivo di emergenza nazionale. Alle prossime elezioni comunali il partito deve cambiare atteggiamento, prendendo spunto da quello che è accaduto a Venezia». 

La coalizione deve ripartire dalle prossime elezioni comunali?
«A livello nazionale gli italiani votano ancora Renzi, ma sui territori sono delusi e stanchi delle “monarchie” del centrosinistra che, in centri importanti come Torino, durano da 24 anni. Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno percentuali molto basse, la Lega Nord non sfonda, anche a causa dei problemi dell’ultimo mandato. Dobbiamo avere il coraggio di mettere insieme tutto il centrodestra per sfidare Fassino. Per i nostri elettori, almeno qui a Torino, non sarebbe comprensibile un altro atteggiamento. E poi, ripeto, la politica dei due forni non paga: impossibile essere un partito a geometria variabile, che si mette con chi ipoteticamente vince. Io che vado a raccogliere le preferenze e ho una sola faccia sul territorio non posso rimanere in balia di scelte nazionali che non riescono a farsi carico dei problemi locali".


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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