PENSIERO UNICO | 09 Febbraio 2017

Come evitare di essere «invalidi» nello spirito

Come dice Romano Guardini nel volume 'Le età della vita', uno spirito «al quale manchi la relazione» con il mistero «è lo spirito di un invalido». Una condizione diffusa oggi, dove il pensiero unico censura le domande ultime

di GIUSEPPE ZOLA

In questo periodo, forse spinto dalla mia età, sto leggendo due profondissimi libri: “Le età della vita” di Romano Guardini (ed. Vita e Pensiero) e “Si vive solo per morire?” di Mauro Giuseppe Lepori, Abate generale dell’Ordine Cistercense (ed. Cantagalli), che hanno molti punti in comune, in relazione al tema del senso della vita. Suggerisco a tutti di leggere tali opere, che, pur nella loro brevità, danno sostanza ad un’epoca che vive solo di immagini.

A pagina 69 del libretto di Guardini, si legge che la vita non diventa una cosa seria se manca un rapporto con il mistero che assicuri alla persona ed allo spirito una dimensione che gli premetta di fare esperienza di «essere, verità, norma, ordine». E poi l’autore aggiunge: «Uno spirito al quale manchi la relazione con tale ambito, è lo spirito di un INVALIDO». Traduco in volgare e con un termine politicamente non corretto: si deve considerare “handicappato” chi si precluda una vita che tenga conto del fatto che non ci siamo fatti, che esiste il mistero e che non possiamo non chiederci che senso abbia tutta la nostra vita.

Durante un bellissimo incontro tenutosi a Milano pochi giorni fa, l’Abate Lepori ha sottolineato come la cultura moderna, attraverso tutti i suoi potenti strumenti di comunicazione, sta censurando in modo sistematico proprio le domande fondamentali circa la vita e la morte. La conseguenza è che viviamo in un mondo abitato da tanti “invalidi”, che rifiutano di arrendersi alla realtà della vita (e di quella grande censurata che è la morte).

Il pensiero unico dà un forte contributo a quest’opera immensa di censura, aiutando gli uomini e le donne di oggi ad allontanarsi dalle domande fondamentali, facendo credere che le “cose” non sono quelle che la realtà ci offre, ma quelle che quel pensiero ha ottenuto che si creda che siano vere. Ma, in realtà, quelle “cose” non esistono, se non nella testa di qualche inventore di frottole, sulle quali, tra l’altro, spesso vengono costruite anche immense fortune di carattere economico.

Al termine della frase di Guardini prima citata, l’autore aggiunge che «l’invalido», mancando delle condizioni necessarie, «dovrebbe smettere di fare filosofia». Ed invece, «l’invalido» di oggi pretende di dettare legge su tutto. Egli, che pensa che la vita non abbia un senso, pretende di imporre a tutti la concezione nichilista dell’esistenza. Egli, che predica l’assoluta libertà, ci sta riempiendo di milioni di regole e regolette, che tutti dovrebbero seguire, pena l’esclusione dalla vita di società. Egli, che ha iniziato il proprio cammino in nome della libertà di pensiero, ora vuole imporre a tutti, appunto, un pensiero unico. Egli, che è spiritualmente “invalido”, pretende di indicare a tutti le ricette per una guarigione che non avverrà mai, seguendo la sua strada.

In un mondo di “invalidi”, abbiamo la responsabilità di proporre, a chi voglia sentire e guardare, quei luoghi dove intravediamo l’esistenza di un lampo di serietà di vita. E dobbiamo anche lottare instancabilmente per dimostrare che dalla invalidità dello spirito si può uscire. Testimoniando il tutto nella carne della fatica quotidiana.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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