GOVERNO | 08 Novembre 2014

Come una vecchia Finanziaria

La legge di Stabilità del Governo Renzi richiama ancora una volta i moduli del passato: alte spese e alte imposte

di EMANUELE SERINA

Scorrere e cercare di comprendere gli effetti degli articoli della prima bozza della Legge di Stabilità, che deve ancora passare le forche caudine delle varie Commissioni, delle eventuali modifiche in corsa da parte del Governo e, infine, del Parlamento, è come pensare di capire come andrà a finire un libro dopo aver letto le prime pagine di un'altra opera letteraria.

Con il Governo Renzi e la twitter-mania, anzi slide-mania, la situazione è - se possibile - ulteriormente peggiorata. La dittatura degli annunci, infatti, rende ancora più complesso il lavoro dei tecnici e degli addetti ai lavori in materia fiscale che si trovano costretti, un giorno sì e l'altro pure, a modificare i propri commenti e la conseguente programmazione fiscale, per via delle modifiche che si susseguono.

Quello che è certo, però, è che alcune indicazioni di massima, una sorta di linea guida della Legge di Stabilità, la si deve e la si può intuire. E le premesse non sono certo quelle illustrate nelle famose e già citate slide. Sarebbe superfluo e quanto mai stucchevole entrare ora nel gioco dei "miliardi". 18 miliardi di sgravi fiscali e 15 miliardi di risparmio da tagli alla spesa pubblica. Questi i numeri annunciati dal premier il 15 ottobre. Nel giro di poco più di due settimane la Legge di Stabilità e i suoi numeri sono stati modificati così tante volte da renderli un lontano ricordo. Quello che resta e che - a meno di nuove e non scontate sorprese - dovrebbe rimanere, di fatto, è un importante innalzamento della imposizione fiscale, soprattutto su temi che, fino ad oggi, non erano mai stati toccati da un così importante inasprimento, come il Trattamento di Fine Rapporto o le rendite dei Fondi Pensione.

Non è tutto da buttare, ci mancherebbe. La riduzione del costo del lavoro per gli imprenditori che assumono dipendenti a tempo indeterminato è una decisione importante, con i suoi inevitabili limiti, ma comunque importante e certamente condivisibile. Così come la conferma degli ecobonus o dei crediti di imposta per la ricerca e sviluppo. Troppo poco? Forse sì.. perchè il resto della Legge di Stabilità, ad oggi, è un piatto che piange. Si va dal nuovo incremento dell'aliquota Irap, all'inasprimento delle accise sui carburanti, dal triplo salto mortale della aliquota sul regime dei minimi per i piccoli imprenditori e lavoratori autonomi, alla tassazione ordinaria sul Tfr in busta paga.

Quello che è evidente è, purtroppo ancora una volta, la mancanza di coraggio nel taglio alle spese. Il Governo si è limitato a un consueto, vecchio, taglio lineare dei trasferimenti agli enti locali, Regioni in primis, senza andare in alcun modo a incidere, e certamente non in misura rilevante, sull'enorme spese pubblica di Ministeri, annessi e connessi. D'altro canto, per bilanciare questo minimo taglio delle spese, pur tentando di mantenere la bilancia pubblica entro i limiti imposti e contrattati con l'Unione Europea, il Governo Renzi si vede costretto ad aumentare le imposte, in particolare sulle imprese, ma anche sui privati cittadini. Basti pensare che, vista la brutta aria che tira a livello di previsioni di ripresa per il 2015, sono altissime le possibilità che entri in gioco anche la cosiddetta clausola di salvaguardia, ovvero un ennesimo aumento dell'Iva, dal 10% al 12% e dal 22% attuale fino addirittura al 25,5% nel 2018. Un abominio, soprattutto se si pensa che, fin dai famosi 80 euro di bonus introdotti qualche mese fa, confermati anche dall'inserimento dell'opzione di ottenere immediatamente il Tfr in busta paga (anche se tassato in misura maggiore rispetto alla versione attuale), l'obiettivo, nemmeno tanto nascosto, del Governo Renzi è l'incentivo ai consumi.

Nessuno, o rarissimi, invece, gli incentivi alle imprese. Basti pensare all'Irap: il cavallo di battaglia delle ventisette slides presentate da Renzi era ed è tuttora, infatti, l’abbattimento dell’Irap. In realtà nel testo della legge non si parla di abbattimento dell’Irap, ma, in maniera più complessa, della possibilità di dedurre a partire dal 2015 il costo del lavoro dei dipendenti a tempo indeterminato ai fini Irap. Una mano dà.. una mano prende. L’aliquota Irap, come detto, aumenta, anzi ri-aumenta dal 3,5%, definito non più tardi dalla Legge del 24 Aprile 2014, al livello del 3,9%. Con buona pace di tutte quelle piccole aziende e microimprese artigiane e commerciali senza dipendenti, che in Italia spesso costituiscono la prima filiera produttiva, e con buona pace dei professionisti senza dipendenti. Per loro sì, lo scherzo è completo. Nessuna riduzione, ma anzi l’aggravio di provvedere a versare un saldo Irap più alto il prossimo giugno, vista la “finta” riduzione del 2014. Se questo non bastasse, si può ricordare che già oggi, è possibile dedurre integralmente dall’Irap i contributi Inps e Inail legati ai lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato.

La favola del Tfr, altresì, è uno schema perfetto dove il tentativo di incentivo ai consumi corrisponde a un immediato e inevitabile depauperamento per le aziende. Il Tfr, fino ad oggi, è stato spesso un’arma di finanziamento indiretto per le imprese. E', di fatto, uno dei pochi costi da inserire in bilancio senza una corrispondente e contemporanea uscita finanziaria. Con questa manovra, invece, le aziende (in caso di opzione da parte del datore di lavoro) sono tenute a sostenere l’immediato esborso finanziario. In alternativa devono farsi finanziare dagli istituti di credito, pur vero a tassi limitati garantiti, andando comunque a peggiorare ulteriormente la propria posizione finanziaria netta. Al 23 Novembre, giorno in cui la Legge di Stabilità dovrebbe entrare per la prima volta in Parlamento per le ultime modifiche e l'approvazione, manca ancora tanto, forse troppo.


EMANUELE SERINA

Dottore commercialista e revisore contabile. Partner dello Studio Lexis Dottori Commercialisti Associati in Milano, Crema e Mantova. Svolge dal 2006 attività professionale di consulenza civilistica e fiscale per le aziende e di assistenza in materia di contenzioso tributario. Ricopre incarichi di sindaco effettivo in società industriali e di servizi e di revisore dei conti in Fondazioni e Associazioni. Pubblicista dal 2004.

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