FAMIGLIA | 04 Giugno 2015

«Con le unioni civili arriveranno le adozioni gay»

Dai palazzi del potere alla piazza pro-family. E’ guerra al disegno di legge Cirinnà. Introvigne: «Legge impresentabile, con le unioni civili arriveranno matrimoni e adozioni gay»

di LUCA PIACENTINI

Ora le famiglie scendono in piazza. A Roma associazioni, circoli e movimenti, laici e cattolici, daranno vita ad una grande mobilitazione per testimoniare che la famiglia c’è e va difesa. Ribadiranno con fermezza i loro «no»: basta con la teoria del gender, che rischia di prendere piede in modo subdolo nelle scuole pubbliche, stop ai disegni di legge Cirinnà sulle unioni civili e Scalfarotto sull’omofobia. L’appuntamento è il 20 giugno in piazza San Giovanni.

Promotore dell'iniziativa è il neonato comitato "Da mamma e papà», il cui portavoce è il neurochirurgo Massimo Gandolfini, vice-presidente nazionale di Scienza & Vita. "Chiamiamo alla mobilitazione nazionale tutte le persone di buona volontà - spiegano gli organizzatori - cattolici e laici, credenti e non credenti, per dire no all'avanzata di progetti di legge come il ddl Cirinnà che dell'ideologia gender sono il coronamento e arrivano fino alla legittimazione della pratica dell'utero in affitto". 

Mentre monta questa marea pacifica di padri e madri, pronti ad invadere la capitale con figli, passeggini e striscioni, nei palazzi romani la battaglia pro-family è a colpi di lettere e commissioni, incontri e seminari. L'obiettivo è convincere i parlamentari della Repubblica a non dare il proprio voto. Il messaggio lo hanno sintetizzato con efficacia i comitati “Sì alla famiglia”, definendo «impresentabile» la legge sulle unioni civili. Ben 58 intellettuali hanno sottoscritto la missiva preparata dal sociologo Massimo Introvigne, presidente dei comitati, e dal magistrato Alfredo Mantovano. «La proposta Cirinnà sulle unioni civili - scrivono - propone un istituto sostanzialmente uguale al matrimonio, già aperto alle adozioni». All’appello ha risposto un gruppo di deputati, che si è strutturato nel neonato “Comitato dei parlamentari per la famiglia”. 

Professore Introvigne, è in gioco il futuro della famiglia? 

«La manifestazione del 20 giugno è uno spartiacque dal punto di vista politico e culturale. Rispetto al vecchio Family day del 2007 sono cambiate molte cose. In Francia “Manif pour tous” ha proposto un nuovo modello di aggregazione sociale, che non aderisce a partiti politici, né parte dalla gerarchia della Chiesa cattolica o dai movimenti. Muove da una società civile che si auto convoca e si auto organizza tramite il passaparola e i social network, dando vita ad un’ampia mobilitazione. Se riuscirà, sarà la prova che questa tematica della famiglia è percepita come importante». 

In Parlamento ci sono politici che stanno conducendo la stessa battaglia?

«Sta nascendo una struttura formale, sono i “Parlamentari amici della famiglia”. Circa un centinaio. Ma nonostante per ora siano minoranza, continuano a crescere. L’emergenza è il disegno di legge Cirinnà (parlamentare Pd, ndr), che già contiene le adozioni per le coppie omosessuali. E’ il messaggio che vogliamo far passare: avere le unioni civili senza adozioni è come pretendere un circolo quadrato, un’impossibilità giuridica. Le due Corti europee di Strasburgo e Bruxelles hanno stabilito con grande chiarezza che nessun paese è tenuto a introdurre le unioni civili ma, una volta introdotte, l’adozione viene di conseguenza. Anche se per ottenere il loro voto di alcune forze politiche il presidente Renzi facesse togliere dal testo ogni riferimento alle adozioni, l’espediente non andrebbe lontano. Perché non a distanza di anni o mesi ma dopo poche settimane, alla prima sentenza i giudici applicherebbero la giurisprudenza europea. Le adozioni rientrerebbero in nome per principio di non discriminazione».

Come la pensano gli italiani?

«Tutti i sondaggi ci dicono che almeno il 70% degli italiani è contrario alle adozioni da parte di coppie omosessuali. E’ vero: a domanda, gli italiani rispondono di essere favorevoli alle unioni civili. Ma avere le unioni senza le adozioni, ripeto, è impossibile. Noi siamo assolutamente contrari alle adozioni omosessuali. Pensiamo che un bambino debba crescere con una mamma e un papà. Non perché temiamo che i bambini che crescono in una coppia omosessuale siano maltrattati o abusati. Sono un sociologo e conosco le statistiche. Non è un problema di ordine pubblico, né abbiamo paura che i bambini dalle coppie gay non ricevano affetto. E’ una questione antropologica. Da cattolico cito papa Francesco quando, con una posizione non mutuata da Vangelo ma dettata dal buon senso, sostiene che un bambino apprende la mascolinità e la femminilità nei primi anni di vita, se non nei primi mesi. E’ una grande ricchezza. E se un bambino cresce con due mamme e senza papà oppure con due padri e senza madre gli mancherà sicuramente qualche cosa». 

Cosa proponete allora?

«Per andare in contro agli italiani che sostengono i diritti delle coppie omosessuali ma nello stesso tempo non vogliono le adozioni occorre uno strumento diverso. Abbiamo contribuito a redigere il disegno di legge presentato dal senatore Sacconi e dall’onorevole Pagano (entrambi di Ap, ndr), che non usa l’espressione “unioni civili”, non prevede registrazione o cerimonia, né riferimenti alle norme sul matrimonio del codice civile o alle pensioni di reversibilità. E tuttavia garantisce i diritti che la popolazione italiana vuole riconoscere agli omosessuali: il diritto di visita in ospedale e in carcere, il diritto di decidere su operazioni che mettono a rischio la vita e sul contratto di locazione». 

Sono diritti già garantiti dal nostro ordinamento? 

«Sono tutte realtà già previste. Ma la comunità omosessuale lamenta che le decisioni sono difficili, perché le norme sono sparse tra leggi e regolamenti diversi. Talora citano episodi in cui gli ospedali non conoscono i regolamenti e si rifiutano di applicarli. E’ accaduto tante volte anche in altri settori. Lo strumento del testo unico è agevole, mette insieme e coordina tra loro i vari riferimenti normativi. Ai parlamentari “amici della famiglia” abbiamo detto che sono di fronte ad una scelta molto chiara: se vogliono le adozioni e poi il cambio di nome in matrimonio che, come dimostrano l’Inghilterra o l’Irlanda, viene di conseguenza dopo qualche anno, fanno bene ad appoggiare la legge Cirinnà; chi invece non vuole adozioni e matrimoni omosessuali deve votare contro il ddl. Dire: sono contro il matrimonio gay e contro le adozioni ma a favore di questa legge, significa cadere in una palese contraddizione ed essere clamorosamente male informati».

Sono conciliabili i principi dello stato liberale e il divieto di sposarsi per le coppie omosessuali? 

«Per dire che non sono conciliabili si dovrebbe sostenere che gli Stati Uniti fino alla sentenza della Corte suprema, che è attesa tra qualche mese e potrebbe cambiare le cose, non sono uno stato liberale o che la Gran Bretagna è diventata uno stato liberale improvvisamente nel luglio 2013, mentre prima non lo era. Nella nostra lettera spieghiamo che se una società non accoglie i cittadini omosessuali, non li protegge dalle aggressioni e dalle violenze, non garantisce i diritti fondamentali della persona, non è una credibile. Vogliamo una società dove le persone omosessuali si sentano accolte e, come dice papa Francesco, non si sentano giudicate. Però il matrimonio, che fa riferimento alle parole “matris” e “munus”, il dono della madre, sia una istituzione riservata alle unioni tra uomo e donna. In Italia dobbiamo lavorare ad una soluzione che corrisponda a ciò che i sondaggi mostrano essere il sentire della maggioranza degli italiani. Non dobbiamo imitare il modello tedesco o francese. Sedendoci intorno ad un tavolo, evitando le contrapposizioni estreme e discutendo pacatamente potremo arrivare ad una soluzione specifica che riconosca i diritti fondamentali degli omosessuali ma nello stesso tempo non apra la strada al matrimonio e alle adozioni». 

LA LETTERA
Di seguito la lettera firmata da esponenti del mondo cattolico - dalla giornalista Costanza Miriano a Maria Luisa Di Pietro e al neurochirurgo Massimo Gandolfini, dal presidente di sezione della Corte di Cassazione Mario Cicala all’economista Ettore Gotti Tedeschi, passando per i presidenti dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche, dell’Associazione Medici Cattolici Italiani e di Scienza & Vita - e da accademici di vari orientamenti religiosi, oltre che da esponenti di comunità ortodosse, protestanti di orientamento conservatore (molti pentecostali), avventiste, mormoni, tra cui il presidente dell’Alleanza Evangelica Italiana. La lettera è consegnata il 3 giugno a Roma, presso la sede dei comitati Sì alla famiglia. 

Lettera ai parlamentari, con elenco dei firmatari
"UNIONI CIVILI: NO A UNA LEGGE IMPRESENTABILE"

Onorevoli Senatori e Deputati,

Sentiamo dire da molti di voi che un'Italia veramente accogliente deve esserlo anche nei confronti dei suoi cittadini omosessuali. Lo pensiamo anche noi. Facciamo nostro l'invito di Papa Francesco a non giudicare né discriminare le persone omosessuali in quanto persone. Sosteniamo le proposte di legge che consolidano sotto forma di testo unico i diritti e i doveri che derivano da ogni convivenza in materia di visita in ospedale o in carcere, diritto all'abitazione e così via.

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha stabilito che non costituisce discriminazione riservare l'istituto del matrimonio e le adozioni alle sole coppie formate da un uomo e da una donna. La stessa Corte ha però sancito che, una volta introdotte unioni civili fra persone omosessuali analoghe al matrimonio, escludere l'adozione costituisce una discriminazione illecita.

Il Parlamento è chiamato a pronunciarsi sulla proposta cosiddetta Cirinnà sulle unioni civili. Come ha detto il «padre spirituale» di questa proposta, il sottosegretario Scalfarotto intervistato da «Repubblica» il 16 ottobre 2014, «l'unione civile non è un matrimonio più basso, ma la stessa cosa. Con un altro nome per una questione di realpolitik».

Alcuni di voi si dichiarano favorevoli alle unioni civili, purché non includano le adozioni e non si chiamino matrimonio. Ma – premesso che il ddl Cirinnà contiene già una significativa apertura alle adozioni, con la previsione della stepchild adoption, introduce un vero e proprio «rito» simile al matrimonio per l’avvio di una unione civile e richiama per questa le norme del codice civile che valgono per il matrimonio –, una volta introdotte le unioni civili, è certo che i giudici europei – o quelli italiani prima di loro – imporranno rapidamente per tutti le adozioni in nome del principio di non discriminazione. E, come la Francia, l'Inghilterra, l'Irlanda dimostrano – e la Germania è sulla stessa strada – una volta introdotta la «stessa cosa» del matrimonio, benché sotto diverso nome, la stessa opinione pubblica non comprenderà più perché non si chiami matrimonio.

Se dunque siete contrari al matrimonio e alle adozioni, dovrete riconoscere i diritti e i doveri dei conviventi omosessuali tramite uno strumento che non usi l'espressione «unioni civili» e che non sia la «stessa cosa» del matrimonio. 

Con i migliori saluti,

Massimo Introvigne – Sociologo, vice-responsabile nazionale di Alleanza Cattolica e presidente nazionale dei Comitati Sì alla famiglia

Alfredo Mantovano – Magistrato, vice-presidente del Centro Studi Rosario Livatino

Mario Adinolfi – Direttore de La Croce

Domenico Airoma – Magistrato, vice-presidente del Centro Studi Rosario Livatino

Gianfranco Amato – Avvocato, presidente dei Giuristi per la Vita

Luigi Amicone – Direttore di Tempi

Valter Boero – Professore di Chimica dell'Università di Torino, vice-presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Piemonte

Pietro Bolognesi – Teologo evangelico

Filippo Boscia – Presidente nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani

Francesco Botturi – Ordinario di Filosofia morale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Giuseppe Cantello – Responsabile di Porte Aperte, Italia Sud

Enzo Paolo Caputo – Pastore della Chiesa cristiana avventista del 7° giorno in Sicilia

Dario Caroniti – Professore associato di Storia delle dottrine politiche, Università di Messina

Carlo Casini – Presidente onorario del Movimento per la Vita

Ambrogio Cassinasco – Sacerdote ortodosso, Torino

Giancarlo Cerrelli – Avvocato, vice-presidente centrale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani

Demetrio Chiatto – Musicista e docente di chitarra

Mario Cicala – Magistrato

Giacomo Ciccone – Presidente dell’Alleanza Evangelica Italiana

Stefano Maria Commodo – Avvocato, presidente dell'Istituto Piemontese di Studi Economici e Giuridici

Leonardo De Chirico – Teologo evangelico

Maria Luisa Di Pietro – Docente di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Marco Dipilato – Vice-presidente dell’AGESC di Milano e Monza-Brianza

Adriana Falsone – Giornalista

Pasquale Foca – Pastore della Chiesa Cristiana Evangelica della Riconciliazione di Reggio Calabria

Massimo Gandolfini – Neurochirurgo e psichiatra, vice-presidente nazionale di Scienza & Vita

Luca Giordano – Avvocato, Palermo

Roberto Gontero – Presidente nazionale dell’AGESC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche)

Ettore Gotti Tedeschi – Economista

Alessandro Iovino – Scrittore e presidente della Christian House

Marco Invernizzi – Direttore de La Roccia e conduttore di Radio Maria

Giampiero Leo – Ufficio di direzione del Manifesto per Torino

Giacomo Loggia – Pastore  della Chiesa Cristiana Pentecostale di Gela

Francesco Lombardo – Avvocato e docente di diritto canonico

Emanuela Lulli – Medico, segretaria nazionale di Scienza & Vita

Ermanno Malaspina – Professore associato di lingua e letteratura latina dell’Università di Torino

Chiara Mantovani – Medico, consigliere nazionale di Scienza & Vita

Paolo Marchionni – Medico, consigliere nazionale di Scienza & Vita

Mauro Mazza – Giornalista e scrittore

Costanza Miriano – Giornalista

Assuntina Morresi – Professore di Chimica Fisica dell’Università di Perugia e componente del Comitato Nazionale di Bioetica

Claudia Navarini – Professore associato di Filosofia morale dell’Università Europea di Roma

Stefano Nitoglia – Avvocato, coordinatore dei Comitati Sì alla Famiglia del Lazio                            

Giuseppe Pasta – della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni

Felice Petraglia – Direttore della Clinica ostetrica e ginecologica della Scuola di specializzazione dell'Università di Siena e consigliere nazionale di Scienza & Vita

Simone Pillon – Avvocato e consigliere nazionale del Forum delle Associazioni Familiari

Renzo Puccetti – Medico e docente di bioetica

Pierluigi Ramorino – Presidente dell’Associazione Nonni 2.0

Paola Ricci Sindoni – Ordinario di Filosofia dell’Università di Messina, presidente nazionale di Scienza & Vita

Mauro Ronco – Ordinario di Diritto Penale nell’Università di Padova, presidente del Centro Studi Rosario Livatino

Giacomo Samek Lodovici – Docente di Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e consigliere nazionale di Scienza & Vita

Giuseppe Scaringella – Presidente nazionale della Missione Cristo Regna Italia

Gianluca Segre – Docente di storia e filosofia, presidente dell’AEC - Associazione per le attività educative e culturali di Torino

Nazzareno Ulfo – Pastore della Chiesa battista riformata «Sola Grazia»

Filippo Vari – Ordinario di Diritto Costituzionale dell’Università Europea di Roma

Giorgio Zappacosta – Commercialista, già Segretario generale della Federcalcio

Vladimir Zelinskij – Sacerdote ortodosso, scrittore

Giuseppe Zola – Coordinatore del Comitato Famiglia Educazione Libertà


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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