DUMPING CINESE | 16 Febbraio 2016

Concorrenza cinese, Salini: «L'Europa apra gli occhi»

Manifestazione a Bruxelles per dire no alla concorrenza sleale della Cina. Presenti 5mila persone. Con loro l'europarlamentare Massimiliano Salini e il vicepresidente del Parlamento europeo Antonio Tajani

di REDAZIONE

BRUXELLES – Una manifestazione di fronte alle istituzioni europee per dire no al riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina, decisione che rischia di peggiorare la difficile situazione del mercato dell'acciaio Ue. Erano in 5mila, provenienti da 18 paesi europei, i partecipanti al corteo che si è svolto lunedì 15 febbraio a Bruxelles. Presente anche una delegazione di lavoratori dell'acciaieria Arvedi di Cremona, insieme all'ad di Finarvedi Mario Caldonazzo. Al loro fianco, l'europarlamentare del PPE (Forza Italia) Massimiliano Salini, membro della Commissione Industria ed Energia, da tempo impegnato proprio sul fronte del no al riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato, e il vicepresidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. La manifestazione ha coinvolto principalmente proprio il settore dell’acciaieria, il più colpito dal dumping del colosso asiatico, accusato di vendere all’estero a prezzi più bassi di quelli che pratica in patria.

«Adesso l’Europa ha maggiore consapevolezza dei rischi che corre in caso di riconoscimento alla Cina dello Status di Economia di Mercato», ha commentato Massimiliano Salini a margine della manifestazione 'antidumping' cinese. «Bisogna fermare l’accesso sul mercato della Ue di prodotti cinesi venduti sotto costo, ed evitare di riconoscere lo Status di Economia di Mercato a Pechino che, in caso venga accordato, porterebbe alla perdita di milioni di posti di lavoro e centinaia di miliardi di euro l’anno. Credo che con l’imponente manifestazione di oggi la Commissione avrà uno stimolo in più. Tanto più che lo status di economia di mercato non può essere riconosciuto alla Cina perché banalmente il paese asiatico non è un’economia di mercato. E’ troppo evidente è invadente la presenza dello stato nell’economia cinese. Fino ad ora non c’è stata grande attenzione al tema e questo è un grosso problema. Si è perso tempo mentre le nostre industrie hanno dovuto fare i conti con la concorrenza sleale delle industrie cinesi».

«C’è ancora tempo per recuperare», ha affermato ancora Salini, «ma adesso basta ritardi e disattenzioni. A tal proposito mi sembra davvero incommentabile l’atteggiamento del governo Renzi. A Bruxelles si sono tenute numerose iniziative su questo tema ma il governo italiano non ha inviato né un ministro, né un sottosegretario. E’ un gravissimo errore. Sarebbe paradossale che un’Europa, così attenta nel denunciare aiuti di Stato di varia natura nei propri paesi membri, finisse per spalancare le porte a prodotti realizzati laddove gli aiuti di Stato sono la regola. Chi amasse pensar male potrebbe affermare che il vero obiettivo di alcuni Commissari nordici (maestri nel denunciare aiuti di stato soprattutto in area mediterranea, e così contraddittoriamente aperti al riconoscimento dello status di economia di mercato per Pechino) sembra essere l’indebolimento di una certa parte d'Europa a favore di un'altra».


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