SANGUE A MANCHESTER | 23 Maggio 2017

Il terrorismo vigliacco che uccide i bambini

Un attacco vile e sanguinario ha colpito al cuore la Gran Bretagna e l’Occidente. L’Isis rivendica. Ma non dobbiamo farci intimidire, reagendo con forza al terrorismo islamista

di LUCA PIACENTINI

L'attacco vigliacco, crudele e sanguinario compiuto a Manchester da un kamikaze, al termine del concerto della popstar Ariana Grande, è stato rivendicato dall'Isis. Che, nonostante stia perdendo terreno, accerchiato nel cuore di Mosul, l'auto proclamata capitale dello pseudo califfato, evidentemente è ancora in grado di colpire. E di uccidere. Senza fermarsi, anzi, stando ai fatti, giustificando perfino l’uccisione dei bambini. 

Se la rivendicazione troverà conferme e sarà ritenuta credibile dagli esperti antiterrorismo, significherà che lo Stato islamico sta tentando di reagire. 

I reportage di guerra concordano nel riferire di un durissimo scontro in atto per le strade della città irachena, dove il califfato nero controllerebbe una manciata di edifici grazie ad un migliaio uomini. Scontri durissimi porta a porta. In azione i militari iracheni appoggiati da milizie sciite. Nonostante l’inasprirsi dell'offensiva, non mancano segnali che invitano alla prudenza, a non dare cioè per scontata un'imminente, né tantomeno indolore, sconfitta dell'Isis. 

Giorni fa il Times parlava di sperimentazioni con armi chimiche fatte dai terroristi sui prigionieri. Una scoperta terrificante, che farebbe pensare a scenari orribili. 

L’ultimo tassello del terrore è il vile attacco alla città inglese. Un attentato isolato o il primo di una serie di imminenti attacchi di uomini bomba? Difficile dirlo. Lo stesso premier britannico Theresa May nel parlare la nazione non nasconde il timore di altre azioni terroristiche.

In Gran Bretagna l’allerta è quasi al livello massimo. La polizia britannica e l’intelligence stanno battendo palmo a palmo le piste sospette per individuare e smantellare l'eventuale rete di complici del kamikaze che, poco dopo le 22 di lunedì 22 maggio, ha tolto la vita a 22 giovanissimi, ragazzini e, addirittura, bambini. 

Di certo, mentre sugli organi di informazione si susseguono testimonianze agghiaccianti dal luogo dell’attacco e si moltiplicano le notizie degli arresti, l'ennesimo attacco al cuore della nostra civiltà, l'ultimo di una lunga scia di sangue che ormai da un paio d'anni miete vittime occidentali, vuole dire probabilmente due cose: primo, i terroristi ci sono ancora, sono nascosti sul suolo europeo e pronti a colpire; secondo, più l'offensiva militare contro l’Isis ne minaccia la sopravvivenza è, forse, più dobbiamo attenderci dei colpi di coda. 

La risposta della Gran Bretagna, dell'Europa e dell'Italia non può che essere compatta: dobbiamo farci forza, senza smettere di coltivare e difendere il grande patrimonio di libertà e tradizione dell’Occidente. Soprattutto nelle sue radici cristiane, i primi, autentici e duraturi semi di vera pace infusi nella storia umana. 

Radici e valori che vanno difesi. Senza se e senza ma. La libertà come tale va difesa. E la risposta militare, il presidio della sicurezza, insieme alla difesa culturale dei nostri valori più profondi, sono la strada giusta per spazzare via l'Isis dal Medioriente e reciderne i tentacoli di una propaganda insidiosa perché pervasiva, efficace e digitale. 

Da ultimo, se la rivendicazione sarà confermata, non possiamo chiudere gli occhi di fronte alla matrice dell'ultimo attacco: una matrice islamista. Non possiamo nasconderci dietro un dito, evitando di interrogarci sui rapporti tra terrorismo e islam radicale. Tenendo la guardia alta, senza smettere di chiedere trasparenza, linearità e reciprocità a chi viene nel nostro paese e rivendica il diritto alla libertà di culto. Una libertà che noi dobbiamo difendere. E chiunque vuole esercitarla, lo deve fare guadagnandosi il rispetto e la fiducia delle società che lo ospita, seguendone le leggi e, prima ancora, comprendendone a fondo le credenze e i costumi. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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