PENSIERO UNICO | 02 Novembre 2016

Contro la concezione statalistica dell'istruzione

Un saggio di G.K.Chesterton, intitolato “Un nuovo argomento in favore delle scuole cattoliche”, chiarisce come l'educazione debba essere totale, anche secondo i moderni pedagogisti. Un argomento contro la concezione statalistica dell'istruzione

di GIUSEPPE ZOLA

Uno degli aspetti più generalizzati del pensiero unico è quello che ritiene che l’unica istruzione veramente legittima sia quella pensata e organizzata dallo Stato, concedendo solo a quest’ultima la dignità di “insegnamento pubblico”. Basterebbe assistere alle manifestazioni studentesche o sindacali, i cui slogan si rivolgono, in gran parte, contro il finanziamento delle scuole “private”, senza tener conto che esso riguarda un misero zero virgola dell’intero bilancio destinato dallo Stato alla scuola. Anche se la nostra costituzione proclama solennemente che i genitori sono i titolari del diritto all’istruzione e all’educazione dei propri figli, il pensiero unico non si stanca di far passare la concezione secondo la quale il vero titolare di tale diritto è lo Stato, sempre più assolutista, come abbiamo dimostrato recentemente. La polemica, poi, si concentra contro la scuola privata e, in particolare, contro la scuola cattolica.

Mi sono ritornate in mente queste considerazioni, che mi sono state insegnate all’inizio degli studi universitari, leggendo, recentemente, un breve saggio del grande G.K.Chesterton, intitolato “Un nuovo argomento in favore delle scuole cattoliche”, inserito nel libro intitolato “L’uomo Comune” (Ed. Lindau, 2011, pag. 219-224).

Il formidabile polemista inglese parte dalla considerazione che la pedagogia tutta, se vuole essere leale con se stessa e con l’esperienza vissuta con i giovani, afferma che una vera educazione “non può mai essere racchiusa in compartimenti stagni”, perché essa deve essere completa, il che avviene non solo insegnando le singole materie, ma anche assicurando “un’atmosfera” che renda organico detto insegnamento (GKC chiama questa atmosfera anche “ambiente”). Il nostro straordinario autore aggiunge, argutamente, che i pedagogisti che sostengono tali tesi “non sanno che stanno argomentando in favore dell’istruzione cattolica, soprattutto in favore dell’atmosfera cattolica nelle scuole cattoliche. Forse, se lo sapessero, smetterebbero di parlare”. Insomma, GKC sostiene che una vera istruzione educativa deve trasmettere anche un senso ultimo alle cose che insegna. I pedagogisti moderni, invece, si contraddicono quando, poi, sostengono che la scuola statale debba essere neutra. E che, proprio in base a questa neutralità, essa debba essere l’unica ammissibile tra le proposte offerte ai cittadini ed alle famiglie.

Prevalgono, infatti, “argomenti in favore del fatto che lo Stato operi sulla base del principio che alcune filosofie sono false e pericolose e che devono pertanto essere soffocate anche se sono sincere, anzi è proprio perché sono sincere, che devono essere soffocate”…”La verità è che il mondo moderno, nei confronti dell’istruzione, si è legato a due concezioni totalmente differenti e incoerenti. Da un lato cerca sempre di ampliare l’ambito dell’istruzione, dall’altro cerca sempre di escludervi la religione e la filosofia. Ma questa è una vera assurdità”.

Al fondo della concezione statalista dell’istruzione e dell’educazione c’è il desiderio di far scomparire dal palcoscenico pubblico ogni domanda di senso che si rivolga ad un “oltre”.

Il dramma è che le famiglie sembrano essere sempre più indifferenti rispetto a questo andazzo, sostanzialmente antidemocratico ed antilibertario.

 


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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