LORO CI ODIANO | 08 Gennaio 2015

Contro la crudeltà dei terroristi

La mattanza dei giornalisti di Charlie e la barbara esecuzione del poliziotto. Le vittime dell’odio integralista simboleggiano la ragione dell’uomo e la forza dello stato: è con queste armi che dobbiamo reagire

di LUCA PIACENTINI

C'è l'esecuzione di vignettisti e giornalisti. Con luogo e ora prestabiliti: la riunione di redazione, quando tutti, compreso il direttore, sono presenti. E c'è l'esecuzione di chi non scrive né disegna, ma protegge: il poliziotto assassinato mentre è a terra agonizzante, ucciso senza pietà, e l’agente che vigila sul settimanale satirico. E’ questa l’immagine dell’odio. 

Sì, perché loro, i terroristi che uccidono al grido «Allah akbar», ci odiano. Odiano noi e ciò che rappresentiamo. Ecco la radice: è il male uscito dal cuore dell'uomo, il desiderio di distruggerci coltivato da estremisti capaci di atti malvagi oltre l’immaginabile. 

Di fronte a questo atteggiamento, dopo la mattanza che ha decimato la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, l’errore più grave sarebbe quello di farsi prendere dallo stesso sentimento di rancore. Come a Le Mans, dove sono state lanciate granate contro le moschee, o nell’est della Francia, dove si è registrata un’esplosione in un kebab nei pressi di una moschea. Su Twitter l’agenzia di stampa France-Presse ha già postato una mappa con gli atti vandalici che hanno colpito luoghi di culto musulmani. 

Così si alimenta la contrapposizione violenta tra Occidente e Islam, che è ciò che vogliono i terroristi. Non a caso, per raggiungere il massimo effetto mediatico, gli assassini hanno colpito giornalisti e vignettisti, andando cioè dritti al cuore dell’informazione e della libertà di pensiero; non a caso si sono identificati rivendicando la strage in difesa del «Profeta», certi che le loro parole avrebbero fatto il giro del mondo. 

Ricordiamo che otto degli undici bersagli indicati da Al Qaeda nel 2013 - nella lista c’era anche Stéphan Charbonnier, il direttore di Chiarlie morto ammazzato - lavorano con i contenuti, sono giornalisti, vignettisti e scrittori. 

La prima questione che dobbiamo porci non è, come suggerito da alcune opinioni apparse su giornali anche prestigiosi, se le vignette di Charlie abbiano o no esagerato, oppure se abbiano lanciato una provocazione eccessiva, in sé capace di scatenare i terroristi. Sarebbe come dire che i vignettisti, la strage, se la sono un po' cercata. Non ci si può fare dettare le regole da chi si nutre di odio e distruzione. 

No, la verità è che occorre identificare il problema fondamentale: l’odio, il desiderio di uccidere e sottomettere di questi delinquenti. Come ha ricordato Papa Francesco nell'omelia di oggi a Santa Marta, l'attentato di Parigi rappresenta l'abisso della crudeltà, il male cui può arrivare l’uomo.

Come reagire? La risposta è nelle immagini delle vittime. Dobbiamo affilare le armi che abbiamo: da un lato quelle della ragione e della libertà, dall’altro quelle della forza legittima dello Stato; la prima simboleggiata dai giornalisti uccisi, la seconda dai poliziotti assassinati. 

Se oggi il messaggio dell’Isis che incita a uccidere gli infedeli echeggia in tutta la sua orribile evidenza, la minaccia concreta dei “combattenti in sonno” è invece nascosta. Se infatti le informazioni fossero confermate e i fratelli franco-algerini ricercati fossero gli autori dell’attentato in Francia, avremmo di fronte dei perfetti fantasmi, gente addestrata, reduce dalla “Jihad” in Siria, che parla perfettamente il francese, è in grado di confondersi tra gli occidentali senza attirare troppo l’attenzione. 

Contro questo pericolo dobbiamo reagire, svegliare le coscienze e difenderci. Anche se la sensazione è che, di fronte ad un nemico nascosto tra noi, catturare gli autori delle stragi possa non bastare. 

Ma serve coraggio: una visione culturale più consapevole dei rischi che corriamo e l’ammissione che, ormai, siamo in guerra e dobbiamo combattere. Con nuove misure straordinarie di sicurezza, intelligence e prevenzione, a protezione nostra e delle nostre famiglie. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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