PENSIERO UNICO | 29 Giugno 2016

Contro la sociologia delle vocazioni

Un reportage del vaticanista del Foglio Matteo Matzuzzi sulla crisi delle vocazioni negli ordini religiosi mette in luce come anche nella Chiesa prevalga spesso un atteggiamento sociologico, tipico del pensiero unico contemporaneo

di GIUSEPPE ZOLA

Penso che c’entri con la tematica del pensiero unico affrontare un tema particolare che, apparentemente, potrebbe riguardare altre problematiche. Vediamo un po’.

Il bravo vaticanista del Foglio, Matteo Matzuzzi, ha recentemente pubblicato un ampio articolo intitolato “il monaco che non c’è”, con il quale denuncia la verticale caduta delle vocazioni che riguardano gli ordini religiosi, soprattutto nel mondo cosiddetto occidentale.

L’autore dell’articolo, oltre a dare alcuni dati del fenomeno, ha chiesto il parere circa le ragioni che hanno portato a questa situazione ed è su questo che vorrei soffermarmi.

Il maestro di un importante ordine di frati ha detto che «se cambieremo la vita della chiesa, allora avremo il numero di vocazioni di cui la chiesa avrà bisogno». Il superiore generale di un altro ordine, che non sembra preoccuparsi molto di questo calo di vocazioni, vede «la matrice della crisi di vocazioni e di vocazione nell’individualismo della cultura odierna, che ci pervade tutti, che fa ritenere troppo impegnativa una consacrazione perpetua e una forma di vita comunitaria come quella dei religiosi». Un’altra autorevole personalità sottolinea che «gli abbandoni sono certamente sintomo di una crisi più ampia nella vita religiosa e consacrata». Un altro “esperto” scrive che se gli ordini religiosi vorranno riprendersi, «dovranno in primo luogo mostrarsi coraggiosi nel rispondere alle vere sfide nel mondo e nella chiesa». Altri ancora scrivono che «viviamo in un tempo caratterizzato da cambiamenti culturali imprevedibili». Al termine di questi commenti, Matzuzzi annota che «è un problema di come si presenta il messaggio, dunque». Annotazione che sintetizza correttamente il pensiero di tutti questi commentatori. Ma è sul contenuto di questi commenti che vorrei soffermarmi.

Sono rimasto impressionato dal fatto che nelle lunghe e documentate citazioni dell’autore dell’articolo, non compaia mai la parola Gesù Cristo e che ogni commento si limiti ad una analisi culturale e sociologica, che, pur avendo alcuni aspetti giusti, non va però al fondo del problema ed il problema è proprio Cristo, nel senso che una vocazione “religiosa” (ma anche familiare) nasce solo da un fascino sperimentato per la persona di Gesù. Ho l’impressione, invece, che oggi si abbia quasi vergogna a partire da questa persona. Anche in tempi difficili e complessi come questo, occorre partire dall’avvenimento di Cristo per avviare percorsi di conversione che arrivino fino a far scegliere l’esperienza religiosa in senso stretto. Lo stesso Matzuzzi cita il Card. Giacomo Biffi, quando diceva (e scriveva) che «a forza di inseguire la modernità, gli ordini religiosi si sono disciolti in essa».

Invece che inseguire la modernità, sarebbe meglio inseguire Cristo, ma (e qui torniamo al nostro specifico tema) il pensiero unico lo vieta. Ed anche i “religiosi” che già partecipano all’esperienza di un ordine preferiscono fermarsi alle considerazioni sociologiche, che tutti accettano, invece che scandalizzare il mondo con l’annuncio di Cristo. Perché un giovane di oggi dovrebbe aderire ad una vita monacale sulla base di un discorso puramente di cultura sociologica? Solo per l’immensa proposta di Cristo, anche oggi un giovane potrebbe dire di sì. Ho visto nascere tante vocazioni “religiose” nell’ambito da me vissuto, perché il servo di Dio don Giussani, andando contro corrente, ebbe il coraggio di ripartire da Cristo e non da altro. E tanti giovani, che pur vivono in questo mondo post-moderno, hanno detto sì. Questo è il coraggio che occorre avere.

Quanto detto per le vocazioni religiose vale per tutti gli aspetti della vita. Il pensiero unico post-moderno si sta opponendo tenacemente (e fino alla violenza) proprio a questo.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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