LATTERIA DELL’ALTO LARIO | 20 Luglio 2015

Cooperativa di successo: «Una grande famiglia di allevatori»

Il caso della Latteria Alto Lario. Così gli imprenditori agricoli del Lago di Como hanno reagito alla sfida lanciata dal mercato. «Unendo le forze, abbiamo creato una realtà di successo». Il direttore: «E oggi siamo una grande famiglia di allevatori»

di LUCA PIACENTINI

Unire le forze. Quella che inizialmente era una strada obbligata, col passare degli anni per gli imprenditori agricoli dell'Alto Lario, sul Lago di Como, si è rivelata la via del successo. «Oggi siamo una realtà consolidata, i nostri prodotti sono presenti in tutta la Lombardia - conferma Marco Deghi, direttore della Latteria Sociale Valtellina - Siamo soddisfatti: il progetto ha funzionato». Il progetto si chiama Latteria Alto Lario. Un’iniziativa nata cinque anni fa per sostenere le aziende agricole della zona che si trovavano in difficoltà in quanto «avevano perduto la possibilità di uno sbocco sul mercato per il loro latte», spiega Deghi. È la storia della cooperazione, che in questi territori, tra le province di Sondrio e di Como, ha radici lontane. La “casa madre” di cui fa parte la Latteria Alto Lario, è la Latteria sociale Valtellina, nata a Delebio a fine anni ’70. 

L’eredità della tradizione, la specializzazione e la separazione rigorosa delle fasi, dalla produzione alla trasformazione fino alla commercializzazione, le tecnologie di lavorazione più evolute e gli altissimi standard qualitativi: ora come allora sono questi i benefici diretti portati dal modello cooperativo agli allevatori, che dalla capofila, la Latteria Sociale Valtellina all'ultima nata nell'Alto Lario, rimane tra i casi più riusciti a livello nazionale quanto a penetrazione di mercato e remunerazione della materia prima.

«La Latteria Alto Lario nasce da un’idea della Latteria sociale e della comunità montana - ricorda il direttore - da un lato c'erano aziende agricole in difficoltà, dall'altro sono scesi in campo la più importante realtà cooperativa del settore, specializzata nella trasformazione del latte dei soci, e gli enti locali. La quadra è arrivata grazie ad un progetto dall’impronta fortemente locale, che non porta via il latte dal territorio ma lo trasforma in loco nei prodotti ispirati alla tradizione». 

I numeri descrivono una realtà che in un quinquennio ha centrato gli obiettivi. «Quella in cui ci troviamo - sottolinea Deghi accompagnandoci tra celle di stagionatura e macchinari - è un’unità locale del sistema che fa riferimento alla capofila. Solo su questo territorio vengono lavorati quotidianamente 5mila litri di latte, che proviene al 100% dell’Alto Lario, in parte da Porlezzi, in parte dal Pian di Spagna. Il caseificio nasce per trasformare questi volumi, di fatto siamo praticamente a regime». 

I prodotti di punta sono parecchi. «Siamo partiti dalla Semuda, un formaggio magro, ma abbiamo sfondato grazie al Lariano, il formaggio di maggiore successo. Latte intero e circa cinquanta giorni di stagionatura: è morbido, il risultato molto gradevole, si accompagna con diversi piatti. È il prodotto a cui teniamo di più». Oltre ai formaggi di altissima qualità, per gli abitanti della zona c’è il valore aggiunto dello spaccio, che Deghi descrive come una «felice scoperta, nel senso che si tratta di una realtà che prima non c’era. Ora il consumatore ha la possibilità di assaggiare e acquistare il prodotto direttamente da noi». 

Il cuore del progetto rimane la cooperazione, che secondo il manager «è insostituibile in un territorio periferico e montano. Oggi è impensabile che il singolo allevatore prenda in mano la situazione e affronti le difficoltà del mercato con questi volumi. Mentre l'unione delle forze tra gli imprenditori agricoli, che nel nostro caso hanno avuto sicuramente al fianco anche l'ente pubblico, ha fatto in modo che il progetto andasse a buon fine». 

Sette in tutto i siti produttivi sparsi tra le montagne e il Lago di Como, oltre cento le aziende agricole che fanno riferimento alla cooperativa, che oggi, conclude Deghi, dopo il cammino insieme e tutte le difficoltà superate, è paragonabile ad «una grande famiglia di allevatori».


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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