REFERENDUM | 05 Aprile 2016

«Un attacco all'industria italiana»

«Il referendum del 17 aprile è un attacco all’industria italiana, non andrò a votare» dice Massimiliano Salini, europarlamentare di Forza Italia. «Renzi e Pd incapaci di guidare il Paese»

di ROBERTO BETTINELLI

«Il referendum del 17 aprile è un attacco contro l’industria italiana» così Massimiliano Salini, europarlamentare di Forza Italia, membro della Commissione Industria, Ricerca ed Energia del parlamento di Strasburgo. «Sono stati soprattutto i governatori del Pd a promuoverlo. Segno che il partito è animato da un furore ambientalista che blocca gli investimenti, scoraggia l’afflusso di capitali dall’estero danneggiando le imprese e riducendo l’occupazione. Ma anche Renzi ha le sue responsabilità». 

Quali?
«In Italia fa l’amico delle lobby mentre in Europa si trasforma nel peggiore degli ambientalisti. In patria vuole estrarre tutto il possibile anche se il suo partito non la pensa in questo modo. Ma a Bruxelles asseconda le logiche anti industriali prevalenti nel gruppo degli europarlamentari del Pd obbligando le nostre aziende a farsi carico di costi assurdi che ne penalizzano la competitività».

Perché è contrario al referendum?
«Prima di tutto va spiegato che non si tratta di votare contro o a favore delle trivellazioni entro le 12 miglia dal momento che esiste già un divieto di legge. I cittadini devono pronunciarsi sulla durata delle concessioni già in atto. Qualora vincesse il sì non sarebbe più possibile continuare ad estrarre fino all’esaurimento dei giacimenti e si verificherebbe la chiusura di 48 siti industriali che provvedono al 2,3% del fabbisogno energetico nazionale. Rinunceremmo a sfruttare 14 miliardi di metri cubi di gas e 5 milioni di tonnellate di petrolio aprendo un buco colossale nelle nostre riserve di idrocarburi».

Il centrodestra non ha una posizione univoca.
«I partiti sono sempre più in difficoltà nell’offrire una proposta chiara agli elettori. A mio avviso la mancanza di unità sul referendum è un’importante occasione perduta. Chi vota no o decide di non recarsi alle urne dimostra di voler difendere le ragioni dell’Italia che produce, quella che il centrodestra dovrebbe rappresentare, mentre il sì incarna la posizione dell’ambientalismo integralista e irresponsabile». 

I governatori del Pd sono per il sì ma Renzi spinge per l’astensione. Che cosa ne pensa?
«I partiti tendono a sovrapporsi precludendo ai cittadini la possibilità di farsi un’idea certa e ben definita. La tattica prevale nettamente sulle ragioni ideali e sui contenuti oggettivi. Ciò che conta è espandere il consenso e andare oltre i confini del proprio target di riferimento. Renzi, in questo, è un vero maestro. Ma questa volta il meccanismo si è ribellato contro di lui. Senza la chiarezza è impossibile che gli elettori tornino ad avere fiducia della politica». 

Il caso Guidi. C’è davvero un complotto come dice il ministro Boschi?
«Il fronte iperecologista ha forti interessi e sa cinicamente come perseguirli. Ma non credo alla tesi del complotto. Piuttosto vedo un premier che sta facendo di tutto per agevolare le estrazioni di gas e petrolio entrando in collisione con una parte rilevante del suo partito. Renzi ha detto di essere l’artefice dell’emendamento che ha portato il ministro Guidi alle dimissioni. Lei si dimette e lui no. Ne prendo atto. Di certo l’emendamento non è stato oggetto di una vera discussione all’interno del Pd e il partito ha reagito duramente. Si tratta di una contrapposizione che genera incoerenza e instabilità nelle politiche del governo». 

Si spieghi meglio.
«Renzi fa il diavolo a quattro su Tempra Rossa mentre in Europa rinuncia alla battaglia contro North Stream. In patria si erge a paladino dello sviluppo industriale mentre dove si prendono davvero le decisioni alza bandiera bianca e lascia il monopolio della partita energetica alla Merkel».

Torniamo al referendum. Per i cittadini che cosa cambia?
«Un rincaro della bolletta energetica di circa 750 milioni di euro all’anno per i prossimi 15 anni. Parliamo di 11 miliardi di euro. Tutti a carico delle famiglie e delle aziende che sono costrette a pagare le bollette più care d’Europa». 

E sul fronte dell’occupazione?
«La chiusura degli impianti produrrà la perdita di 5mila posti di lavoro: ingegneri, tecnici, operai specializzati. Ma a lungo termine sarà pregiudicato il know how faticosamente conquistato in un settore, il parapetrolifero, che assicura 20 miliardi di export. Dovremmo dire addio a 7 miliardi di investimenti, a royalties e imposte versate, rispettivamente 340 milioni di euro e 880 milioni di euro solo nel 2014, mentre la dimissione dei siti costerà 2 miliardi di euro». 

Come reagiranno gli investitori internazionali?
«L’Italia non potrà che apparire uno Stato dove il pubblico non rispetta gli impegni con il privato e dove le aziende sono private arbitrariamente di ogni certezza in merito ai loro investimenti. Il danno d’immagine è gravissimo e non mancherà di avere conseguenze negative per il nostro futuro. C’è poi un altro aspetto da considerare. Votare costerà 300 milioni di euro. Uno spreco di denaro in un momento in cui Bruxelles, a causa della cattiva gestione economica e finanziaria del governo Renzi, ha chiuso i rubinetti della flessibilità e la disoccupazione è tornata all’11,7%. Fra le più alte dell’Eurozona».

Lei il 17 aprile, inutile dirlo, voterà no…
«Consiglio agli italiani di stare a casa fregandosene dei richiami ideologici del Pd. Un partito che, dopo aver fatto tabula rasa della democrazia imponendo un presidente del consiglio al di fuori di ogni legittimazione popolare, ora vuole distruggere i pilastri della nostra economia». (Roberto Bettinelli)


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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