LO SCHIAFFO ALLA SINISTRA | 22 Dicembre 2015

Così la Slovenia abolisce i matrimoni gay

Slovenia: «Le famiglie possono sconfiggere le lobby». L’udienza di papa Francesco, il disperato tentativo della sinistra a favore della legge sui matrimoni gay, la mobilitazione della gente: storia di una vittoria clamorosa

di LUCA PIACENTINI

Primo: chiedendo di «sostenere la famiglia», papa Francesco ha difeso le ragioni di chi si è schierato contro i matrimoni gay. Secondo: le forze politiche di sinistra ce l’hanno messa tutta per far passare la legge, ma hanno fallito. Terzo: ha vinto il popolo, indicato da alcuni come il «popolo delle famiglie», da altri come gente comune. Sono tre evidenze sul referendum abrogativo che si è tenuto domenica 20 dicembre in Slovenia, che ha seppellito la legge approvata a marzo dal parlamento di Lubiana. 

La prima evidenza richiama il ruolo pubblico che mantiene il vertice della Chiesa cattolica, nonostante in molti continuino a fare il tifo per un immaginario «pontefice progressista» che sarebbe pronto a scardinare la dottrina, una figura che in realtà esiste solo nei desideri di chi evidentemente non ascolta il Pontefice e nei titoli dei giornali laici e laicisti; gli altri due dati raccontato una drammatica scollatura tra politica e realtà, eletti ed elettori, parlamento e società. 

I cittadini erano chiamati a pronunciarsi sulla legge che istituiva i matrimoni omosessuali, adozioni incluse. Al referendum ha partecipato il 36% degli elettori, mentre il 63,3% dei votanti si è dichiarato contrario al nuovo diritto di famiglia, sostenuto da un’ampia maggioranza e promosso in particolare dai partiti della sinistra. Se fosse passata la legge, la Slovenia, paese di due milioni di abitanti, sarebbe stato il tredicesimo in Europa ad autorizzare matrimoni tra persone dello stesso sesso. 

E’ andata in modo diverso. Per la seconda volta: già nel 2012, infatti, gli elettori erano stati chiamati alle urne per una consultazione simile, che aveva bocciato i matrimoni gay con il 54,5%, e un’affluenza pari al 30%. Come detto, tra i due referendum la classe politica si è prodigata per sostenere la norma, arrivando perfino a cambiare le regole del gioco, rendendo più stringenti le condizioni dell’abrogazione, per la quale è necessario un terzo degli aventi diritto. Il tentativo si è rivelato inutile di fronte alla mobilitazione dei cattolici. E non solo. Le associazioni pro family hanno giocato un ruolo importante ma, come sottolinea il vescovo ausiliare di Lubiana Franc Sustar intervistato da Radio Vaticana, è «stata veramente una lotta, perché il governo ha parteggiato per questa legge mentre dall’altra parte ci sono state molte iniziative civili, molti movimenti cristiani, cattolici ma anche altri movimenti non legati alla Chiesa, di gente però che ha riflettuto sul valore della famiglia intesa nel senso tradizionale». 

L’associazione che ha sostenuto la consultazione «Za otroke gre» (tradotta come «Ne va dei bambini» o «I bambini sono in pericolo») ha aggregato cattolici e ortodossi, ottenendo perfino il sostegno dei musulmani. Anche il partito conservatore dell’ex premier Jansa, principale forza di opposizione, è sceso in campo. Ora il movimento è pronto al contrattacco e sembra che intenda presentare una proposta di legge che impedisca di equiparare le unioni civili (già regolate) al matrimonio.  

«Tante discussioni, tanti convegni ma anche tanta, tanta preghiera. Molte iniziative ci sono state - afferma il vescovo Sustar - che però non sono risaltate pubblicamente». E qui si inserisce il tradizionale ed efficace argomento usato dal sociologo Massimo Introvigne, tra i più attivi difensori dell’unicità della famiglia naturale presso le istituzioni: «Il governo, gran parte del mondo del business e la maggioranza dei media - spiega - erano a favore del matrimonio e delle adozioni omosessuali. La Slovenia ci ha però insegnato che il popolo delle famiglie può sconfiggere i poteri forti e rifiutare quella che il Papa chiama colonizzazione ideologica». 

C’è chi fa notare, soprattutto tra i delusi, che l’astensione avrebbe condizionato la realtà, visto che i sondaggi davano la maggioranza degli sloveni favorevoli al nuovo istituto. Due obiezioni: anzitutto occorre vedere come sono stati condotti i sondaggi, quale era il campione e come sono state formulate le domande; inoltre in democrazia conta il voto, che a molti sedicenti difensori delle libertà civili, evidentemente va bene quando fa comodo ma sta stretto se rivela l’esistenza di orientamenti opposti nella società. 

Secondo lo studioso torinese, in Slovenia la chiave è stata far capire alla gente che «è impossibile un matrimonio gay senza adozioni», in quanto al matrimonio seguirebbero per via giudiziaria europea le adozioni «sulla base di una giurisprudenza ormai consolidata», adozioni di fatto impossibili senza «l’odiosa pratica dell'utero in affitto». In Italia il rischio è lo stesso: «Governo, lobby e media - ripete Introvigne - vogliono imporre le adozioni omosessuali, cui i sondaggi mostrano che oltre l'ottanta per cento degli italiani è contrario, e aprire all'utero in affitto, sostenuto solo da sparute minoranze». 

Prima di concludere, una parentesi sulla modalità di azione dei pro family e sulla posizione tenuta da papa Francesco a ridosso del voto. Quella dei sostenitori della famiglia naturale non è stata una battaglia «contro» ma «per»: soprattutto in difesa dei diritti dei bambini ad avere un padre e una madre. Quanto all’incoraggiamento del Santo Padre, è stato indiretto ma inequivocabile. E’ lo stesso vescovo di Lubiana a ringraziarlo pubblicamente (insieme ai media cattolici e alla stessa Radio Vaticana): «Ci ha incoraggiato anche Papa Francesco - dice all’emittente radiofonica - cinque giorni fa ha mandato un augurio, una preghiera per queste nostre situazioni e si è soffermato, sottolineandola, sull’importanza della famiglia e della lotta per la famiglia».

E se qualcuno preferisce le parole testuali del papa, si legga la trascrizione dell’Udienza generale tenuta il 16 dicembre. Quando, riferendosi ai «pellegrini sloveni», Bergoglio afferma: «Per loro tramite desidero far giungere il mio apprezzamento all’intera Chiesa slovena per il suo impegno in favore della famiglia, incoraggiando tutti, specialmente quanti hanno responsabilità pubbliche, a sostenere la famiglia, struttura di riferimento del vivere sociale». 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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