LO SCOOP DEL TIMES | 30 Agosto 2017

Così muore una civiltà

Bambina cristiana data in affido ad una famiglia musulmana, la magistratura britannica fa retromarcia. La piccola starà con la nonna. Ma è negando la propria identità che le civiltà muiono

di ROBERTO BETTINELLI

Era la notizia che tutti aspettavano: la bambina cristiana di cinque anni affidata da un giudice inglese ad una famiglia musulmana è finalmente tornata a casa. Sarà la nonna a prendersi cura di lei. Il giudice che si è occupato nuovamente del caso ha visto bene di correggere la decisione assunta in precedenza. Il magistrato, Khatun Sapnara, è di fede islamica. Ed è un osservante. Ma davanti alle sofferenze della bambina ha usato il buon senso. Alla piccola, infatti, era stata tolta la catenina d’oro con il crocifisso. Non poteva mangiare carne di maiale e doveva imparare l’arabo. Era stata buttata in un mondo estraneo, incomprensibile e che nulla aveva a che fare con la sua storia.

Lo scoop del Times ha suscitato grandi polemiche nel Regno Unito e non solo. Anche in Italia, dove la magistratura di errori ne commette parecchi, non si è mai arrivati a tanto. Ma il dogma del multiculturalismo ha ormai contagiato tutto l’occidente. Si ritiene, cioè, che sia sufficiente accostare culture secondo il principio della contiguità spaziale per fondere popoli e culture in un’armonia universale. La strategia, condotta su grande scala, dovrebbe scongiurare conflitti e discriminazioni razziali. Un obbiettivo prioritario visti i danni creati dal terrorismo islamico e le tensioni antidemocratiche provocate dai flussi migratori.  

La ricetta sembra fin troppo facile. Ma non funziona. Come dimostrano peraltro i pessimi risultati dei governi italiani che da troppo tempo applicano la legge della contiguità con gli stranieri che sbarcano sulle nostre coste. Se non ci fossero i prefetti, longa manus dell’esecutivo sui territori, ad obbligare i sindaci ad accogliere i migranti di comuni disposti ad investire risorse ce ne sarebbero davvero pochi. Anzi, è molto probabile che non ce ne sarebbero proprio.

Nessuno ha la bacchetta magica e su questioni complesse come l’immigrazione gli ordini calati dall’alto sono destinati ad un inesorabile fallimento. Ma è evidente che non basta rinchiudere in una stanza persone di etnie e religioni diverse sperando che alla fine vadano d’amore e d’accordo. E’ necessario un interesse comune. E nel rispetto reciproco c’è un ordine che non può essere invertito: la cultura ospitante non deve essere calpestata dalla cultura ospitata. La bambina inglese, costretta a rinunciare ad alcuni elementi fondanti della sua identità, è stata vittima di una ingiustizia che risulta ancora più insopportabile per il fatto che è avvenuta in una nazione a maggioranza cristiana.

E’ questo il motivo per cui il suo caso, in fondo, indigna e solleva tutti noi che abitiamo un occidente stanco e inspiegabilmente arrendevole davanti all’avanzare di altre culture più fiere delle proprie tradizioni. La piccola col tempo avrebbe dimenticato l’importanza del crocifisso, non avrebbe mangiato carne e avrebbe utilizzato l’arabo come lingua principale. E con lei, inesorabilmente, sarebbe morta un’intera civiltà.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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