MARE NOSTRUM | 04 Marzo 2016

Così Renzi 'fotte' indipendentisti e patrioti

Senza dire nulla Renzi ha ceduto alla Francia le acque più pescose della Sardegna. Ecco come il premier mai eletto dal popolo fa a pezzi in un solo colpo il sogno indipendentista e l’idea di Patria

di ROBERTO BETTINELLI

Matteo Renzi svende il mare della Sardegna 'fottendo' in un solo colpo indipendentisti e patrioti. Il ‘premier mai eletto’, come è stato giustamente definito da Silvio Berlusconi, è abituato a sfornare leggi su leggi per dimostrare che il suo governo è costantemente al lavoro e non ha nulla a che vedere con l’immobilismo del passato. Che poi le leggi siano utili e sensate, a lui interessa poco.

Renzi è un fautore della 'guerra lampo' in politica. Ciò che conta è il ritmo degli eventi. Non la sostanza. Così, oltre a mettere mano alla Costituzione come mai era stato fatto a partire dal crollo del ventennio e a distruggere l’istituto del matrimonio con la legge Cirinnà, non rispetta i simboli delle minoranze nè il sacro vincolo di difendere il suolo patrio. 

Senza che nessuno sapesse nulla il governo ha dato corso alla cessione delle acque a nord della Sardegna. A beneficiarne è la Francia di Francois Hollande, socialista come il segretario del Pd, che in cambio ha offerto un insignificante tratto di mare nei pressi dell’isola d’Elba. 

Le acque a ovest Alghero, note come ‘Fossa del cimitero’, sono importantissime per la marina sarda. E’ qui, infatti, che si pescano i preziosi gamberi rossi. Una specie che raggiunge il prezzo di vendita di 100 euro al chilo nel periodo natalizio. Un autentico tesoro per i pescatori locali che ora, per colpa di Renzi, devono rinunciare ad una delle poche, se non l’unica, fonte certa di guadagno.

Chi osa trasgredire, come il peschereccio ‘Mina’, va incontro ad un crudele destino. Lo scorso 13 gennaio, mentre era impegnata in una battuta, la nave con bandiera italiana è stata bloccata. Il capitano, certo di navigare nelle nostre acque, ha mostrato le carte ma in tutta risposta i pubblici ufficiali francesi l'hanno accusato di aver sconfinato. Dopo di che l’imbarcazione è stata obbligata a raggiungere Nizza sotto scorta dove è rimasta in stato di fermo. 

Lo scambio fra Italia e Francia è avvenuto il 21 marzo 2015 a Caen durante il vertice diplomatico fra i due ministri degli Esteri, Paolo Gentiloni e Laurent Fabius. Un bilaterale in cui l’Italia, incomprensibilmente, non si è sbarazzata soltanto delle acque sarde ma anche di una porzione di mare al largo della Liguria. 

Mentre l’assemblea nazionale francese ha ratificato l'accordo, rendendolo operativo a tutti gli effetti, in Italia non è stato fatto altrettanto. Tanto che in parlamento non se ne sa nulla. Nè erano a conoscenza della scagurata cessione i diretti interessati. Le comunità sarde, che sono molto fiere della loro autonomia sancita da un regionalismo a statuto speciale, non sono mai state informate della decisione. 

La vicenda insegna ciò che già si dovrebbe sapere su Matteo Renzi. Il premier si riempie la bocca di roboanti discorsi intorno alla democrazia, alla partecipazione e alla tutela delle eccellenze italiane, ma quando deve passare dalle parole ai fatti nega tutto spudoratamente. E lo fa con un cinismo che non lascia dubbi sulla sua natura di uomo politico esperto nell’arte della menzogna. 

D’altronde non ci si può aspettare altro da chi è salito al potere delle istituzioni repubblicane sfruttando lo slogan della rottamazione e che, una volta insediato a Palazzo Chigi, si è comprato un inutile e costosissimo Airbus per essere invidiato dagli altri capi di Stato. 

Il patto con la Francia ha una storia alle spalle: due trattati del 1892 e del 1987 oltre a quattro sessioni di negoziato condotte sotto i governi Prodi e Monti. Nessuno mai, però, era stato così irresponsabile da spingersi fino a merttere una firma definitiva.

Il deputato di Unidos Mauro Pili, sollecitato a fare chiarezza dalle organizzazioni dei pescatori di Alghero, ha presentato un'interrogazione in parlamento e ha lanciato una petizione che finora ha raccolto circa 20mila adesioni. 

Un’azione fiera e doverosa, che va sostenuta a spada tratta, ma che è tutta in salita considerato il punto al quale ormai è giunta la vicenda. Se non fosse possibile rimediare ai sardi non rimarrebbe che la magra consolazione di punire Renzi e il suo partito, il Pd, alle prossime elezioni. Ma è davvero poca cosa rispetto a ciò che hanno subito. 

 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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